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Squali all'attacco: paura sulle spiagge

L'aumento degli avvistamenti e delle aggressioni mette in allarme bagnanti ed esperti, tra dati in crescita e cambiamenti climatici.
Squali all'attacco: paura sulle spiagge
L'aumento degli avvistamenti e delle aggressioni mette in allarme bagnanti ed esperti, tra dati in crescita e cambiamenti climatici.

Lo scorso metà giugno una donna di trentacinque anni di nome Leah Stewart è stata ricoverata in condizioni critiche all'ospedale St Vincent dopo essere stata morsa da uno squalo nella famosa spiaggia di Coogee a Sydney, in Australia. Secondo quanto dichiarato dalle autorità locali, la donna stava nuotando a circa trenta metri dalla riva quando è stata attaccata da uno squalo lungo tre o quattro metri, riportando ferite profonde al braccio e alle gambe.

Due attacchi in una settimana
Marcel Green, che coordina un programma di studio sugli squali presso il Dipartimento delle Industrie Primarie del Nsw, ha dichiarato che le riprese effettuate da droni e da diversi elicotteri mandati a sorvolare la zona avevano ripreso uno squalo bianco, anche se non vi è l'assoluta certezza che l'attacco sia stato condotto proprio da quell'esemplare; da gennaio sono stati individuati circa centosettanta squali bianchi in tutto il Nuovo Galles del Sud, anche se gli esperti sono rimasti sorpresi dal fatto che uno squalo bianco si sia spinto a Cogee dato che l'ultimo avvistamento risale al 2019, ossia ben sette anni fa. La Stewart, nonostante le ferite, non è in pericolo di vita mentre a morire a causa dell'attacco di uno squalo è stato, lo scorso 24 maggio, un pescatore subacqueo di nome Michael Jensz che si era tuffato da una barca nella barriera corallina di Kennedy Shoal, nello stato del Queensland, sempre in Australia. Gli amici hanno assistito in diretta alla morte dell'uomo, rimanendo traumatizzati per quanto visto, ed hanno indicato quale responsabile uno squalo toro. Secondo le persone del luogo, molte delle quali operano nel settore del noleggio di barche a fini sportivi e turistici, gli attacchi di squali non sono comuni come si possa pensare in zona, anche se è possibile individuare degli squali toro e tigre che nuotano nelle vicinanze.

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Una mano staccata
Dopo pochi giorni, il 27 maggio, una tragedia simile ha coinvolto un uomo di origini italiane, Steven Mattaboni, residente a Perth che si stava
dedicando alla pesca subacquea al largo di Horseshoe Reef, vicino a Rottnest Island. L'uomo è stato attaccato da uno squalo bianco quando si trovava ad appena venti metri dall'imbarcazione, a circa un chilometro dalla costa, venendo morso alla gamba e riportando ferite rivelatesi poi mortali. Il 10 giugno scorso, nel porto turistico di Panama City in Florida, un ragazzo di vent'anni, dipendente della locale base militare della Marina statunitense, è stato attaccato da uno squalo, riportando ferite ad entrambe le braccia. L'evento è stato ripreso da una telecamera di sorveglianza e nelle immagini è possibile vedere l'uomo intento a fare il bagno quando viene attaccato da uno squalo di grandi dimensioni che inizia a strattonarlo sott'acqua mentre il ferito grida distintamente “Help me”, aiutatemi. Nel giugno dello scorso anno, sempre in Florida, una bambina di dieci anni, Leah Lendel, che faceva snorkeling con la sua famiglia a Boca Grande, è stata morsa da uno squalo. “Ho sentito qualcosa di duro che mi ha morso e cercava di tirarmi giù” ha raccontato la bambina a Abc News. Per la madre Nadia Lendel “c'era così tanto sangue nell'acqua accanto a me che ho capito subito che si trattava dell'attacco di uno squalo”. Leah è stata subito trascinata fuori dall'acqua dal padre e soccorsa, in attesa dell'arrivo dei sanitari, da degli operai edili che stavano facendo una pausa pranzo nelle vicinanze e che hanno bloccato l'emorragia del braccio di Leah con un laccio emostatico. I medici del Tampa General Hospital sono poi riusciti a riattaccare la mano della bambina, che potrà riprendere la sua funzionalità affidandosi ad una lunga fisioterapia.

Nel 2024, a perdere la vita a Oahu, alle Hawaii, a causa dell'attacco di uno squalo era stato un surfista professionista hawaiano, attore e bagnino, di nome Tamayo Perry, che aveva riportato delle ferite mortali, perdendo un braccio ed una gamba, e morendo proprio a causa della gravità delle lesioni riportate.

