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ZURIGOStuprata due volte, si racconta e promuove il “Solo sì significa sì”

13.10.22 - 22:01
La testimonianza di Tanja in un momento in cui si discute molto della questione del consenso, giovedì al vaglio a Berna
20minuten
Stuprata due volte, si racconta e promuove il “Solo sì significa sì”
La testimonianza di Tanja in un momento in cui si discute molto della questione del consenso, giovedì al vaglio a Berna

ZURIGO - Inizia settimana prossima a Berna lo sprint dell'iter di revisione del diritto penale in materia sessuale. Fra le varie questioni che giovedì 20 ottobre saranno al vaglio della commissione competente del Nazionale, e poi a dicembre del parlamento, ce n'è una che sta dividendo l'opinione pubblica.

Il peso del consenso

Stiamo parlando della questione del consenso, perché gli Stati hanno deciso che seguirà il principio del “no significa no” ovvero che perché un rapporto sia considerato non consensuale la vittima deve esplicitare vocalmente la sua contrarietà. Una scelta che è stata osteggiata da politiche, attiviste e associazioni di tutela.

Questo perché, secondo loro, la chiave giusta sarebbe quella del “solo sì significa sì”, ovvero che a rendere consensuale un rapporto deve essere, invece, l'assenso esplicito. Le motivazioni a favore del “sì” sono varie e, generalmente, ruotano attorno all'impossibilità della vittima di violenze di ribellarsi e addirittura di parlare.

La storia di Tanja

Tanja è stata vittima di abusi. Per due volte. «La prima ho cercato di oppormi, ma lui era più forte me», racconta a 20 Minuten. «In seguito scelto il silenzio per un senso di vergogna, sono riuscita a sporgere denuncia solo anni dopo», spiega ancora. Ma non essendoci prove o testimoni, il procedimento si è chiuso con un non luogo a procedere.

La seconda volta, la 32enne non ha aspettato: «Poiché si è trattato di rapporto orale e io avevo gli occhi chiusi, è stato condannato solo per abusi. Il verdetto però non è ancora definitivo», aggiunge. Secondo l'attuale diritto svizzero, ad oggi per stupro si intende esclusivamente la penetrazione vaginale con il pene.

La 32enne è ora impegnata nella campagna "Solo sì significa sì": «Il consenso esplicito è fondamentale, è giusto non fare nulla senza l'ok dell'altra persona».  Tanja affronta a viso aperto anche na delle tesi principe dei difensori del “no significa no”, ovvero che con il “sì” aumenta il rischio di accuse false: «Si pensa che le donne siano vendicative. Ma non lo siamo. Solo di rado le persone coinvolte raccontano il falso», sottolinea Tanja.

Per lei, la violenza sessuale è ancora un argomento tabù in Svizzera: «Sto cercando di rompere questo muro parlandone».

Se la battaglia per il consenso passa da un podcast

A sostenere l'argomento è anche una serie di podcast (in tedesco) lanciati da due donne e dal nome #meCHtoo. Le due che si definiscono «non attiviste ma interessate in questa battaglia in quanto donne», hanno girato tutta la Svizzera incontrando e registrando le violenze subite da 13 donne. Abusi perpetrati fra le mura domestiche, da parte da chi si credeva amico e anche negli spazi pubblici.I titoli sono da pugno nello stomaco: “I capotreno ha chiuso la porta”, “mio padre mi ha venduta”, “indossavo un vestito da carnevale assolutamente non sexy”: «Le testimonianze che abbiamo raccolto in tutta la svizzera mostrano, in maniera anche impressionante, perché non è sempre possibile dire “no”. Siamo convinte che queste storie siano tanto forti da far cambiare idea a chi la pensa diversamente».

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