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SVIZZERA
06.10.2021 - 10:150
Aggiornamento : 11:53

Personale curante, un “sì” all'iniziativa per cure migliori

La parola al comitato interpartitico promotore della proposta. Si vota il prossimo 28 novembre

BERNA - «Applaudire non basta»; la situazione attuale nel settore delle cure sanitarie è insostenibile e occorre porvi rimedio. Lo ha affermato oggi il comitato a favore dell'iniziativa popolare "Per cure infermieristiche forti", in votazione il 28 di novembre.

Per porre rimedio a tale situazione, aggravatasi con la pandemia sfociata in un'ulteriore emorragia di personale allo stremo delle forze, il comitato interpartitico critica il controprogetto parlamentare poiché non fa nulla per migliorare le condizioni di lavoro del personale curante.

Personale: l'emorragia continua - Insomma, come indica lo slogan del comitato "Applaudire non basta" più, bisogna agire. La carenza di personale infermieristico non è una minaccia, bensì una realtà ormai da molto tempo: nel terzo trimestre di quest'anno, il sito web Job Radar indicava che c'erano 11'717 posti vacanti nel settore delle cure, la maggior parte dei quali riguardavano il personale infermieristico, con 6'266 posti vacanti, ha affermato oggi davanti ai media la presidente dell'Associazione svizzera delle infermiere e degli infermieri (ASI), Sophie Ley.

Qualità in pericolo - Secondo Ley, più del 40% dei curanti abbandona prematuramente la professione, e un terzo di loro prima dei 35 anni. «Il personale è già tempo allo stremo delle loro forze. Troppi sono esauriti e lasciano la professione perché non vedono prospettive di miglioramento. «E il Covid ha ulteriormente aumentato il carico di lavoro», ha aggiunto, fenomeno che «accresce il rischio di errori che potrebbero essere evitati se ci fosse sufficiente personale». Nella situazione attuale, è quasi impossibile mantenere la qualità delle cure.

Autorità passive - L'iniziativa, ha spiegato, è la risposta all'inazione del Consiglio federale che per anni ha ignorato il problema dicendo che non vi era motivo di agire, ha aggiunto Sophie Ley. Il fatto che il comitato promotore sia stato capace di raccogliere le firme necessarie in pochi mesi, ha spiegato, è il segno che i nostri problemi sono capiti e sostenuti da un'ampia fetta della popolazione.

Il fenomeno della penuria di personale rischia di aggravarsi se non si fa nulla: la popolazione invecchia e aumentano le malattie croniche, come anche quelle acute, che richiedono persone formate e in grado di fornire cure professionali. L'offensiva per la formazione contenuta nel controprogetto del parlamento non basta secondo la presidente dell'ASI.

Controprogetto insufficiente - A tale riguardo, la consigliera agli stati Marina Carobbio (PS/TI), medico di formazione e membro del comitato d'iniziativa, è importante anche migliorare le condizioni di lavoro affinché i curanti restino più a lungo nella professione. Il controprogetto all'iniziativa adottato dal Parlamento non è sufficiente secondo la "senatrice" ticinese, «perché sappiamo che circa un terzo delle infermiere e degli infermieri lasciano la professione poco dopo aver completato la loro formazione, tra i 20 e i 24 anni».

Rendere professione attrattiva - Per questo, a detta di Marina Carobbio, occorre una pianificazione dei turni affidabile e tempestivamente annunciata, opportunità di sviluppo professionale, strutture favorevoli alla famiglia e possibilità di aumenti salariali. «Se non cambia qualcosa nelle condizioni di lavoro, diventate ancora più difficili con la pandemia in Ticino e altrove, a che pro lanciare un'offensiva per la formazione?», si è chiesta retoricamente la Carobbio accennando all'elevato tasso di abbandono.

Non basta quindi formare più infermieri, bisogna fare in modo che restino anche più a lungo al loro posto rendendo la professione più attrattiva per i giovani, secondo Marina Carobbio. A parere della consigliera agli Stati, la Confederazione e i Cantoni devono fare di più. Troppo spesso, inoltre, gli ospedali lavorano con un occhio puntato alla redditività, ottenuta sovente a scapito del personale - sul quale si risparmia - e, in ultima analisi, dei pazienti.

Anche per il consigliere nazionale Christian Lohr (Centro/TG), solo l'iniziativa assicura che ci siano abbastanza infermieri in tutti i reparti. «Un'infermiera o un infermiere può essere responsabile solo di un numero massimo di pazienti, a seconda della sua area. Questo garantisce la qualità, la sicurezza dei pazienti, l'uso efficiente delle risorse e aumenta la soddisfazione sul lavoro e quindi la durata della permanenza nella professione», ha sottolineato.

Iniziativa e controprogetto - Il maggior punto debole del controprogetto, secondo il comitato promotore, sta nel fatto che l'offensiva per la formazione di personale con fondi federali si realizzerebbe a patto che i parlamenti cantonali stanzino lo stesso importo (oltre 400 milioni di franchi, n.d.r). «Nei cantoni che dovessero rifiutare il budget una tantum o annuale, la legge federale resterebbe lettera morta», ha fatto notare Yvonne Ribi, segretaria generale dell'ASI.

L'iniziativa popolare "Per cure infermieristiche forti" è stata promossa nel 2017 dall'Associazione svizzera degli infermieri. Il Parlamento ne raccomanda la bocciatura alle urne a favore del controprogetto. Il comitato promotore ha tuttavia mantenuto la sua proposta, giudicando il controprogetto non abbastanza coraggioso poiché non prevede misure per migliorare le condizioni di lavoro e il finanziamento delle prestazioni di cura, tutti elementi che permetterebbero di aumentare gli effettivi del personale.

Il controprogetto stabilisce che, in futuro, gli infermieri dovrebbero poter fornire alcune prestazioni senza la prescrizione di un medico. Tuttavia, si dovranno prendere provvedimenti nel caso di un'esplosione dei costi sanitari. Da parte sua, il Consiglio federale dovrà stilare una lista di cure che possono essere somministrate senza mandato medico. I fornitori di prestazioni e gli assicuratori dovranno tuttavia concludere un accordo per monitorare il mercato.

Il punto principale riguarda la formazione degli infermieri. La Confederazione è pronta ad aprire il portafoglio mettendo sul tavolo 469 milioni di franchi, somma che verrebbe spesa sull'arco di più anni. I Cantoni dovranno provvedere invece ai bisogni dei giovani in formazione. A loro spetterà determinare le condizioni e gli importi di tali sovvenzioni.

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