Luca Frei
L'OSPITE
04.07.2021 - 11:590

Spreco alimentare e preferenza estera: la sovranità alimentare è l’unica soluzione!

Luca Frei, coordinatore della Gioventù Comunista

Stando a quanto riportato dalla Radio Télévision Suisse (RTS) qualche giorno fa, negli ultimi mesi nella regione di Yverdon-les-Bains sono state distrutte decine di tonnellate di pomodori e insalata. La stessa sorte sarebbe toccata anche ad altri ortaggi, fra cui gli spinaci. Una problematica simile si era manifestata anche in Ticino già nel 2018, quando Andrea Zanini (presidente dell’Associazione Orticoltori Ticinesi) aveva denunciato che le zucchine ticinesi erano finite nella biomassa. Questi episodi sono principalmente dovuti all’atteggiamento dei grandi distributori, che preferiscono comprare i prodotti dall’estero in quanto acquistabili a un prezzo inferiore.

Tale atteggiamento, riconducibile all’insaziabile sete di profitto dei grandi distributori, è problematico sotto numerosi punti di vista, dei quali due ritengo essere particolarmente importanti. Innanzitutto, la distruzione degli ortaggi invenduti rappresenta uno spreco alimentare immane ed inutile, che sarebbe facilmente evitabile attuando una preferenza indigena più rigida nell’acquisto dei prodotti da parte dei grandi supermercati. Ciò rappresenta un problema ambientale enorme che andrebbe assolutamente eliminato (in Cina, ad esempio, gli sprechi alimentari sono diventati un crimine) ed è anche la dimostrazione che la questione ambientale va affrontata sotto un punto di vista sistemico, essendo essa legata direttamente al nostro sistema economico e produttivo. In Ticino, il Partito Comunista ha proposto a maggio 2020 un banco alimentare statale in stretta collaborazione con le aziende agricole locali per ridistribuire gli alimenti freschi che la grande distribuzione rifiuta. Tale banco porterebbe a una riduzione dello spreco del prodotto locale, a un sostegno delle aziende agricole ticinesi e a un alleviamento della situazione di crisi di molte famiglie e persone ticinesi. Il secondo aspetto che va considerato è quello sociale: il comportamento dei grandi distributori svilisce infatti l’agricoltura svizzera ed il lavoro dei nostri agricoltori e contadini, i quali si vedono costretti a distruggere i propri prodotti, patiscono gli effetti della concorrenza spietata dei grandi produttori esteri (nel nome di un libero commercio deregolamentato) e, in tutto ciò, vengono anche costantemente colpevolizzati per i problemi ambientali nel nostro Paese, come è stato ad esempio il caso con le recenti iniziative agricole, poi bocciate dalla popolazione.

Per evitare che degli episodi come questi si ripropongano, occorre assolutamente insistere sul concetto di sovranità alimentare, il quale in Ticino è stato inserito nella Costituzione cantonale su proposta del Partito Comunista ed in seguito all’approvazione da parte della popolazione. La sovranità alimentare promuove un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e dei lavoratori della terra e, dunque, un’agricoltura sostenibile sia dal punto di vista ambientale, sia da quello sociale. Essa non promuove certo l’autarchia, bensì una sana preferenza indigena e, quindi, una diminuzione della dipendenza dall’estero. Occorre ora proseguire con l’applicazione della sovranità alimentare in Ticino e continuare a lavorare affinché essa possa diventare realtà anche sul piano nazionale, come auspicato pure dal sindacato dei contadini Uniterre. Ciò è necessario, affinché nessun agricoltore si veda più costretto a distruggere i propri ortaggi, soltanto perché, nel nome del profitto, i grandi distributori preferiscono acquistare i prodotti esteri.

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