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07.12.2021 - 15:390

La capsula futuristica dove si può morire da soli potrebbe presto arrivare in Svizzera

Ne è certa Exit International. Il dispositivo, che funziona senza farmaci, si può fare anche con una stampante 3D

BERNA - Una capsula futuristica che consente di mettere fine alla propria vita più o meno dove si vuole e senza ricorrere a farmaci: la propone una organizzazione australiana, che intende sbarcare con il suo prodotto anche in Svizzera.

«Si tratta di una capsula stampata in 3D che viene attivata, dall'interno, dalla persona che desidera morire», spiega un'intervista pubblicata oggi da Swissinfo il dottor Philip Nitschke, fondatore di Exit International, che non ha peraltro alcun collegamento con l'associazione elvetica Exit.

«Il macchinario può essere trasportato ovunque per offrire questo servizio, da uno spazio aperto con un panorama idilliaco alle sale di un'organizzazione per il suicido assistito».

La persona non deve fare altro che entrare nella capsula e sdraiarsi su un comodo lettino. Dopodiché dovrà rispondere a una serie di domande e poi potrà premere il pulsante all'interno del macchinario, attivando il meccanismo nei tempi che preferisce. La capsula è montata su un supporto che sprigiona azoto liquido al suo interno, facendo calare rapidamente i livelli di ossigeno dal 21% all'1% in circa 30 secondi.

«La persona sperimenterà un vago disorientamento e una lieve euforia, prima di perdere conoscenza», spiega Nitschke. La morte avviene per mancanza di ossigeno e anidride carbonica, senza provocare panico né senso di soffocamento.

Nel 2020 quasi 1'300 persone hanno scelto di fare ricorso al suicidio assistito tramite le due principali organizzazioni che offrono questo servizio in Svizzera, cioè Exit e Dignitas.

Il metodo attualmente in uso prevede l'assunzione di sodio pentobarbital diluito. Dopo aver ingerito il farmaco, il paziente impiega tra i due e i cinque minuti ad addormentarsi, prima di scivolare in un coma profondo presto seguito dalla morte. L'alternativa offerta per un trapasso sereno da Sarco - questo il nome della capsula, che viene prodotta da un'impresa con sede ad Haarlem, vicino ad Amsterdam - non prevede invece l'uso di sostanze regolamentate.

«Al momento la procedura di suicidio assistito prevede il coinvolgimento di uno o più medici, per prescrivere il sodio pentobarbital e confermare il pieno possesso delle facoltà mentali del soggetto», prosegue Nitschke, «Noi vorremmo rimuovere qualsivoglia valutazione psichiatrica e lasciare al singolo individuo il controllo sulle modalità con cui togliersi la vita».

Obiettivo di Exit International è sviluppare un sistema di screening tramite intelligenza artificiale per stabilire le facoltà mentali del soggetto: il concetto base è che la persona possa fare un test online e ricevere un codice per accedere a Sarco.

«Lo scorso anno abbiamo richiesto il parere di diversi esperti sulla possibilità legale di usare Sarco per il suicidio assistito in Svizzera. L'analisi giuridica è stata completata e siamo molto felici del risultato, da cui è emerso che non abbiamo trascurato nulla. Il dispositivo non pone alcun problema legale», si dice convinto il 74enne.

Al momento esistono due prototipi di Sarco e un terzo è attualmente in stampa nei Paesi Bassi: «Se tutto va bene, il terzo macchinario dovrebbe essere pronto per diventare operativo in Svizzera nel 2022», afferma Nitschke. Il primo Sarco - riferisce il portale Swissinfo - è in mostra sino all'agosto del prossimo anno al museo della cultura sepolcrale di Kassel, in Germania.

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