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20.07.2021 - 14:080
Aggiornamento : 18:16

Contagi in aumento: «Sono i giovani i più colpiti»

Gli esperti della Confederazione hanno fatto il punto della situazione sulla pandemia in Svizzera.

Attualmente tre casi su quattro riguardano la cosiddetta variante Delta. «La soglia delle 1'000 nuove infezioni al giorno potrebbe essere superata già questa settimana», mette in guardia Patrick Mathys. Samia Hurst: «La situazione da rassicurante è diventata preoccupante».

BERNA - Negli ultimi giorni il numero di contagi da Covid-19 e le ospedalizzazioni legate alla malattia sono in costante aumento. Oggi l'UFSP ha segnalato altri 707 casi, otto ricoveri e un decesso. E questo nonostante una campagna vaccinale che procede in modo soddisfacente, con il 43,1% della popolazione che ha ricevuto due iniezioni. È quindi tempo di nuove misure restrittive? Spetterà al Consiglio federale decidere, ma nel frattempo gli esperti della Confederazione fanno il punto della situazione, in particolare per quanto riguarda la variante Delta.

Nuovi casi in aumento - «La variante Delta è quella attualmente dominante nel nostro Paese e riguarda circa tre casi su quattro», ha ribadito Patrick Mathys presentando diversi grafici sull'andamento epidemiologico in Svizzera. «La soglia delle 1'000 nuove infezioni al giorno potrebbe essere superata già questa settimana», ha messo in guardia il capo della Sezione gestione delle crisi e collaborazione internazionale dell’UFSP.

Giovani particolarmente colpiti - L'aumento dei casi è particolarmente evidente tra i giovani dai 10 ai 19 anni e dai 20 ai 29 anni. «È un effetto che ci aspettavamo», afferma Mathys. Dal 27 giugno al 9 luglio si è osservata una leggera diminuzione del tasso di riproduzione. Tuttavia, non è ancora chiaro se questo andamento proseguirà nei prossimi gironi.

Pochi ricoveri - I ricoveri sono per contro ancora a un livello molto basso. Per questo, è difficile elaborare delle statistiche sull'età. Secondo Mathys, solo il 3% circa di tutti i letti è occupato. Attualmente ci sono da 0 a 3 morti al giorno. Anche questo in caso non si può quindi stabilire una tendenza.

La vaccinazione ha senso anche per i giovani - Se Mathys ha parlato principalmente dall'evoluzione epidemiologica, Samia Hurst si è focalizzata sulla campagna vaccinale: «Anche se i giovani hanno un decorso generalmente meno grave della malattia, la vaccinazione ha in ogni caso un senso», ha sottolineato. Sia per proteggere loro stessi, sia per evitare di facilitare la circolazione del virus.

I bambini vanno protetti - Nessun vaccino, per contro, è stato finora autorizzato per i bambini sotto i 12 anni. Per questo motivo bisogna prestare particolare attenzione a questa categoria, limitando il più possibile il rischio che entrino in contatto con il virus.

Scetticismo in leggero calo - Dopo i due esperti sanitari, è toccato a Michael Hermann presentare i risultati di uno studio condotto, da marzo 2020, sulla disponibilità della popolazione a farsi vaccinare. Stando ai dati raccolti dall'Istituto di geografia e statistica di Zurigo (Sotomo), lo scetticismo sulla vaccinazione è leggermente diminuito nel corso degli ultimi 16 mesi.

C'è voglia di libertà - Per quanto riguarda i motivi che spingono la popolazione a vaccinarsi, al primo posto c'è la voglia di muoversi e viaggiare liberamente. La valutazione della pericolosità del coronavirus è più alta tra i vaccinati che tra i non vaccinati.

L'UFSP non piace agli scettici del vaccino - Secondo Hermann, gli scettici della vaccinazione hanno un comportamento nei confronti dei media diverso da quelli disposti a farsi vaccinare. Gli scettici, ad esempio, utilizzano meno i media tradizionali rispetto a quelli disposti a darsi vaccinare. Ad esempio, solo il 10% degli scettici cerca informazioni sul sito web ufficiale dell'UFSP. Ciononostante, la fiducia nei confronti di medici e infermieri è ancora generalmente alta. Anche il Consiglio federale gode - seppur in misura minore - di buona reputazione fra la popolazione. 

Lo stato d'animo è cambiato - «La situazione da rassicurante è diventata preoccupante, anche se c'è ancora tempo per intervenire», ha precisato Samia Hurst rispondendo alla domanda di un giornalista in sala. Interventi che dipenderanno dal tasso di vaccinazione della popolazione. Anche per questo aspettare l'autunno per farsi vaccinare è rischioso: «Servono circa sei settimane per rendere una persona immune, un tempo relativamente lungo all'interno di una pandemia».

Cerificato covid col tampone - Secondo Hurst, i test rapidi nel certificato Covid sono un elemento critico perché spesso imprecisi. «Questo rischio è stato consapevolmente accettato. Anche per non escludere gli scettici sulla vaccinazione». «Chiunque si reca a un evento con un test negativo può teoricamente essere infetto», ha ammonito Patrick Mathys.

Partecipano alla conferenza stampa Patrick Mathys, capo della Sezione gestione delle crisi e collaborazione internazionale dell’UFSP, Samia Hurst, vicepresidente della task force nazionale Covid-19 e Michael Hermann, amministratore delegato dell'Istituto di geografia e statistica di Zurigo (Sotomo). La prossima conferenza stampa avrà luogo fra due settimane (3 agosto).

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