Poliziotta passava dati riservati a familiari, amici e amante criminale

Ha abusato ripetutamente dei sistemi informatici della polizia per fini personali. Favoriva familiari e amici, e ha permesso a un uomo coinvolto nel crimine organizzato di accedere a dati riservati. È stata condannata.
ZURIGO - Chi lavora in polizia, lo sa molto bene. È severamente vietato usare i sistemi interni per recuperare informazioni sui cittadini, per scopi prettamente personali. La tentazione può essere alta quando scatta il desiderio di conoscere i dati privati di una persona conosciuta di recente, o quando si sta per iniziare una relazione sentimentale ad esempio. Ma il regolamento parla chiaro e dice che non si può fare. Succede però che qualcuno perda le redini e non riesca più a farne a meno. È quello che è successo a una giovane agente della polizia della Città di Zurigo che è stata condannata in questi giorni. La sua storia è stata ricostruita con dovizia di particolari dal Tages Anzeiger. La poliziotta è finita al centro di un caso giudiziario per aver divulgato informazioni riservate a familiari, amici e persino a un uomo inserito in ambienti criminali.
Secondo quanto ricostruito dalle indagini della Procura di Zurigo II, la donna aveva trasformato l’accesso ai sistemi informatici della polizia in una vera e propria banca dati privata, ignorando che ogni consultazione lascia tracce. Il primo episodio documentato risale alla primavera del 2022. In tarda serata, l’agente si introdusse in un garage sotterraneo a Unterengstringen per verificare con chi era in compagnia il ragazzo che aveva conosciuto da poco e per il quale aveva un interesse sentimentale. Dopo aver annotato alcune targhe, accedette al sistema della polizia e recuperò una foto dal registro ufficiale, che inviò via WhatsApp a una collega.
Una poliziotta modello
All’epoca, la poliziotta godeva di un’ottima reputazione. Era uno dei volti della polizia cittadina nelle campagne di reclutamento online e compariva in video promozionali che mostravano il lavoro quotidiano tra pattugliamenti, allenamenti e esercitazioni al tiro. Parallelamente, svolgeva il ruolo di istruttrice e mentore per aspiranti agenti. Dietro questa immagine, però, si nascondeva un uso sistematico e illecito dei dati. Nell’ottobre 2022 fornì al fratello informazioni su una proprietaria di veicolo, includendo anche la foto del profilo. In un altro caso verificò i dati di una persona comunicando che «non risultava nulla» e trasmettendo anche l’indirizzo.
Più indagatrice che agente
Nel contesto delle relazioni personali, l’agente agiva come una sorta di verificatrice privata. A un’amica interessata a controllare l’ex partner, inviò dati sui veicoli utilizzati, mentre a un’altra comunicò lo stato civile di un uomo: «Single, classe ’93, di MK», sigla che indica la Macedonia del Nord.
Nel luglio 2023 arrivò anche a condividere con il fratello dettagli su un’operazione di polizia, inviando la foto di droga sequestrata e scrivendo di aver «sequestrato 40.000 franchi di crystal meth» e arrestato un sospettato, nonostante la delicatezza delle indagini in corso.
Il legame con un uomo malavitoso
La situazione si aggravò con l’inizio di una relazione con un uomo di 35 anni già noto alle autorità. Secondo gli inquirenti, la poliziotta era consapevole del suo coinvolgimento in ambienti criminali. Nel maggio 2023 l’uomo fu condannato a 34 mesi di carcere per reati legati alla droga e per una serie di stupri. Nonostante ciò, la poliziotta continuò a fornirgli accesso a informazioni sensibili. In un episodio avvenuto in un ristorante sulla Langstrasse, gli consegnò il telefono di servizio sbloccato, permettendo a un conoscente di consultare il sistema della polizia. In seguito verificò anche dati su altre persone in sua presenza, mostrandogli i risultati. In una notte del novembre 2023, nell’appartamento dell’uomo, si spinse oltre: gli lasciò il telefono sbloccato, consentendogli di effettuare ricerche su di sé e su altri individui.
L'arresto e la condanna
L’arresto è avvenuto alla fine di marzo 2025, oltre un anno dopo l’ultimo episodio documentato. La donna è rimasta in custodia per tre giorni prima che un giudice respingesse la richiesta di detenzione preventiva. Ha perso il lavoro nella polizia cittadina. A differenza di altri casi recenti, non emergono motivazioni economiche: secondo gli investigatori, agiva per favori personali. La Procura ha parlato di gravi violazioni dei doveri d’ufficio, accusandola di aver «divulgato deliberatamente» informazioni strettamente segrete. La condanna è definitiva: 150 aliquote giornaliere da 100 franchi con sospensione condizionale e due anni di prova, oltre a una multa di 3.800 franchi e 1.600 franchi di spese processuali.
Anche il suo compagno è stato condannato per istigazione ripetuta alla violazione del segreto d’ufficio: dovrà pagare 40 aliquote giornaliere da 200 franchi, oltre a una multa di 2.000 franchi. Il suo periodo di prova è stato inoltre prorogato di un anno.



