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SVIZZERAL'incubo del burnout per gli infermieri dei reparti Covid

14.12.20 - 00:16
La storia di Laura: «Non si ha neanche tempo di elaborare il decesso di un paziente»
Keystone
L'incubo del burnout per gli infermieri dei reparti Covid
La storia di Laura: «Non si ha neanche tempo di elaborare il decesso di un paziente»
L'appello a Berset è di migliorare le condizioni degli impiegati nel sanitario: «Gli applausi danno coraggio, ma non pagano le bollette»

BERNA - Laura è un'infermiera di 24 anni che si prende cura dei pazienti malati di Covid-19 sin dall'inizio dello scoppio della pandemia.

Tuttavia, lo stress accumulato a causa degli orari, del continuo dramma, e il non avere il tempo di elaborare le morti dei pazienti l'ha infine portata al burnout, e non è stata in grado di lavorare per due settimane.

«Negli ultimi giorni non ho nessuna energia, non faccio altro che stare a letto» ha raccontato la ragazza al quotidiano 20 Minuten. «Ho costantemente impresse nella mente le immagini del reparto Covid in cui lavoravo: in particolare i pazienti in grave difficoltà respiratoria, e quelli che cercano disperatamente di dirmi qualcosa nelle ultime ore della loro vita». «Cosa avrei potuto fare per far stare meglio i pazienti? Avrei potuto evitare la loro morte? Sono domande che non se ne vanno» si chiede, senza darsi pace, l'infermiera.

Peggioramenti improvvisi - Una delle cose peggiori, secondo Laura, è l'imprevedibilità del decorso: «È successo più volte che pazienti che valutavamo come stabili peggioravano improvvisamente, crollavano e non riuscivano a respirare, e in seguito, nonostante facessimo tutto il possibile, morivano nelle 12-24 ore successive».

Secondo la ragazza, la seconda ondata è anche peggiore della prima: «In dieci giorni abbiamo perso 4 pazienti, non riesco a stare al passo con tutto quello che succede in ospedale». 

I rapporti interpersonali - Uno dei lati più difficili è l'assenza dell'aspetto interpersonale con i propri pazienti. «Sono sotto uno stress costante, tra tutte le cose che devo fare intravedo molti pazienti che vogliono parlare con me, che hanno paura, ma non ho neanche tempo per rassicurarli» spiega Laura, «l'aspetto interpersonale è andato completamente perso durante la pandemia».

In tutto questo, il suo ruolo al fronte le impedisce di vedere regolarmente parenti e amici: «Da marzo ho ridotto al minimo i contatti sociali. Ho visto mia madre solo quattro volte, mio padre un po' di più - ma sempre fuori e a distanza di sicurezza. L'unica persona che incontro regolarmente è il mio migliore amico, con cui posso sfogarmi».

Infine, il crollo - «Due settimane fa non ce la facevo più, ero completamente esausta» ha poi raccontato la ragazza, «il mio medico lo ha notato e mi ha messo in malattia, dicendomi che ho bisogno di un po' di tempo per riprendermi».

«Nel frattempo sono in terapia con uno psicologo. Cerco di distrarmi, andare a cavallo, ma non ho la forza per fare niente, ci sono ancora giorni in cui non riesco ad alzarmi dal letto. Nel frattempo, penso ai pazienti che sono deceduti mentre lavoravo, accendo regolarmente delle candele, penso a quello che mi hanno detto o a quello che è stato importante per loro nella vita - mi aiuta nel processo di elaborazione del lutto».

L'appello a Berset - «La cosa peggiore per me è non sapere quanto durerà questa situazione», ha poi detto Laura, «gli esperti parlano già di una terza ondata, ma non è ancora sotto controllo neanche la seconda».

L'infermiera ha deciso di scrivere una lettera al consigliere federale Alain Berset per richiamare l'attenzione sulla precaria situazione del personale infermieristico: «gli applausi ci hanno dato coraggio, ma non possiamo usarli per pagarci le bollette. Il personale sanitario meriterebbe un miglioramento delle condizioni di lavoro».

