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CALCIO«Da piccolo guardavo solo il Bellinzona, oggi i ragazzi sono distratti dai social»

27.04.23 - 09:10
Chiacchierata a tutto campo con l'ex calciatore ticinese Igor Djuric: «Ai miei tempi le cose erano ben diverse».
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«Da piccolo guardavo solo il Bellinzona, oggi i ragazzi sono distratti dai social»
Chiacchierata a tutto campo con l'ex calciatore ticinese Igor Djuric: «Ai miei tempi le cose erano ben diverse».
«Mi sento spesso con Pablo Bentancur, visto che era il mio procuratore. Una persona squisita, senza la quale il Bellinzona oggi non sarebbe in Challenge League».
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NEUCHÂTEL - Dal calcio ai banchi di scuola. Dal pallone alla scrivania. Igor Djuric ha decisamente voltato pagina dopo una vita passata sui campi "mangiando erba" senza mai risparmiarsi. L'ex difensore - fra le altre - di Bellinzona, Chiasso e Lugano ha messo gli scarpini in solaio per dedicarsi a tutt'altro. «Sinceramente il calcio non mi manca - le parole del ticinese - Ad agosto ho iniziato una nuova formazione in veste di consulente finanziario presso Swiss-Life Select e tutte le settimane sono in Ticino per svolgere i corsi. Mi intriga molto quello che sto facendo, sono indipendente e cerco di aiutare le persone». 

Pensi che il tuo passato ti stia aiutando nel tuo nuovo lavoro?
«Non saprei. Diciamo che la gente mi conosce principalmente perché sono stato un calciatore. Ad alcuni farà sicuramente strano vedermi in giacca e cravatta. Tornare sui banchi di scuola dopo 20 anni di professionismo nel calcio è un cambiamento radicale».

Non hai un po' di malinconia calcistica?
«Direi di no. Adesso posso finalmente godermi i weekend con la mia famiglia, qualcosa che negli ultimi anni non ho praticamente mai fatto. Certo, guardo ancora le partite e resto un grande appassionato».

C'è però qualcosa del calcio che ti manca?
«Vivere lo spogliatoio. Scherzare con i compagni, le battute, questo sì...».

Dopo aver annunciato il tuo addio nel maggio scorso, mentre eri allo Xamax, hai comunque continuato a giocare in Prima Lega con il Football-Club Echallens...
«Da agosto a ottobre, prima di decidere definitivamente di ritirarmi. Non avevo più tempo da dedicare al calcio. Mi allenavo una o due volte a settimana e non mi sembrava giusto verso i ragazzi che si allenavano tre o quattro. Ho dunque parlato chiaro alla squadra, all'allenatore e alla società, i quali mi hanno supplicato di restare. Ho spiegato loro che era una scelta di vita. Anche in Prima Lega, infatti, l'impegno da mettere è tanto». 

Il tuo Bellinzona non naviga in acque tranquille...
«Venerdì sono andato a Yverdon con mia figlia a vedere la partita. Mi sento spesso con Pablo Bentancur, visto che era il mio procuratore. Una persona squisita, senza la quale il Bellinzona oggi non sarebbe in Challenge League».

Cosa dici a coloro che lo criticano?
«Bisogna solo dire grazie a Pablo. Da tifoso ci sta la delusione per una stagione difficile, ma è giusto riconoscere quanto di buono ha fatto e sta facendo per questa società. E a Bellinzona penso manchi proprio la riconoscenza. Certo, anche Righetti* e Gaggi è giusto ringraziare, poiché pure loro mettono l'anima. Tuttavia, quando si è ambiziosi e si vuole portare in alto una società, servono investimenti. E Pablo sta facendo tutto per ridare lustro all'ACB, quello dei tempi migliori».

E se ti chiedesse di dargli una mano?
«Quest'estate voleva che tornassi a giocare, ma non ho accettato perché avevo voglia di fare altro. Lui però sa che può sempre contare su di me: al Bellinzona devo tutto...».

È proprio dalla Capitale che il tuo viaggio è partito...
«Esattamente, la Scuola Calcio, le prime partite da professionista nel 2004 fino alla Super League. A Bellinzona ho vissuto davvero un sacco di emozioni».

In generale, non c'è più l'attaccamento al territorio che c'era una volta?
«Rispetto ai miei tempi, oggi i ragazzi faticano di più a identificarsi nella squadra della loro zona. Da piccolo io conoscevo tutti i tesserati della prima squadra del Bellinzona e sognavo di seguire le loro orme. Adesso invece nella U15 non sanno nemmeno chi scende in campo nella formazione di punta. Quando giocavo nella Scuola Calcio granata il mio sogno era quello di arrivare a disputare il Torneo Pasquale di Bellinzona e ce l'ho fatta, giocandolo tre volte, una delle quali da Capitano. Certo, devi essere pronto a fare dei sacrifici...».

Cosa manca ai ragazzi del giorno d'oggi?
«Ci sono troppe distrazioni. Alla nostra età non esistevano i social. Io guardavo i giocatori del Bellinzona, oggi tutti guardano cosa fanno Ronaldo, Mbappé e Messi, perdendo il contatto con la realtà. Non da ultimo ci sono alcuni genitori che spingono affinché i loro figli diventino dei campioni. Ma non funziona così...».

*Paolo Righetti è ancora in fase di riabilitazione e spera di poter al più presto tornare a dare una grossa mano al club del suo cuore. Le priorità sono evidentemente la salute e la famiglia.

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