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MILANO-CORTINA 2026

Il CIO imbavaglia Vladyslav Heraskevych

Il CIO ha vietato il casco in ricordo degli ucraini, ma ha dato l'ok al lutto
Imago
Fonte ats ans
Il CIO imbavaglia Vladyslav Heraskevych
Il CIO ha vietato il casco in ricordo degli ucraini, ma ha dato l'ok al lutto
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CORTINA - No al casco con i volti degli atleti vittime di guerra per l'ucraino di skeleton Vladyslav Heraskevych: il Comitato internazionale olimpico (CIO) ne ha vietato l'uso dopo che l'atleta lo aveva indossato alle prove lungo la pista Monti di Cortina d'Ampezzo, suscitando la reazione e la solidarietà di Volodymir Zelensky.

Anche se le si vogliono tenere fuori in nome del clima olimpico, la politica e le guerre tornano a fare capolino a Milano-Cortina. Non mancano i precedenti, se si vuole risalire agli storici guanti neri di Tommy Smith e John Carlos a Mexico '68. Magari non si tratta di gesti plateali, ma «bucano» l'attenzione del pubblico, soprattutto con l'amplificazione data dai social.

Così è accaduto a Heraskevych, uno dei portabandiera dell'Ucraina ai Giochi in Italia, il quale ha denunciato su Instagram che gli è stato vietato di utilizzare un casco personalizzato in onore degli atleti suoi connazionali caduti nella guerra russa. Il CIO, ha scritto, «ha vietato l'uso del mio casco nelle sessioni ufficiali di allenamento e nelle competizioni», dopo che era stato mostrato nelle prime prove sulla pista olimpica.

«Una decisione straziante - sottolinea - che mi spezza il cuore. La sensazione è che il CIO stia tradendo quegli atleti che hanno fatto parte del movimento olimpico, impedendo loro di essere onorati nell'arena sportiva dove non potranno mai più mettere piede», ha aggiunto. Il CIO, per bocca del suo portavoce Mark Adams, ha annunciato che permetterà all'atleta di portare una fascia nera in segno di lutto, ritenendolo «un buon compromesso».

Non è la prima volta che l'atleta si espone in favore della sua nazione: quattro anni fa a Pechino espose uno striscione con la scritta «No alla guerra in Ucraina». In sua difesa si è schierato anche il presidente Zelensky: «Ha ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta. Questa verità non può essere imbarazzante, inappropriata o etichettata come manifestazione politica in occasione di un evento sportivo. E questo è ciò che ricorda a tutti il ruolo globale dello sport e la missione storica del movimento olimpico stesso: è tutto per la pace. L'Ucraina rimane fedele a questo. La Russia dimostra il contrario».

A Milano-Cortina continuano poi a risuonare le tensioni politiche di Oltreoceano. Si è partiti dai fischi al vicepresidente Usa JD Vance alla cerimonia di apertura e dalla contestazione agli agenti dell'Ice con cartelli di «scusa». Se Donald Trump ha risposto brutalmente a Hunter Hess che reputava difficile rappresentare gli USA di questi tempi, oggi si è fatta sentire anche Chloe Kim, olimpionica di snowboard e figlia di immigrati. Orgogliosa di rappresentare gli Stati Uniti, «Paese che ha permesso ai miei genitori di stare bene. Ma - ha precisato - abbiamo il diritto di esprimere le nostre opinioni su ciò che sta accadendo e penso che dovremmo essere guidati dall'amore e dalla compassione, e mi piacerebbe vederne di più».

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