COMMENTI
 
Don Quijote 1 anno fa su tio
Poverini, per una volta ogni 50 anni che devono sudare un po' più del normale! Certo, dobbiamo smettere tutti di lavorare e di vivere per fare stare bene le signorine, ma va là, nemmeno durante la Prima e la Seconda guerra mondiale un infermiere professionista si è lamentato. Licenziatevi e andate a fare i lavori più umili e mal pagati che milioni di persone fanno durante tutta la loro vita, vedrete che poi il burnout vi passa perché il mal di pancia è nettamente più forte.
pillola rossa 1 anno fa su tio
L'incubo del burnout da debiti
Tato50 1 anno fa su tio
Mettiti un camice e una mascherina e vai al fronte !!
Volpino. 1 anno fa su tio
Ci va di mezzo la qualità delle cure, subito lockdown.
Don Quijote 1 anno fa su tio
Guarda che al Jumbo e all'Obi trovi un'infinità di lucchetti a ottimi prezzi.
sabi ludwig69 1 anno fa su tio
se TUTTI rispetterebbero RIGOROSAMENTE tutte le precauzioni contro il covid non ci sarebbero tanti ammalati e forse neanche piu il virus.e una stravergogna!!!tutti si lamentano ma pochi fanno cio che dovrebbero;STARE PER UN PO OGNUNO A CASA PROPRIA!!!!!!!
Don Quijote 1 anno fa su tio
Hai tutti i sintomi della lobotomizzazione acuta. L’influenza esiste da sempre, tutti gli anni ci fa visita e tutti gli anni aiuta a morire quelli che per salute precaria e/o età raggiunta se ne devono andare per una legge naturale. Adesso basta con queste scemenze, i giovani devono poter andare a scuola tranquilli, divertirsi come abbiamo fatto tutti, in discoteca, al bar e in vacanza! Invece sono costretti a vivere rinchiusi come gli anziani nei ricoveri per colpa di un branco di persone impaurite ed irrazionali.
pillola rossa 1 anno fa su tio
La terza ondata è già colpa vostra. Perché appena vi dicono che potete uscire una mezz'oretta voi uscite. Perché continuare a preferire i negozi ad Amazon. Perché vi ostinate a cercare contatti sociali. Perché non vi basta salutarvi su zoom. Perché continuate a credere che la libertà non sia solo quella di andare a lavorare per produrre. Perché ridete, sognate, desiderate, respirate, amate. Insomma, è colpa vostra perché siete vivi. E questo è intollerabile.
ugo202230 1 anno fa su tio
Berset,datti una mossa. La smetta di inventarsi fesserie, procedere subito alla chiusura totale. Voi forse sarete ben curati e controllati giornalmente, ma il povero singolo cittadino NO. Quindi basta, siete al limite dell’incompetenza, se non sapete che pesci pigliare, smettetela di pescare e procedete immediatamente alla chiusura di tutto. Per fortuna che siamo il paese più ricco del mondo, figuriamoci e eravamo il più povero.🤬🤬🤬🤬🤬
Don Quijote 1 anno fa su tio
Sei per caso obeso, con glicemia e pressione alta e/o 90 anni e giù di lì? Se si, è un tuo problema, cerva di mangiare meglio e di muoverti ... per l'età consulta un mago ma non penso che riesca a fare qualcosa.
Tato50 1 anno fa su tio
Don, vuoi fargli mangiare la "cerva" ? ;-)))) A parte questo, secondo te, invece di cambiare regole un giorno si e l'altro pure, non sarebbe il caso di fare come in Germania ? Chiaro, siamo in un periodo che io ho poco da festeggiare e spendere perché la macchinina blu e bianca ce piaceva tanto al piccolo di mia figlia non potrò comprarla. Ho parlato con diversi esercenti che non sanno più che Santo pregare perché ogni giorno si ritrovano a dover cambiare strategia. Per molti è meglio tenere chiuso per 10 caffè e un panino; altri hanno una clientela fissa con il pasto di mezzogiorno e ne servono una cinquantina, quindi val la pena di rischiare. Ma quelli che non hanno nemmeno questo hanno spese che non sono nemmeno coperte e quindi lo fanno loro il "Berset" e mettono la chiave sotto il tappeto in attesa del risarcimento.
Don Quijote 1 anno fa su tio
Tato, anche se a volte posso sembrare crudo, in parte lo sono per carattere e preferisco mangiare pane e cipolla che chiedere un pollo al vicino, quello che mi infastidisce di tutta questa storia è la disinformazione, come se seminando il panico tra la gente si ottengano risultati migliori! L'emergenza sono gli ospedali pieni e non il numero di morti, ma è più facile scaricare la responsabilità sul virus … Indipendentemente dalla responsabilità abbiamo un problema, se il problema riguarda tutti, e bene, tutti devono essere chiamati alla cassa per pagare i danni proporzionalmente al loro stipendio, che si chiami Berset, Merlani, Sommaruga, Tato, Don Quijote, e non solo indipendenti obbligati a chiudere, forse anche a fallire o sostenere decurtazioni dello stipendio importanti. Quando lavoravo per gli altri mi ammalavo d’influenza e stavo volentieri 15 giorni a casa, adesso che lavoro per conto proprio non riesco mai a prendermi l’influenza…
lollo68 1 anno fa su tio
Quando sento che hanno turni di 12 ore posso capire che finiscano in burnout. Non è possibile organizzare turni di 8 ore? Dovrebbero esserci i parenti, con le dovute precauzioni, a parlare con i pazienti oppure dei volontari che permettano un contatto virtuale. La solitudine non aiuta a guarire!
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