L’IVA come un self service

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi
LUGANO - Il Preventivo federale 2027 torna nelle cifre nere, con un’eccedenza annunciata di 180 milioni di franchi. Una notizia che, in teoria, dovrebbe aprire uno spazio per il consolidamento finanziario e per una riflessione seria sulla spesa pubblica. Invece il segnale che arriva da Berna va nella direzione opposta.
La ministra delle Finanze Karin Keller Sutter ha infatti deciso di accantonare misure di risparmio che erano già state individuate e approvate in via precauzionale. E non si trattava di tagli ai servizi essenziali, bensì di interventi concentrati su ambiti come l’amministrazione federale, alcuni contributi all’estero – inclusa la partecipazione ai programmi di ricerca dell’UE – e le cosiddette spese “debolmente vincolate”. Ovvero quei settori in cui è urgente ridurre le uscite.
Se i margini di risparmio esistono, se sono già stati individuati e ritenuti praticabili fino a ieri, perché diventano improvvisamente inutili non appena i conti migliorano un po’?
Intanto i contribuenti vengono chiamati con sempre più insistenza alla cassa.
Il Parlamento federale, nella sessione estiva da poco conclusa, ha deciso di aumentare in modo permanente l’IVA dello 0,4% per finanziare la tredicesima AVS. La misura dovrà ancora superare lo scoglio della votazione popolare (con doppia maggioranza): non è scontato che cittadini la approveranno.
Ma intanto a Berna già si prepara la prossima mungitura: altro aumento dell’IVA, questa volta per finanziare l’esercito. E qui il ministro della Difesa, il centrista Martin Pfister, si supera (in negativo). Come sappiamo, la proposta iniziale di Pfister per il militare era: 0,8% in più di IVA per 10 anni. Come prevedibile, però, a parte i suoi sodali dell’ex PPD, gli altri partiti politici gli hanno risposto picche. E allora, quale sofisticata alternativa s’inventa Pfister? Aumento dell’IVA dello 0,5%, ma per 12 anni. Se questa non è una presa in giro! È come dire: “Dato che la zuppa non vi piace, vi propongo il pan bagnato”.
L’andazzo è chiaro: davanti a ogni nuova necessità politica, o presunta tale, la prima risposta non è rivedere la spesa esistente, bensì mettere le mani nelle tasche dei contribuenti.
L’IVA, del resto, è uno strumento particolarmente subdolo: non arriva una fattura a fine anno, ma si distribuisce silenziosamente in ogni acquisto quotidiano.
Prima di chiedere nuovi sacrifici ai cittadini, lo Stato dovrebbe dimostrare di avere davvero esaurito tutte le possibilità di razionalizzare ciò che già spende (ed è tantissimo). Invece l’aumento dell’IVA sembra ormai diventato un riflesso condizionato.



