Plastica e inquinamento: Nestlé ancora sul podio
Keystone (archivio)
La protesta di Greenpeace davanti alla sede di Nestlé ad aprile 2019: la ong da anni combatte gli imballaggi monouso.
SVIZZERA
02.12.2020 - 12:010
Aggiornamento : 13:13

Plastica e inquinamento: Nestlé ancora sul podio

Meno dell'1% degli articoli della multinazionale elvetica è riutilizzabile.

Stando a Greenpeace, solo Pepsi e Coca-Cola sono davanti a Nestlé nella poco ambita classifica delle aziende maggiormente responsabili per l'inquinamento da plastica.

BERNA - Per il terzo anno consecutivo Nestlé sale sul poco ambito podio delle aziende maggiormente responsabili per l'inquinamento da plastica. Lo sostiene Greenpeace, secondo cui meno dell'1% degli articoli del colosso svizzero dell'alimentare è riutilizzabile.

Stando a un comunicato odierno dell'ong, la multinazionale di Vevey (VD) si piazza al terzo posto, «battuta» solo dai giganti americani della distribuzione di bevande Coca-Cola e PepsiCo. Dietro la lavagna finiscono anche altre due enormi compagnie del settore alimentare, ovvero la anglo-olandese Unilever e la statunitense Mondelez, entrambe già nella top cinque dei peggiori nei due anni precedenti.

Grazie a migliaia di volontari in 55 Paesi, i maggiori inquinatori di plastica al mondo hanno potuto essere identificati, spiega Greenpeace. In totale, essi hanno raccolto e catalogato 346'494 rifiuti, afferma l'organizzazione ambientalista, che si basa sui risultati del rapporto "Branded Volume III" del movimento Break Free From Plastic.

Se da un lato Nestlé ha ridotto il suo consumo di plastica rispetto al passato, dall'altro il gruppo ha aumentato di pochissimo il suo tasso di materiale riutilizzabile, riciclabile o compostabile. «Queste società fanno finta di combattere la crisi della plastica, ma continuano a investire in soluzioni sbagliate», afferma Matthias Wüthrich, esperto del settore per la sezione svizzera di Greenpeace, aggiungendo che le multinazionali devono «liberarsi della loro dipendenza dagli imballaggi monouso».

Se lo status quo dovesse perdurare, la produzione di plastica potrebbe raddoppiare entro il 2030 e addirittura triplicare entro il 2050, avverte l'ong. Greenpeace si dice inquieta non solo per i possibili devastanti effetti sul pianeta, ma anche per quelli sulla popolazione mondiale.

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