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SVIZZERAAccordo quadro, ecco come la pensano alcuni ex Consiglieri federali

23.09.22 - 15:47
L'interruzione unilaterale decisa da Berna è stata aspramente criticata da Arnold Koller, Moritz Leuenberger e Adolf Ogi
Keystone (archivio)
Fonte ats
Accordo quadro, ecco come la pensano alcuni ex Consiglieri federali
L'interruzione unilaterale decisa da Berna è stata aspramente criticata da Arnold Koller, Moritz Leuenberger e Adolf Ogi
Dal canto loro Christoph Blocher e Micheline Calmy-Rey sostengono la decisione presa dal Governo nel maggio 2021.

BERNA - Gli ex consiglieri federali Arnold Koller (PPD), Moritz Leuenberger (PS) e Adolf Ogi (UDC) hanno aspramente criticato oggi l'interruzione unilaterale dei negoziati sull'accordo quadro istituzionale con l'Unione europea. Dal canto loro Christoph Blocher (UDC) e Micheline Calmy-Rey (PS) sostengono la decisione presa dal Governo nel maggio 2021 di non continuare le trattative.

«Per me è stata una grande delusione, sia per la forma che per il contenuto», ha dichiarato Koller in un'intervista rilasciata alla trasmissione "Rendez-Vous" della radio svizzero-tedesca SRF. Si è negoziato per sette anni e poi «si è mandato tutto all'aria come se niente fosse».

Koller non è l'unico ad aver interrotto il tradizionale riserbo che contraddistingue gli ex consiglieri federali. Anche Leuenberger ha dichiarato alla radio SRF di essere stato «estremamente arrabbiato», aggiungendo: «Si sarebbe almeno potuto sottoporre l'accordo al Parlamento».

Koller: l'UE ha già concesso il massimo
Anche l'ex consigliere federale Ogi si è espresso in merito, criticando indirettamente la sua stessa formazione politica: «Il mio partito dice sempre che il popolo dovrebbe avere l'ultima parola». A suo avviso, si sarebbe dovuto presentare l'accordo al popolo e al Parlamento. Dello stesso avviso Koller, per il quale un "no" popolare avrebbe almeno rafforzato la posizione negoziale del Consiglio federale. «Così invece il Governo si è indebolito da solo».

Ogi ritiene che l'esecutivo federale debba ora negoziare a livello ministeriale un nuovo accordo, e non semplicemente «inviare segretari di Stato a Bruxelles»: deve assumersi le sue responsabilità. Koller non crede invece che l'UE sia disposta a scendere a ulteriori compromessi: «Abbiamo già tirato fuori il massimo». La Svizzera dovrà accettare una soluzione istituzionale, nella quale la Corte di giustizia europea svolgerà un ruolo centrale.

L'accordo avrebbe «profondamente diviso» il Paese
Non tutti gli ex consiglieri federali condividono però queste critiche. Secondo Christoph Blocher la causa era «in ogni caso persa», poiché l'accordo supponeva di riprendere obbligatoriamente il diritto europeo e di riconoscere la Corte europea quale corte suprema. Anche Micheline Calmy-Rey si mostra comprensiva nei confronti dell'attuale Consiglio federale. L'accordo avrebbe «diviso profondamente» la Svizzera, ha dichiarato alla radio SRF. «Capisco quindi che il Consiglio federale abbia interrotto le trattative».

Il Governo elvetico era giunto a quella decisione in particolare perché era contrario al principio del recepimento dinamico del diritto europeo per quanto riguarda la protezione dei salari e la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE.

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