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04.11.2020 - 14:170
Aggiornamento : 16:28

Società nelle grinfie del Covid, Mona «Lo scenario è peggiorato. Aspettiamo rassicurazioni importanti»

Nella morsa del virus, tutto il mondo dello sport va avanti tra mille incognite e con buchi milionari sullo sfondo.

I club trattengono il fiato e attendono decisioni politiche. Nicola Mona, dg dell'Ambrì: «Si spera che i prestiti possano essere convertiti in contributi a fondo perso. Questo però è un processo che richiede tempo e non tutti sono d’accordo...».

AMBRÌ - Ripiombato nella totale incertezza tra campionati che vanno avanti a ritmo di quarantene e gare a porte chiuse, lo sport sta facendo i conti con la seconda ondata della pandemia. Seppur rivelatisi funzionali, i piani di protezione sono stati “accantonati”, col nuovo giro di vite imposto dal Consiglio federale per cercare di contrastare il boom dei contagi. L’irrigidimento delle misure ha fatto tremare le fondamenta di tutti i club, già certi di affrontare deficit pesanti ma ora destinati a ulteriori e immense sfide economiche. Ora più che mai un aiuto finanziario alle società diventa imprescindibile.

In questi giorni così intensi sono arrivate delle rassicurazioni?
«Al momento no - interviene Nicola Mona, Direttore Generale dell’Ambrì - Già alcuni mesi fa l’Ufficio Federale dello Sport aveva concesso dei prestiti, ora la speranza è che possano essere convertiti in contributi a fondo perso. Questo però è un processo politico che richiede tempo e non tutti sono d’accordo. Servirà anche un’opera di convincimento. Bisogna far capire che i club hanno fatto i “compiti a casa,” con riduzioni salariali e quant’altro. Insomma che anche noi abbiamo fatto la nostra parte e dato un segnale».

La consigliera federale Viola Amherd ha detto che se si dovranno dare soldi pubblici per aiutare lo sport, servirà maggior trasparenza legata ai salari e ai bilanci dei club. L’impressione è che alcuni politici siano un po’ “prevenuti”.
«È un dato di fatto. Per alcuni è inconcepibile che ci siano sportivi che guadagnino cifre esorbitanti. Queste somme però si vedono magari nel calcio italiano o in altre realtà. Nell’hockey svizzero non è così… Io parlo di Ambrì è la nostra situazione è ben differente».

A febbraio/marzo c’era stato un primo campanello d’allarme. Ora tutti hanno preso coscienza che, se questa situazione dovesse protrarsi, diversi club rischierebbero davvero di fallire.
«Ora lo scenario è sicuramente peggiorato. Lo scorso anno eravamo già a fine campionato ed era saltata la post-season. Adesso siamo ancora all’inizio della nuova stagione. La prospettiva di giocare 21 partite casalinghe senza pubblico è insostenibile».

I club potrebbero arrivare al punto di non poter pagare gli stipendi?
«È una possibilità più che concreta. In alcune situazioni sì».

I calcoli ora vanno rifatti. Già con i 2/3 dei posti a sedere si andava incontro a perdite sanguinose. Il problema è che ora resta ben poco da tagliare per ridurre le spese. 
«Già così prevedevamo una perdita dai 2.5 ai 3 milioni di franchi. Ora i costi sono questi. Senza pubblico si potrà limare ancora qualcosa su quelli legati alla sicurezza durante i match, ma in confronto alla nuova mancanza dei ricavi è una mazzata».

Con gli aiuti si andrebbe a colmare il buco imposto dalle nuove misure (da 66% a 0)?
«I primi prestiti erano stati approvati proprio guardando allo scenario dei 2/3 dei posti a sedere. Per coprire quel mancato guadagno. Adesso la situazione è peggiorata. Ricordiamoci però che un prestito resta tale… quei soldi vanno poi restituiti. Permette ai club di avere liquidità, ma come conto economico la perdita non cambia. Per questo sarebbe davvero importante un contributo a fondo perso».

C’è un termine entro il quale vi aspettate delle novità significative?
«Come Lega abbiamo comunicato che andremo avanti di sicuro fino al 2 dicembre. È importante che entro quella data ci siano dei segnali positivi. Non dico di avere già i soldi sul conto… ma almeno degli sviluppi confortanti. Delle rassicurazione nella speranza di poter arginare l'emorragia».

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