Florida, la zona più a rischio
Secondo l'International Shark Attack File, l'unico database completo e scientificamente documentato al mondo relativo a questo genere di eventi, documentati dal 1500 ad oggi, il Paese nel quale si registrano il maggior numero di attacchi di squali sono gli Stati Uniti, in special modo in Florida con più del doppio rispetto a qualsiasi altro Stato americano, seguiti dall'Australia, dalla Repubblica del Sudafrica, Brasile, Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea. In Medio Oriente spicca l'Iran e l'Egitto, con più di venti attacchi registrati.

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In un anno 65 attacchi
In Europa a guidare la classifica ci sono la Grecia e l'Italia, mentre nel continente asiatico ai primi posti per numero di eventi simili vi è il Giappone, l'India, Hong Kong, l'Indonesia e le Filippine. Secondo il rapporto pubblicato lo scorso anno, gli attacchi di squali non provocati sono aumentati a livello globale, con sessantacinque in tutto il mondo, rispetto ai quarantasette del 2024 e un aumento rispetto alla media quinquennale di sessantuno. Sono stati inoltre confermati dodici decessi come conseguenza di attacchi di squali, quasi il doppio rispetto ai sette registrati l'anno precedente. Come riportato dal Guardian, il rapporto dell'International Shark Attack File rivela anche alcune particolarità: in Canada, ad esempio, è stato registrato il primo attacco di squalo non provocato nel 2021, quando un uomo è stato ferito da un grosso squalo bianco mentre praticava lo stand up paddle, mentre in Israele ed in Sudafrica si è registrato il primo decesso dovuto all'attacco di uno squalo scuro, una grande specie costiera spesso confusa con altri tipi di squalo.

Paura infondata o allarme reale?
Nonostante le popolazioni globali di squali rimangano molto al di sotto dei propri livelli storici, e le probabilità di essere morsi da essi rimangano statisticamente molto basse rispetto ad altri tragici eventi come l'annegamento o il decesso dovuto alla scarica di un fulmine, i casi di cronaca legati agli attacchi di squali che si sono succeduti in così rapida sequenza nell'ultimo periodo hanno attirato l'attenzione dell'opinione pubblica, generando un senso di paura ed inquietudine legato anche all'avvistamento di questi animali in acque fino ad ora mai frequentate. E' importante sottolineare la necessità di non cedere ad alcuna forma di allarmismo, alimentata anche da una strumentale narrazione di questi attacchi come di un fenomeno in rapida crescita: come visto, invece, la possibilità di incorrere in un tale genere di attacco rimane molto bassa rispetto ad altri incidenti ritenuti più banali eppure più mortali. È però utile sottolineare come i dati prima forniti vadano letti in un contesto più ampio legato sicuramente al cambiamento climatico in corso.

Il clima estremo e il cambiamento climatico attirano i predatori
Secondo Nicholas Rey, ricercatore esperto delle dinamiche della popolazione dei grandi squali bianchi presso la Nottingham Trent University “l'aumento della temperatura dell'aria di 1° C ha portato ad un aumento dell'umidità del sette per cento in più rispetto al passato, provocando piogge più intense e pesanti (...) e ciò comporta, a sua volta, un aumento della probabilità che si verifichino inondazioni che modificano la temperatura, la visibilità e la salinità degli ambienti costieri”. Come affermato dal ricercatore su Euronews “gli squali toro, principali protagonisti degli attacchi avvenuti in Australia all'inizio dell'anno, sono particolarmente attratti dalle zone allagate perché in esse vi si concentrano le loro prede. Nuotare o fare surf vicino alle foci dei fiumi dopo le inondazioni diventa quindi una attività ad alto rischio”.

Anche gli squali bianchi stanno modificando le proprie abitudini per via del cambiamento climatico che hanno alterato i sistemi costieri provocando una maggiore iterazione tra animale e uomo. Il riscaldamento dei mari ha portato delle specie di squali che vivono solitamente in acque calde, come lo squalo balena, ad essere avvistate per la prima volta nell'Europa continentale, ad esempio in Portogallo: in Gran Bretagna sono stati avvistati degli squali della specie Bigeye Thresher, mentre in Canada sono stati catturati degli squali tigre, così come in Tansmania. Se è quindi sbagliato credere al mito dello squalo “mangiatore di uomini” è però vero che le modificazioni ambientali e climatiche in atto stanno spingendo questi animali in zona molto frequentate dall'uomo. Bisognerebbe avere coscienza di questa situazione, e adottare tutte le precauzioni del caso per la salvaguardia di entrambe le parti coinvolte, senza cedere a facili allarmismi o campagne di vendetta.


Appendice 1

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