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SVIZZERAChi ci sta guadagnando davvero con questi superprezzi della benzina

03.06.22 - 13:00
Tentiamo di capire da dove arrivano (e dove finiscono) i soldi del nostro pieno. Cosa è cambiato e cosa invece no.
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Chi ci sta guadagnando davvero con questi superprezzi della benzina
Tentiamo di capire da dove arrivano (e dove finiscono) i soldi del nostro pieno. Cosa è cambiato e cosa invece no.
E sì, c'è chi ci sta lucrando. Ma non è chi credete voi.

BERNA - Inizia la guerra in Ucraina e il prezzo del pieno comincia a lievitare, arriva a lambire la soglia dei 2 franchi e poi la supera e continua a salire. Alla fine resta lì lì, a un prezzo comunque elevato, ma costante.

Ora, con l'annuncio da parte dell'UE delle sanzioni al petrolio russo, potrebbe salire di nuovo. Il che avrebbe anche senso, considerando la recente impennata del prezzo del barile di greggio che lo ha riportato ai valori più alti di questo 2022. Il problema è che, durante i mesi in cui il prezzo alla pompa di benzina continuava a crescere, il costo del greggio non solo era stabile ma è calato.

Perché, quindi, il pieno ha continuato a rincarare e non è mai diminuito di prezzo? Una domanda che è ancor più lecito porsi in Svizzera, un Paese in cui le forniture di origine russa, scrive il TagesAnzeiger, sono una briciola del totale del greggio importato (si parla dello 0.3%).

Secondo gli esperti questa guerra in Ucraina ha "rotto" il sistema su cui si è sempre retto il mercato petrolifero mandando a piedi all'aria il suo assunto fondamentale: ovvero, se aumenta il prezzo greggio aumenta anche quello della benzina. In questi mesi interlocutori il carburante è diventato sempre più caro, deprezzandosi raramente anche a fronte di un calo dei costi delle materie prime.

È quindi evidente che qualcuno stia lucrando, ma non è chi credete voi. Cioé non sono i benzinai, che anzi si trovano in difficoltà a fronte di una clientela notoriamente molto attenta e che è anche pronta ad andare a fare il pieno oltrefrontiera pur di risparmiare qualche franco.  

Stando ai dati raccolti da Bloomberg chi, in questo periodo sta davvero facendo affari d'oro sono le raffinerie petrolifere, che hanno moltiplicato i loro margini di guadagno. Se prima della crisi ogni barile raffinato fruttava loro dai 10 ai 20 dollari, di questi tempi si arriva comodamente dai 40 ai 50 dollari.

Questo si traduce in un sovrapprezzo evidente al momento di fare rifornimento che è passato dai 6-12 centesimi ai 25-30 centesimi di franco sul litro e guadagni verosimilmente nell'ordine dei miliardi.

Secondo gli analisti con questi superprezzi la guerra c'entra solo in parte, come scrive sempre il TagesAnzeiger il motivo è da ricercare in un collo di bottiglia che è stato causato dalle stesse aziende di raffinazione. C'entrano i lockdown del Covid, che hanno portato a un fermo parziale del consumo globale con giacenze colossali di greggio, e la pura e semplice speculazione.

Le raffinerie hanno ridotto le catene produttive e, in questo momento in cui l'incertezza per la guerra fomenta la domanda, non è cosa semplice (ed economica) riattivarle. Quindi, in soldoni: tanta domanda, offerta scarsa, uguale prezzo alto.

Ok, ma chi gestisce questi stabilimenti? In Europa grandi marchi come Shell, Vitol ed Exxon Mobile. Al momento in Svizzera è attiva una sola raffineria - a Cressier (NE) - e produce circa il 25% del carburante svizzero. Il resto arriva dall'estero, e i crescenti costi di trasporto, soprattutto quelli sul Reno - come una sorta di cane che si morde la coda - finiscono per influire sul prezzo finale.

E alla fine arriva l'IVA, e le tasse statali che, come conferma anche l'associazione degli importatori di carburante Avenergy Suisse, «rappresentano ben più della metà del prezzo effettivo».

Su queste c'è la ciliegina sulla torta è l'IVA del 7,7% che negli ultimi tempi sta fruttando parecchio a Berna. Un esempio? Con un aumento di prezzo alla colonna di 50 centesimi al litro, la Confederazione intasca circa 4 centesimi in più sulla medesima quantità di carburante.

Ed è proprio questa componente statale su cui una parte della politica vorrebbe intervenire, seguendo il modello di altri Paesi europei come Italia e Germania, per alleggerire l'onere sulle tasche dei consumatori. La discussione, lo ricordiamo, è prevista nell'attuale sessione estiva del Parlamento.

Come si calcola il prezzo della benzina?
Si tratta di una cosa estremamente complessa, ovviamente, ma in linea di massima può valere questo lo schemino che segue. 

    • Il 60% di tasse statali: tasse d'importazione, tassa sugli oli minerali, tassa sul CO2 e IVA.
    • Il 20% per l'acquisto: influisce il cambio in dollari e le spese di trasporto, soprattutto in base all'altezza dell'acqua nel Reno.
    • Il 20% sono i costi sul territorio: stoccaggio, trasporto alle pompe di benzina e, infine, il guadagno del benzinaio.
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