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PAROLA AL TIFOSO«Non baratterei mai qualche punto in più per… Paolo Duca e Luca Cereda»

09.02.24 - 08:00
Cristina Minotti, tifosa biancoblù in missione per la Società svizzera sclerosi multipla
Ti-Press
«Non baratterei mai qualche punto in più per… Paolo Duca e Luca Cereda»
Cristina Minotti, tifosa biancoblù in missione per la Società svizzera sclerosi multipla
«Si parte dal Ticino per Kloten-Lugano, Charity Game a sostegno della nostra società».
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LUGANO - Giocatori, allenatore e dirigenti contano tantissimo, ma la vera ricchezza di un club sono i tifosi. Come Cristina Minotti che, pur biancoblù fino al midollo, ha pianificato una trasferta per seguire… il Lugano. Per una buonissima causa.

«Tifo Ambrì, è vero, ma da qualche tempo ho stretto i contatti per organizzare un pullman per portare i fan bianconeri, o chi avrà il piacere di aggregarsi, a vedere Kloten-Lugano il prossimo 24 febbraio - ci ha raccontato proprio Cristina - Questo perché, come membro della Direzione e rappresentante per il Ticino della Società svizzera sclerosi multipla, ho voluto unire l’appoggio che il club zurighese dà alla nostra causa alla passione ticinese per l’hockey. Per quel giorno gli Aviatori hanno infatti in programma un Charity Game proprio a sostegno delle più di 18’000 persone con sclerosi multipla in Svizzera (di cui almeno 600 in Ticino). La partita di campionato sarà “arricchita” da maglie speciali che poi andranno all’asta e da altre piccole grandi iniziative. Organizzando un viaggio in bus con partenza da Lugano e che farà tappa a Camorino con l’aiuto del Fans Club Malcantonese dell’HCL, che ringrazio molto perché per noi ha cambiato i suoi piani originari, abbiamo quindi pensato di permettere di partecipare sia alle persone con sclerosi multipla che vogliono esser presenti che a tutti i tifosi. Veicolare tramite questo bellissimo sport un messaggio importante era infatti un'occasione che non potevamo lasciarci scappare. E allo stesso tempo ci sarà la possibilità di passare una serata piacevole tra divertimento e spensieratezza».

Sensibilizzazione, un po’ di gioia, qualche fondo. Tutto perfetto. Ma come la mettiamo con il cuore che batte per l’Ambrì, per il quale avrai anche fatto delle pazzie…
«Già organizzare una trasferta per il Lugano da tifosissima leventinese non è male, ma il fatto di far conoscere ai tifosi di hockey – che son tanti – che esiste un'organizzazione sul territorio che affianca le persone colpite da questa malattia batte ogni rivalità. E, in fondo, sono proprio i messaggi di aiuto reciproco e solidarietà che lo sport dovrebbe veicolare. Quindi spero con questa intervista di non rimanere… a piedi. Ma se devo raccontare qualche aneddoto, ho cambiato date per vacanze e soggiorni all’estero facendo i salti mortali per non perdermi partite o inizi di campionati. Ho girato la Svizzera vedendo solo piste di hockey. Ho preso l’auto in fretta e furia con gli amici e sono partita per Ambrì per accogliere i giocatori dopo una vittoria. Mi sono, infine, trovata a dover preparare presentazioni o tradurre le parole di qualche ex giocatore in occasione dell’amarcord biancoblù organizzato con il nostro fans club. Insomma, tutto solo per il piacere di vedere sventolare le bandiere con quei due colori…».

C’è un giocatore che ruberesti - o se del passato avresti rubato - ai cugini?
«Probabilmente tanti: in bianconero ne sono passati molti veramente forti e qualche volta è stata dura anche lasciar andare i “nostri” a Lugano. Ma l’Ambrì in fondo è una filosofia, è quella speranza sempre viva che anche se parti completamente da sfavorito, in un modo o nell’altro a volte puoi farcela. La partita è un’occasione importante, un evento, ma in realtà il risultato è secondario: ci sono cose molto più importanti a cui dare peso e questo me lo insegna chi lotta contro una malattia come la sclerosi multipla. Detto ciò, la passione per l’Ambrì è una cosa che viene da dentro: i biancoblù sono tra le cinque cose più importanti della vita».

Risultato secondario, quindi è anche secondario parlare del momento attuale o di società e allenatore?
«Credo che alla fine gli unici aspetti indispensabili siano la continuità e il radicamento sul territorio. E noi, con Paolo Duca e Luca Cereda, in questo momento siamo messi benissimo. Loro sono assolutamente un punto di forza perché, oltre a essere due persone intelligenti e capaci, sanno cos’è e cosa rappresenta veramente la società e riescono a trasmetterlo agli altri. Non si sta parlando di un semplice rapporto di lavoro. E comunque io non baratterei mai qualche punto in più con una conduzione del club diversa da quella attuale. Anche perché, bisogna essere onesti, un titolo l’Ambrì non lo vincerà probabilmente mai. Sarebbe forse solamente una grande illusione e ci toglierebbe il bello di sognare. Quindi perché snaturarsi per percorrere una strada che non sarebbe comunque vincente? Alla fine è la storia che conta, e in questo momento mi pare la si stia scrivendo nel migliore dei modi».

COMMENTI
 

Tos54 2 sett fa su tio
👍

Frankeat 2 sett fa su tio
Complimenti a lei e al fans club malcantone

Capra 2 sett fa su tio
Ci mancherebbe! Il tifo 📣 conta nulla ✅
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