Keystone - foto d'archivio
ZURIGO
27.01.2020 - 13:300
Aggiornamento : 17:25

Casi sospetti in Svizzera, si saprà domani se è coronavirus

Dall'ospedale Triemli di Zurigo arrivano però notizie rassicuranti: «Stanno bene. Il sospetto d'infezione è molto debole»

di Redazione
Ats/JC

ZURIGO - I due casi sospetti di coronavirus all'ospedale Triemli di Zurigo sono tuttora sotto esame. I risultati del Centro nazionale di riferimento per le infezioni virali emergenti (CRIVE) di Ginevra sono attesi al più tardi domani mattina, ha comunicato oggi il nosocomio zurighese.

I due pazienti - rientrati da un soggiorno in Cina - sono stati ricoverati e posti in quarantena giacché la causa dei sintomi che presentano potrebbe essere, tra gli altri agenti patogeni, anche il coronavirus. «Stanno bene», indica l'ospedale, aggiungendo che «il sospetto d'infezione è molto debole». Non vi è alcun rischio per gli altri pazienti e il personale ospedaliero, precisa il Triemli.

Una notizia che ha comunque fatto crescere una cerca preoccupazione tra gli svizzeri. Tanto che, ad esempio, nell’ultima settimana alla farmacia presso la stazione centrale di Zurigo sono state vendute 24’000 mascherine. E in alcuni ristoranti asiatici le comitive di turisti cinesi non sono più le benvenute.

Beda M. Stadler, biologo, professore emerito ed ex direttore dell’istituto d'immunologia dell’Università di Berna, ha dal canto suo tentato di tranquillizzare la popolazione. «Non si tratta di un virus-killer» e anche qualora i casi a Zurigo dovessero essere confermati, «non dovrebbe nascerne una psicosi», ha spiegato a 20 Minuten. «Da quello che si sa attualmente, non è più pericoloso dell’influenza stagionale, che miete centinaia di vittime in Svizzera». Attualmente i morti sono 81. «Se si trattasse di un “killer”, il loro numero raddoppierebbe di giorno in giorno».

Stadler ricorda alla popolazione che è necessario prendere le dovute precauzioni igieniche - come lavarsi frequentemente le mani e mettere la mano davanti alla bocca quando si tossisce, indossare la mascherina se si lavora in ospedale - per non vivere nella paura. Il biologo non è (al momento) sostenitore di controlli sistematici negli aeroporti. «È giusto che il personale di volo, però, presti attenzione se ci sono passeggeri febbricitanti o che tossiscono in modo insistente».

I primi tre casi europei - La Francia ha comunicato venerdì tre casi di contagio confermato: si tratta dei primi in Europa. Le tre persone che hanno contratto il coronavirus erano state in Cina.
La commissione nazionale di sanità cinese ha reso noto che sono stati registrati 769 nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore, fino alla mezzanotte di domenica. I decessi sono intanto saliti a quota 81, mentre i casi accertati dell'infezione in Cina ammontano a 2'835, secondo l'ultimo bollettino fornito dalla tv statale Cctv, aggiornato alle 18:00 locali (le 11:00 in Svizzera).

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