«Un gol semplicemente indimenticabile»

Sono trascorsi 19 anni dalla rete messa a segno da Mauro Zanetti in un derby all'allora Resega: «Forse avrei potuto fare di più in carriera, ma non ho rimpianti»
AMBRÌ - “Zanetti segna la fine di Zanatta”. Così titolavano i quotidiani ticinesi il 5 dicembre 2007, all’indomani dell’1-0 con cui l’Ambrì aveva sbancato la Resega grazie alla rete decisiva dell’allora 19enne Mauro Zanetti. L’eroe di serata per il popolo biancoblù e, allo stesso tempo, un momento indimenticabile per l’attaccante ticinese, che - urge ricordarlo - aveva segnato a un certo David Aebischer (uomo da oltre 200 match in NHL).
«Per me, cresciuto nel Mendrisiotto e super tifoso dell’Ambrì grazie a mio papà che mi portò sin da bambino in Curva, è stato il classico sogno che si realizza - ci ha detto proprio Zanetti - Fare gol alla Resega, nella terra del nemico, ha reso quel momento semplicemente indimenticabile e speciale. Non so ancora come sia potuto entrare quel disco, ma come si dice in questi casi l’importante è che sia finito in porta. Posso dire che quello è stato uno dei momenti più emozionanti della mia carriera».
Lugano, la tua preda prediletta...
«Sì, c’è stato un altro momento che ricordo con enorme piacere. Era l’anno in cui in panchina c’era Laporte, che a un certo punto - senza pensarci due volte - mi aveva spedito a Chiasso in Prima Lega. Quando poi sono tornato ad Ambrì, in linea con Isabella e Grassi, ero riuscito a segnare in un derby alla Valascia che poi avevamo vinto. Per me è stata un’altra grandissima soddisfazione perché avevo dimostrato che non ero poi così scarso…».
Com'è oggi il tuo rapporto con l’hockey?
«Dopo aver lasciato l’Ambrì nel 2011, avevo fatto la spola fra Sierre e Chiasso. In seguito ho chiuso la carriera a Biasca, con il successo nel campionato di Prima Lega, proprio a ridosso della nascita del progetto legato ai Ticino Rockets. Recentemente mi sono riavvicinato all’hockey grazie a mio figlio che gioca nella U12 dell’Ambrì, . Gli ho chiesto se volesse provare, ha funzionato, gli piace e si diverte. Se gli ho parlato del mio gol per convincerlo a giocare? Sono più i nonni che gli parlano di quello… (ride, ndr)».».
In totale hai giocato circa un centinaio di partite nell’allora LNA. Sei contento o pensi che avresti potuto fare qualcosa in più?
«Quando ho deciso di smettere sentivo che era il momento giusto. Non ho nessun rammarico in questo senso. Magari avrei potuto fare di più, ma ci sono sempre molte variabili: un allenatore che ti vede o un altro che non ti vede, gli infortuni, ecc. A un certo punto, ricordo che mi sono chiesto se valesse la pena andare avanti… Così ho smesso…».
Oggi sei un assiduo frequentatore della Gottardo Arena?
«Ogni tanto porto mio figlio, ma non è una costante. Quando mi chiede di andare a vedere le partite, cerco sempre di accontentarlo. Inoltre do una mano agli allenatori di mio figlio durante gli allenamenti. Meglio che stare in buvette a bere qualche birretta... Così facendo cerco di trasmettere qualcosa».
Di cosa ti occupi oggi?
«Lavoro per una ditta di carpenteria in Valle di Blenio, la Truaisch & Derighetti. Mi occupo principalmente di mansioni d’ufficio e della parte gestionale. Fra le opere che abbiamo realizzato negli ultimi anni ci sono il bivacco in Val Malvaglia per la Via Alta Crio e il Palaroller di Biasca. C’è grande soddisfazione nel constatare quanto l’azienda sia cresciuta negli anni: eravamo partiti con 5 o 6 dipendenti, mentre oggi siamo una ventina…».



