Mantenere quelle palme nel giardino potrebbe costarvi caro

Lotta alle piante invasive: si combatte sempre più la loro proliferazione. E c'è chi per risparmiare decide di tagliare la testa al toro. Il trend sotto la lente di un esperto.
BELLINZONA - Da settembre 2024 ne è vietata la vendita. E chi le ha in giardino è obbligato a occuparsene. Continuano a fare discutere le palme, piante che a un certo punto erano diventate simbolo di un Ticino esotico e turistico e che da ormai due anni sono etichettate in tutta la Svizzera come invasive e dannose per l'ecosistema.
Un periodo chiave
«Questo è il periodo in cui fioriscono per poi fruttificare – ricorda Adrian Oncelli, capo dell'Ufficio della pianificazione forestale, della selvicoltura e della protezione del bosco –. Bisogna evitare che si diffondano ulteriormente. Per questo vedete tante ditte di giardinaggio al lavoro nei vari giardini. Gli esperti stanno eliminando i fiori. Come misura preventiva».
Una misura che a lungo andare rischia di avere un costo non indifferente. «Se una persona ha tante palme – riprende Oncelli – deve chiedersi fino a che punto è disposta a spendere pur di mantenerle in vita. Sempre più persone stanno optando per l'eradicazione totale delle piante. Anche per ragioni economiche».
Boschi da paura
Più complesso il lavoro degli specialisti nelle aree boschive. In particolare in quelle situate nelle zone vicine ai laghi, vale a dire quelle turistiche del Locarnese e del Luganese. «Lì, in alcuni casi, le palme hanno colonizzato un'ampia fetta di bosco – fa notare Oncelli –. Mentre in altre zone si punta sull'eliminazione totale della pianta, in certe regioni occorre trovare una via di mezzo. Perché la palma è così diffusa che una lotta a tappeto al momento non sarebbe economicamente sostenibile. Inoltre, l’eliminazione totale di questa specie porterebbe a una riduzione massiccia della copertura boschiva, con conseguenti problemi dal punto di vista dei processi naturali».
Perplessità iniziale
Il giro di vite delle autorità federali sulle piante invasive inizialmente era stato accolto con qualche perplessità dalla popolazione. In particolare perché oltre alla palma andava a toccare altre piante ormai diventati comuni come il lauroceraso, "siepe" di cui la Svizzera italiana è piena zeppa. «Anche il lauroceraso va rigorosamente potato almeno una volta all'anno – spiega Oncelli –. Non ci si può più permettere che fruttifichi. Notiamo che la sensibilità sta crescendo, la gente ha capito che non può più essere consentita una proliferazione incontrollata di queste specie nell'ambiente».
Danni sotto gli occhi di tutti
È un dato di fatto: prima c'erano più resistenze, dovute anche alle abitudini della popolazione. «Nel frattempo diversi Comuni oltre al bastone hanno fatto ricorso a incentivi concreti, come ad esempio lo smaltimento gratuito delle piante tagliate. L'eventuale manutenzione delle piante invasive è sempre più disciplinata anche a livello comunale. Si è compreso inoltre che di piante come l'ailanto o il poligono giapponese si può davvero fare a meno perché i loro effetti devastanti sono sotto gli occhi di tutti».



