PARIGI
E' morto Philippe Noiret
E' stato interprete di ben 130 film, da 'La grande abbuffata' di Ferreri, ad 'Amici miei' di Monicelli fino a 'Nuovo cinema Paradiso' di Tornatore

Foto d'archivio
E' morto Philippe Noiret
E' stato interprete di ben 130 film, da 'La grande abbuffata' di Ferreri, ad 'Amici miei' di Monicelli fino a 'Nuovo cinema Paradiso' di Tornatore
PARIGI - E' morto Philippe Noiret. L'attore francese si è spento oggi in seguito a una lunga malattia, secondo quanto si legge sul sito di Le Monde. Aveva 76 anni.Dotato di grande istinto, inventiva, ironia, e rapidità, è st...
PARIGI - E' morto Philippe Noiret. L'attore francese si è spento oggi in seguito a una lunga malattia, secondo quanto si legge sul sito di Le Monde. Aveva 76 anni.
Dotato di grande istinto, inventiva, ironia, e rapidità, è stato interprete prestigioso di ben centotrenta film. La critica non ha avuto dubbi a consacrarlo come il re del grande schermo di Francia. Non a caso ha avuto anche una formidabile carriera in Italia, dove è stato letteralmente ''adottato'' (fra i suoi ventiquattro film maggiori, secondo una sua scelta, ben dodici parlano italiano).
Nato il 1 ottobre 1930 a Lille, Philippe Noiret studia recitazione con Roger Blin, quindi entra al Theatre National Populaire di Jean Vilar, dove reciterà per una decina d'anni, coltivando parallelamente il cabaret assieme a Jean-Pierre Darras.
Il suo esordio al cinema, nel 1956 in 'La pointe courte' di Agnes Varda, ha un sapore del tutto occasionale; tuttavia, trascorsi cinque anni, la sua figura comincia ad apparire con frequenza via via crescente sugli schermi del cinema francese, seppure ancora in ruoli secondari.
Nel 1960 è lo zio di Zazie in 'Zazie nel metrò' di Louis Malle, nel 1961 recita in 'Tutto l'oro del mondo' di René Clair, nel 1965 è in 'Parigi brucia?' di René Clement (per citare i titoli più noti). Nel 1969 è accanto a Michel Piccoli in 'Topaz' (Alfred Hitchcock), ma la vera popolarità arriva negli anni 1970, quando interpreta uno dei quattro amici che vogliono suicidarsi a furia di cibo e sesso in 'La grande abbuffata' di Marco Ferreri (1973), con il quale gira l'anno seguente 'Non toccare la donna bianca'.
Sempre nel 1974, sostiene con successo il ruolo drammatico offertogli da Bertrand Tavernier in 'L'orologiaio di Saint-Paul', riconfermando le sue capacità interpretative l'anno successivo in 'Il giudice e l'assassino' e 'Che la festa cominci', ancora di Tavernier.
A partire dal 1975, quando recita in 'Amici miei' di Mario Monicelli, la sua carriera si divide tra la Francia e l'Italia, dove nell'arco di tre lustri interpreterà diversi film d'autore, a partire dal 'Deserto dei tartari' di Valerio Zurlini (1976) per arrivare a 'Dimenticare Palermo' di Franceso Rosi (1990), passando per 'I tre fratelli' di Rosi (1981), 'Speriamo che sia femmina'' di Monicelli (1986), 'La famiglia' di Ettore Scola (1987) e 'Nuovo cinema Paradiso' di Giuseppe Tornatore (1988).
In Francia continua la collaborazione con Tavernier in 'Colpo di spugna' (1981) in cui ricopre uno dei suoi ruoli più interessanti ed elaborati, e 'La vita e nient'altro' (1989), nonché la partecipazione a numerosi altri film, anche per la televisione.
Philippe Noiret è stato un solitario (si definiva ''un provinciale'') che amava vivere in campagna lontano da Parigi; in televisione e nelle cerimonie ufficiali non lo si vedeva mai, trascorreva la sua esistenza tra lavoro (due-tre film l'anno, recentemente il teatro) e famiglia: la moglie Monique Chaumette (vivevano insieme da mezzo secolo), la figlia, qualche amico molto ben scelto. Questo legittimo bisogno di riservatezza è stato scambiato a volte per una sorta di orgogliosa misantropia. Luoghi comuni, puntualmente smentiti da amici e colleghi.
Finto burbero, finto pigro, Noiret è stato un grande timido. Se amava vivere appartato e circondarsi di un'aura di mistero non era per snobismo, ma per proteggersi da indebite invasioni. E' questo il ritratto che il critico cinematografico fa di lui nel catalogo dedicato all'edizione 2006 di France Cinema, che ha dedicato all'attore la retrospettiva di quest'anno. Un catalogo ricco di testimonianze inedite di amici e colleghi di Noiret.
'''Contrariamente a quanto si crede - precisa lui stesso - molti attori scelgono questo mestiere non per esibizionismo ma per timidezza''. Chi ha lavorato con lui assicura che Philippe Noiret è un vero signore. ''Philippe è una persona deliziosa, un simpaticone che si presenta come un burbero'', ha detto Giuseppe Tornatore.
Figlio di un professionista dell'abbigliamento che amava la letteratura, Philippe aveva uno spiccato senso estetico (''Amo le cose belle, ma non sono difficile, mi accontento del meglio!'', aveva confessato scherzosamente citando una celebre battuta di Churchill). Questa sua passione per l'abbigliamento lo aiutò anche nel lavoro. ''Per Philippe i 'costumi' sono elementi importanti che lo aiutano a costruire i personaggi, a dar colore ai ruoli'', ha raccontato Bertrand Tavernier, il regista che lo conosce meglio.
Francesco Rosi non si pentì di averlo scelto per il ruolo del giudice in 'Tre fratelli': ''Philippe ha un'umanità, una sensibilità, un'intelligenza di interpretazione di grande raffinatezza e professionalità''.
''Philippe ha un tratto aristocratico inconfondibile - ha sottolineato Giuliano Montaldo - prima di essere un attore prodigioso, è un vero signore. Lo vedo come qualcuno che esce da un castello... Mi affascina la sua raffinata eleganza, la sua cultura, la sua intelligenza, e la sua ironia''.
''Nella vita, come nel lavoro, apprezzo enormemente l'eleganza di Philippe, la sua prestanza, e la sua profondità'', ha rimarcato Jean-Paul Rappeneau.
Sedotto anche lui dall'''intelligenza'' e dall'''ironia'' dell'amico Philippe, il toscanaccio Mario Monicelli ha detto: ''Mi colpisce la finezza, il garbo, la semplicità con cui gli vengono le cose. Philippe dice le battute come debbono essere dette, senza caricare né sottolineare, sembra quasi che non reciti. Ha il talento e l'intelligenza di saper togliere, di arrivare all'essenziale''.
(Adnkronos/Ign)
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