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«Ci metto proprio la mia anima»

"L'Enfer" è il nuovo brano di ARRIGO, producer hardstyle ticinese
ARRIGO
«Ci metto proprio la mia anima»
"L'Enfer" è il nuovo brano di ARRIGO, producer hardstyle ticinese

LUGANO - L'inferno non è fatto come quello di Dante, con fiamme, dolore e anime dannate. Secondo ARRIGO (il moniker del dj e produttore ticinese Andrea Arrigoni) laggiù si incontrano vuoto, silenzio e assenza. «Una sorta di oscurità cosmica che assorbe, cancella e si insinua dentro di noi». Tutto questo è il contenuto di "L'Enfer", il nuovo brano del musicista che lo posiziona sempre di più tra i nomi da seguire della scena hardstyle internazionale.

Andrea, hai scritto sui social che l'embrione di questo brano nasce più di 15 anni fa, «in una notte d’inverno durante un periodo piuttosto oscuro della mia vita».
«Ero adolescente: stavo alla finestra, fumavo una sigaretta e guardavo il cielo. Fuori c'era la luna piena, e mi sembrava che stesse sprofondando e non gliene fregasse niente della mia esistenza. È quello che mi ricordo - sono passati tanti anni -, ma questi versi mi sono rimasti in testa. Tanto che mi sono detto: perché non metterli in una delle mie produzioni? Così li ho combinati a una mia composizione, grazie a un programma che usa l'intelligenza artificiale, che si chiama Suno. Il risultato è stata una traccia vocale, che ho inviato a una cantante».

Anche questo brano conferma la tua predilezione per la voce femminile. Come scegli le vocalist con cui collaborare?
«Mi affido a piattaforme professionali, con le quali è possibile trovare artisti molto bravi che hanno accesso a uno studio (quando non ne hanno uno proprio) e possono registrare le tracce vocali con una qualità molto alta».

L'etichetta che pubblica il brano è Dirty Workz, tra le più importanti al mondo nel settore. Come si arriva a far parte della scuderia di una big?
«Mi sono messo io in contatto con loro, su impulso di un produttore francese, Xense, che mi aveva dato delle lezioni. È stato lui a darmi il contatto diretto del manager della casa discografica. Ho inviato le prime tracce, sono piaciute e la collaborazione prosegue. E bene, dato che l'etichetta mi ha dato la grandissima opportunità di fare il mix del terzo trimestre di quest'anno».

Come funziona la tua routine compositiva?
«Dipende molto dal progetto. In questo caso In questo caso sono partito da semplici accordi. Aggiungo elementi, sonorità che magari mi ero salvato da qualche parte, e a un certo punto il tutto prende vita. Qui, come ti ho detto, ho anche usato Suno per aggiungere una base vocale alla mia idea».

Argomento IA: è più una risorsa o una minaccia, per i musicisti?
«Se usata in questo modo è sicuramente una risorsa, che mi permette di risparmiare un sacco di tempo e di soldi. Fermo restando che, poi, la voce finale è quella di un'artista in carne e ossa. In questo modo mi garantisco il controllo creativo totale e posso pure aggiungere al mio curriculum l'essere songwriter (ride, ndr)».

Nulla ti avrebbe impedito di usare la voce creata con l'IA che hai inviato come modello...
«Ci sono alcuni che lo fanno. E si sente benissimo. In quel caso, sì, è un impoverimento».

In Ticino, complice l'impoverimento della scena live e dei locali, le possibilità sono limitate. Quali sbocchi trova la tua musica?
«Per il momento, nel solo ambito digitale. Non mi posso definire un Dj, non mi sono mai esibito dal vivo. Ma il genere fa sempre più fatica: se 10 anni fa potevi trovare almeno cinque eventi di hardstyle all'anno, in Ticino, adesso siamo proprio a zero. Devi per forza andare a Zurigo o Losanna, ma anche lì le cose non vanno sempre benissimo nonostante delle line-up spesso di livello internazionale».

Cos'è, per te, l'hardstyle?
«Parto da lontano. Sono sempre stato abituato alle sonorità molto forti, essendo cresciuto ascoltando il metal. Quindi i 150-160 battiti per minuto e la cassa distorta sono qualcosa di molto potente, che piace oppure no. Io ascolto hardstyle dal 2008, quindi sono ancora influenzato dalla parte old-school del genere, che ora sta più o meno scemando. In generale, l'hardstyle è un modo di esprimere un forte messaggio emozionale. Nei miei lavori posso lanciare dei messaggi forti, a partire dai testi. Ci metto proprio la mia anima».

Dal 2024 a oggi hai pubblicato una decina di brani: come giudichi la traiettoria della tua carriera?
«Il mio approccio al genere tende molto all'orchestrale, ha una spiccata componente epica. Adoro usare elementi etnici, talvolta celtici, senza avere per forza un'inclinazione verso il pop. Rappresenta una possibilità di sperimentare tantissimo».

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