Quel gol che diede "Joey" a una valle intera

Il 9 aprile del 2011 Joey Isabella realizzava la rete decisiva nello spareggio contro il Visp. Ne abbiamo parlato con lui.
Il 9 aprile del 2011 Joey Isabella realizzava la rete decisiva nello spareggio contro il Visp. Ne abbiamo parlato con lui.
AMBRÌ - Ci sono date che cambiano la storia di una persona. Il 9 aprile del 2011 è una di quelle. Siamo alla vecchia Valascia. Gara-5 dello spareggio contro il Visp. Supplementari. La partita è sempre ferma sullo 0 a 0. La tensione è più spessa del ghiaccio. L'Ambrì è reduce da una delle peggiori stagioni della propria storia. E la paura è tanta. Sul tabellone è appena scoccato il sesto minuto. Sul ghiaccio il disco arriva sul bastone del difensore bielorusso Vladimir Denisov che lascia partire un tiro-appoggio dalla blu. Senza troppe pretese. Improvvisamente, però, la Valascia esplode. Il disco, deviato impercettibilmente, finisce alle spalle di Jonas Müller. È il 66'13". Il popolo biancoblù festeggia. E a donare (questa) gioia, non poteva essere che lui: Giuseppe Isabella per tutti "Joey". Lo abbiamo sentito.
Cosa hai provato quando hai capito di aver realizzato la rete che salvava di fatto l'Ambrì? Che emozioni hai vissuto?
«Inizialmente è stata una liberazione. Perché quel gol chiudeva una stagione molto delicata per tutta la squadra. Poi naturalmente c'è stata la gioia e una grande soddisfazione personale. Perché non mi sarei mai immaginato di fare un gol tanto importante. Sicuramente è stato il momento più bello della mia carriera».
Una carriera tra i professionisti che però si è interrotta, di fatto, quella sera...
«Ho sperato fino alla fine di rinnovare con l'Ambrì, ma non c'è stata la possibilità. Quindi davanti a me si sono presentate due strade: tornare di nuovo in Serie B o accettare un'opportunità lavorativa e giocare in prima lega. E ho scelto la seconda strada».
Quella rete l'hai comunque segnata quando avevi solo 24 anni. Prevale la soddisfazione di aver chiuso "alla grande", oppure un po' di rammarico?
«Ammetto che po' di rammarico c'è stato. Perché comunque giocare nell'Ambrì e fare il giocatore di hockey è sempre stato il mio sogno. Sono chiaramente felice di aver finito in quella maniera, ma qualche annetto in più ad Ambrì l'avrei giocato volentieri. Sono comunque contentissimo del percorso fatto post-carriera e del mio lavoro. Potessi tornare indietro, alla fine penso che rifarei la stessa scelta. Anche perché, cominciando così presto, ho potuto accumulare delle esperienze lavorative importanti che se avessi iniziato dopo non avrei potuto fare».
Quella stagione, però, giocasti tanto ad Ambrì...
«Sì. Quella stagione ho veramente avuto tanto ghiaccio. Spesso con gli stranieri in prima linea. Alla fine gli allenatori che ho avuto in quegli anni ad Ambrì, Laporte, Cada e Constantine, mi hanno sempre fatto giocare. Ogni volta che tornavo da un prestito mi buttavano in pista. E questo è un grande motivo d'orgoglio. L'unico rimpianto che ho è che non mi abbiano mai proposto un contratto pluriennale che mi avrebbe forse permesso di crescere con minori pressioni. Rinnovare di anno in anno non è il massimo. Perché manca la sicurezza per il futuro. Questo è forse l'unico vero rammarico».
Un altro rammarico potrebbe essere quello di non aver mai giocato in Serie A con tuo fratello minore Claudio. Anche se ci siete andati vicini nella stagione 2008/09.
«Lui quell'anno era negli juniori e ha disputato due partite in prima squadra, mentre io ero in prestito a Neuchâtel ed ero stato richiamato per i playout. Ci siamo "sfiorati", ma non abbiamo mai giocato insieme in A. Abbiamo però fatto tutto il settore giovanile insieme e più in generale siamo cresciuti con la stessa passione. Fin da piccolini vivevamo di hockey. Ci allenavamo quasi tutti i giorni nel piazzale sotto casa. E appena potevamo andavamo anche in pista. Io ho iniziato a 5 anni, mio fratello a 3. Siamo cresciuti e ancora adesso facciamo tutto insieme, come giocare nel Cramosina».








