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08.11.2019 - 08:150
Aggiornamento : 10:22

Ha 24 anni e vuole morire con Exit: «Ho perso la speranza»

Vittima di un'emorragia cerebrale poco più che ventenne, per Marko «ogni giorno è una sofferenza»

ZURIGO - È sopravvissuto a un'emorragia cerebrale che lo ha colpito appena 20enne ma ora, Marko (24 anni), quella che ha fa fatica a chiamarla vita.

«È vero che rispetto 4 anni fa sto meglio, ma il lato sinistro del mio corpo è ancora paralizzato».

Ma il vero calvario, quello che lo ha portato a desiderare l'eutanasia e a contattare Exit, è un altro: «Soffro di tinnito e sono sordo, l'unica cosa che posso sentire – tutto il giorno – è solo un lancinante fischio. Dopo l'ictus, poi, non dormo praticamente più e sono irritabile con tutti». 

Del suo desiderio di morire ha già parlato con chi gli sta vicino, ma nessuno sembra sostenerlo: «A me non interessa se sono d'accordo con me o no, io comunque non ho paura di morire. Però mi preoccupo di chi mi lascerò alle spalle».

«Per i valori cristiani resta un suicidio»
«Sicuramente il suo destino gli sembrerà tragico e senza via d'uscita», commenta Verena Herzog (Udc), «per me è impossibile giudicare, ovvio, ma a quella età ci sono ancora così tante cose da fare e obiettivi che sembrano irraggiungibili». Dal punto di vista dei valori cristiani, secondo lei «l'eutanasia è come un suicidio e quindi non è raccomandabile» e consiglia piuttosto «un'assistenza di tipo spirituale e pastorale». Ma ribadisce: «La scelta spetta solo a lui».

La richiesta di Marko, conferma anche Exit, è un caso molto raro: «È capitato pochissime volte di assistere nel suicidio persone che avevano meno di 40 anni», racconta a 20 Minuten il vicepresidente Jürg Wiler, «in ogni caso non neghiamo a nessuno un incontro di consulenza».

Per sottoporre una richiesta a Exit, comunque, bisogna essere maggiorenni. La maggior parte delle persone dopo il consulto cambia idea, conferma Wiler. Interpellato sul caso del 24enne, però, non ha voluto commentare.

«Io comunque con loro ci parlerò», conferma il giovane, «forse potrò guarire, forse è meglio aspettare finché non scopriranno nuove terapie... anche se ogni giorno per me è una sofferenza. In ogni caso ho perso la speranza di migliorare».

«La famiglia non deve lasciarlo solo»
Stando al professore di etica applicata all'Uni di Zurigo Peter Schaber, per valutare la scelta di Marko sono molto importanti le prospettive mediche: «È molto giovane, dovrebbe essere sicuro che non ci siano possibilità di recupero o di miglioramento della sua condizione», commenta. Se si tratta di un desiderio motivato, in ogni caso, è giusto che la sua famiglia lo supporti: «Alla fine è una sua decisione, loro devono accettarla e sostenerlo. Non devono lasciarlo da solo».

 

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