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Tapola, Weibel e una filosofia nuova: l'Ambrì è pronto a ripartire

Il presidente Mottis promuove la direzione scelta dal club: «Solo con stabilità finanziaria si può pianificare davvero il futuro con tranquillità e visione».
Ti-Press
Tapola, Weibel e una filosofia nuova: l'Ambrì è pronto a ripartire
Il presidente Mottis promuove la direzione scelta dal club: «Solo con stabilità finanziaria si può pianificare davvero il futuro con tranquillità e visione».
Le parole chiave per l'Ambrì del futuro? Gruppo, identità e sostenibilità.
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AMBRÌ - Archiviata una stagione complicatissima con il dolce 4-0 contro l'Ajoie, l'Ambrì proverà a voltare pagina. E lo farà con delle nuove certezze: quelle rappresentate da Jussi Tapola in panchina, da Lars Weibel dietro alla scrivania e da Davide Mottis alla presidenza. E proprio con il nuovo numero uno del club leventinese abbiamo voluto stillare un primo bilancio a due mesi esatti dalla sua nomina: tra il sospiro di sollievo per la permanenza in National League, la necessità di ricostruire basi economiche più solide e la volontà di dare continuità al progetto sportivo targato Weibel-Tapola.

Una stagione difficile in ogni ambito che si è conclusa bene. È un bel punto di ripartenza? Lei, da presidente ha tirato un sospiro di sollievo? 
«Sicuramente sì, ho tirato un bel sospiro di sollievo. Non dover pensare al rischio di affrontare uno spareggio — che poi, vista la vittoria del Sierre, comunque non ci sarebbe stato — rappresenta un problema in meno. Ora possiamo concentrarci completamente sul lavoro a livello societario e finanziario, focalizzandoci esclusivamente su questo senza più timori legati all’aspetto sportivo».

Come sono andati i primi mesi da presidente? Cosa è stato fatto e cosa rimane da fare?
«In questi mesi abbiamo lavorato per avere un quadro il più possibile dettagliato e fedele della situazione, sia a livello societario, sia sul piano della gestione, dell'organizzazione e dell'aspetto economico-finanziario. Sono state settimane molto intense. Con un sacco di riunioni, colloqui e discussioni con tutti i partner coinvolti. Sia interni che esterni. E quando parlo di interlocutori interni mi riferisco a tutto il personale: dai direttori fino a ogni singolo collaboratore. Perché, come detto fin dall'inizio, uno dei nostri obiettivi è migliorare la professionalizzazione dell'intera struttura. Vogliamo inoltre ricreare le basi per una stabilità finanziaria, perché è evidente che qualsiasi obiettivo che la società vorrà porsi nei prossimi anni passerà da lì. Solo con una stabilità di questo tipo sarà possibile pianificare il futuro con maggiore tranquillità e visione. Anche sotto questo profilo è stato fatto un gran lavoro per comprendere a fondo la situazione e ora stiamo già iniziando a mettere in atto alcune misure che ci siamo prefissati di completare nel medio termine».

State anche cercando nuovi innesti per il CdA? In particolare dalla Svizzera tedesca?
«Ci stiamo già lavorando. Abbiamo avuto diversi colloqui con persone provenienti da quell'area geografica. Ma ciò che più ci interessa — e lo abbiamo ribadito anche a loro — è avere una rappresentanza che porti con sé anche un peso economico e degli interessi economici. In altre parole, aprire determinate porte verso sponsor, sostenitori e magari investitori d’oltralpe. Sia chiaro: per noi i tifosi svizzero-tedeschi che vengono alla Gottardo Arena e ci seguono anche in trasferta sono importantissimi. Ma è altrettanto importante ampliare il bacino economico che proviene da quella regione. Durante i colloqui con i rappresentanti dei tifosi d’oltralpe abbiamo quindi chiesto di proporci dei profili che possano darci una mano anche in questo senso».

Tra di loro ci sono anche i due uscenti, gli urani Heinz Haller e Hubert Christen?
«Abbiamo parlato anche con loro. Siamo aperti a tutte le soluzioni. Quando in passato abbiamo detto di voler ricucire lo strappo con la parte svizzero-tedesca, intendevamo ricucire anche sul piano personale. Se loro fossero interessati, pronti e disponibili a rappresentare quell'area, da parte nostra non ci sarebbe alcun vincolo né alcuna preclusione».

In ambito sportivo, l'Ambrì ripartirà da Weibel e Tapola: cosa si aspetta il presidente?
«Come CdA ci aspettiamo che le basi gettate in questo finale di stagione vengano ulteriormente sviluppate in vista della costruzione della squadra della prossima stagione, ma soprattutto di quelle future. Abbiamo già visto i segnali trasmessi da Tapola, così come il suo concetto di gruppo. Ed è proprio questo che ci ha convinto a sottoscrivere con lui un contratto di tre anni. Ha una filosofia chiara, che ci offre la possibilità di costruire. Tapola sa benissimo che ad Ambrì non si possono fare voli pindarici. Il nostro obiettivo è ricostruire seguendo la linea proposta da Weibel: a partire già dalla prossima stagione e poi su un orizzonte temporale di tre-cinque anni. Lo faremo con ristrettezze finanziarie ma anche con ambizioni. Perché le ambizioni sportive ci sono, però devono necessariamente conciliarsi con le risorse disponibili e con la filosofia di Tapola, che nel finale di stagione ci ha convinto essere quella giusta. Ha preso decisioni forti, talvolta anche impopolari, ma che hanno dato un segnale molto chiaro. E noi crediamo in questa linea».

Alla fine però ha avuto ragione lui, anteponendo il gruppo al giocatore, seppur di talento...
«Il concetto della squadra che viene prima del singolo è esattamente il messaggio che vuole trasmettere ed è anche il principio con cui ci ha chiesto di avvallare la sua decisione sul destino di DiDomenico. Il suo obiettivo è costruire una squadra fondata su un gruppo unito e coeso. Senza voci stonate. E noi abbiamo dato seguito a questa sua richiesta e a questa sua visione».

Al posto di DiDomenico è poi stato schierato Borradori. Che nella serie di playout ha fatto molto bene...
«Ed è un'ulteriore dimostrazione dell'importanza del gruppo. Se poi all'interno riescono ad affermarsi anche giovani promesse ticinesi, tanto meglio: è un aspetto che avvalora e rafforza ulteriormente la linea che è stata scelta».

Per un Borradori che ha lanciato la sua carriera, c’è un Pestoni in difficoltà. Inti ha ancora un anno di contratto, come si può gestire la situazione?
«Le scelte tecniche sono di competenza dello staff. A noi, come società, interessa che Inti abbia capito cosa deve fare per ritrovare fiducia nel progetto Tapola. Al termine dell'ultima partita, l'allenatore ha comunque precisato che la prossima stagione tutti ripartiranno da zero. Inti resta un patrimonio dell'Ambrì e il nostro obiettivo è recuperarlo. Poi però starà anche a lui fare il proprio passo. È un professionista, è un giocatore intelligente e sa bene su cosa deve lavorare per tornare ai suoi migliori livelli».


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