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OSPITE
06.12.2018 - 09:440

Due donne in Consiglio federale: «Un felice exploit, ma la strada è ancora lunga»

Natalia Ferrara, deputata PLRT al Gran Consiglio

Facile profeta chi ha previsto l’elezione ieri di due donne in Consiglio Federale, facile anche pensare di poter archiviare il tema delle donne in politica con questo felice exploit. Nei giorni scorsi, dalle colonne di Opinione Liberale e da quelle de La Regione, ho tentato di fare chiarezza su aspetti auto evidenti per alcuni (sia donne che uomini!) ma fuori dai pensieri dei più. Non è un rimprovero il mio, anzi, constato solo che chi teme le quote (e forse teme le stesse donne…), non si lamenta affatto di una sorta di monopolio maschile e lo trova naturale. Infatti, nel nostro Paese, in tutte le istituzioni, le donne sono ampiamente sottorappresentate. In Ticino un Governo di soli uomini dal 2015 e un Parlamento con ben il 75% di uomini, che ci vale il sestultimo posto nel confronto intercantonale. Alle Camere federali, nonostante le brillanti elezioni odierne, contiamo oltre il 70% di uomini in Consiglio Nazionale e l’85% in Consiglio degli Stati, tradotto: 7 donne su 46 deputati alla Camera Alta. Con, fra l’altro, il rischio che l’anno prossimo, dato che sei pare non si ripresentino, ne rimanga una sola.

Dopo 50 anni dall’introduzione del diritto di voto alle donne siamo lontani dalla parità, lontani da una giustizia sociale che dovrebbe essere scontata, eppure stenta a decollare: liste paritarie, con donne ed uomini, esattamente come è il caso nella società. Quando diciamo che la politica dev’essere anche espressione della società civile intendiamo forse solo la metà di quest’ultima?

Gli anni sono passati, eppure sulle liste troviamo (ancora) quasi esclusivamente uomini. Da donna, da cittadina, da liberale, vorrei che l’esercizio della democrazia non fosse limitato. Vorrei poter scegliere. Di fatto, per il resto, oggi possiamo scegliere nel rispetto di tantissimi criteri: secondo le aree di pensiero, i diversi partiti e movimenti e addirittura la scheda senza intestazione. Esprimendo le preferenze per i candidati possiamo scegliere anche secondo regioni, distretti e pure circoli, eppure non possiamo scegliere davvero il genere, no, di fatto non possiamo. Perché la donna, di solito, sulle liste alle cariche più importanti è una sola, perché anche per il Parlamento, dove si presentano quasi un migliaio di candidati in totale, le donne sono poche decine. Possiamo e dobbiamo fare meglio di così. In politica, in economia, in alcuni settori (ancora) prestigiosi del nostro Paese (eppure impregnati di pregiudizi), come la piazza finanziaria, dove – in anni di attività – ho incontrato decine e decine di quadri, direttori, e membri di Consiglio di amministrazione ma solo un paio di donne. Mi auguro che l’elezione di ieri, non archivi già il tema della parità domani. Perché la strada da compiere è ancora lunga, e vorrei sapessimo giungere alla meta insieme, donne e uomini.

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