20Minuten/Marco Zangger
SVIZZERA
10.10.2021 - 14:330
Aggiornamento : 22:42

Numeri in picchiata, palestre e ristoranti vogliono stracciare il certificato

Per la prima volta da luglio, l'UFSP ha segnalato meno di mille infezioni giornaliere.

Le associazione mantello di centri fitness e ristoratori chiedono di allentare le restrizioni. Ma per la Confederazione farlo è prematuro.

BERNA - Nel giro di un mese il numero dei casi di coronavirus in Svizzera si è più che dimezzato: venerdì l'UFSP ha segnalato 968 nuovi casi, per la prima volta da fine luglio si è quindi scesi sotto i 1000 contagi giornalieri. Anche i ricoveri di pazienti nelle unità di terapia intensiva sono in netto calo.

«Se il numero di casi diminuirà, il requisito del certificato verrà nuovamente revocato», aveva affermato il mese scorso la direttrice dell'UFSP Anne Levy. Il Consiglio federale, dal canto suo, aveva annunciato che l'obbligo del certificato è limitato al 24 gennaio. Ora le industrie particolarmente toccate dal requisito del certificato cominciano ad avanzare con sempre più insistenza pretese di una sua abolizione.

Il settore del fitness - «Il governo federale deve revocare l'obbligo del certificato per i centri fitness», afferma senza mezze misure Claude Ammann. Il presidente della Federazione svizzera dei centri fitness e di salute (SFGV) non vede più alcun senso nel provvedimento con il numero di casi in calo. Il suo settore viene trattato ingiustamente, secondo Ammann: «Nei club sportivi, le persone possono allenarsi senza un certificato, motivo per cui molti clienti migrano lì». Ora dovrebbero essere di nuovo in vigore le stesse condizioni per tutti.

Il settore della ristorazione - Anche nel settore della ristorazione si vuole abolire l'obbligo del certificato: «Visto il calo di ricoveri dei malati di Covid, l'obbligo andrebbe tolto al più presto», argomenta GastroSuisse. «Abbiamo già subito un calo delle vendite del 20% nonostante le terrazze aperte e i test gratuiti», afferma la portavoce Daniela Kimmich.

Prevenire è meglio che curare - L'UFSP cerca tuttavia di frenare questa euforia prematura: «La vita sociale si sposterà sempre più al chiuso nelle prossime settimane», spiega la portavoce Nani Moras: «L'esperienza dell'autunno 2020 mostra che questo può aumentare rapidamente il numero di infezioni». Nella fase attuale, è importante proteggere il sistema sanitario, ha aggiunto Moras. 

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