Tamedia
SVIZZERA
08.02.2021 - 11:400

Amnesty sul divieto di burqa: «Sproporzionato e contrario a diritti umani»

L'oggetto in votazione il prossimo 7 marzo «è una manovra politica che gioca sui simboli»

BERNA - L'iniziativa popolare che intende vietare la dissimulazione del visto, sulla quale si voterà il 7 marzo, usa le donne per diffondere una visione stereotipata dell'Islam, fomentare le paure e introdurre una nuova legge che viola i diritti umani delle minoranze. Lo afferma in una nota odierna Amnesty International (AI).

Secondo Cyrielle Huguenot, responsabile Diritti delle donne di AI, «il divieto di coprirsi il viso non fa nulla per liberare le donne, al contrario. È una manovra politica che gioca sui simboli, che discrimina le donne interessate e viola la loro libertà di opinione e di religione».

Secondo AI, una limitazione di questi diritti sanciti dalla Costituzione deve essere giustificata da un interesse pubblico superiore e deve essere proporzionata. Ebbene, nota Huguenot, «in Svizzera solo una manciata di donne musulmane nascondono il loro volto». Il problema invocato dai promotori dell'iniziativa è quindi solo immaginato: «La maggior parte di queste donne sono convertite che indossano il niqab di loro spontanea volontà».

Nel comunicato, AI sottolinea inoltre che la legge permette già di punire chiunque costringa qualcuno a nascondere il proprio volto. «Un divieto - asserisce la nota - mancherebbe quindi il suo obiettivo e causerebbe danni a coloro che pretende di salvare: le poche donne costrette dai loro mariti o dalla loro comunità a portare il velo integrale rischiano di essere criminalizzate e isolate».

Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiarito, in due decisioni risalenti al 2018, che gli Stati parte, Svizzera inclusa, possono richiedere agli individui di mostrare il loro volto in determinate circostanze ai fini della verifica dell'identità. Ma un divieto generale di nascondere il viso è, secondo il Comitato, una misura troppo drastica.

Qualora l'iniziativa dovesse venir bocciata alle urne, come chiedono Parlamento e Consiglio federale, entrerebbe in vigore il controprogetto indiretto che obbliga effettivamente a mostrare il volto quando richiesto da funzionari o impiegati in determinate circostanze, come l'emissione di un documento di identità o di un abbonamento a un mezzo di trasporto.

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