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Fiori lasciati vicino al parcheggio di Netstal, canton Glarona, nel quale sabato è stata uccisa una donna.
SVIZZERA
18.10.2021 - 16:580
Aggiornamento : 18:37

Due femminicidi in una settimana in Svizzera: «Occorre agire ora»

I casi registrati nel 2021 sono ormai saliti a 23, in crescita significativa rispetto allo scorso anno.

Secondo la consigliera nazionale del PS Tamara Funiciello «il nostro Paese ha un problema con la violenza sulle donne».

BERNA - È l’ennesimo femminicidio di quest’anno, quello avvenuto mercoledì scorso a Zurigo-Altstetten. Una donna di 30 anni è morta dopo che un uomo, presumibilmente il marito violento dal quale si era separata, l’ha aggredita e accoltellata. A distanza di soli tre giorni, l’ultimo episodio a livello nazionale, il 23esimo del 2021: un 27enne ha sparato a una 30enne in un’auto in un parcheggio di Netstal, canton Glarona. Anche il Ticino, con due casi avvenuti solo quest’anno, non è estraneo al fenomeno. E i numeri, decisamente superiori rispetto ai 16 femminicidi registrati nel 2020, iniziano a spaventare.

Dalla carta alla pratica - «La Svizzera ha sostanzialmente un problema con la violenza sulle donne», afferma Tamara Funiciello, consigliera nazionale socialista. «I numeri parlano da soli: le donne sono vittime di vari atti di violenza ogni giorno. Non si deve normalizzare ulteriormente questo fatto». E, aggiunge, i soldi devono essere finalmente investiti in misure adeguate: «Dobbiamo finalmente inserire nei testi di legge il termine femminicidio. Anche la misoginia, l’odio patologico degli uomini nei confronti delle donne, deve essere un reato penale». Anche il numero dei posti nei centri di accoglienza dovrebbe essere ampliato, sottolinea: «I centri raggiungono regolarmente i limiti di capacità e le donne bisognose di protezione devono essere respinte. Non dovrebbe essere così». 

Questione di stereotipi - «L'origine della violenza contro le donne risiede nella mancanza di uguaglianza», afferma invece Anna-Beatrice Schmaltz, project manager dell'Organizzazione femminista per la pace. Anche oggi ci si confronta con molti stereotipi che promuovono modelli di ruolo classici: «La donna è premurosa e l'uomo può avere diritti di proprietà su di lei. Tali modelli di pensiero promuovono la disuguaglianza e quindi la violenza contro le donne». Per poter rompere questi schemi mentali, sottolinea, la prevenzione della violenza deve già avvenire nelle scuole e l'uguaglianza deve essere insegnata ai bambini.

Che la politica agisca - Secondo Schmaltz, la Convenzione di Istanbul fornisce un approccio onnicomprensivo: «La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, entrata in vigore in Svizzera nel 2018, contiene richieste a tutti i livelli». Alcuni di queste sono state adottate dal Parlamento, come garantire una consulenza alle vittime disponibile 24 ore al giorno, tutti i giorni della settimana. Molte altre dovrebbero seguire: «Stiamo lavorando intensamente con varie organizzazioni per portare le restanti richieste in parlamento. La politica è ora chiamata in causa: le cifre attuali sui femminicidi in Svizzera mostrano più che mai urgentemente che occorre agire ora contro la violenza contro le donne».

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