In lutto per una palma rara: «Ferita vera», la replica: «Non una decisione presa a cuor leggero»

La pianta rara (e protetta) adornava il terrazzo del Grand Hotel di Locarno, durante i lavori di ripristino è però stata impossibile salvarla. Ecco perché.
La pianta rara (e protetta) adornava il terrazzo del Grand Hotel di Locarno, durante i lavori di ripristino è però stata impossibile salvarla. Ecco perché.
LOCARNO - Per una volta, ed è effettivamente un'eccezione, l'abbattimento di una palma ha suscitato un po' di brusio online, fra i gruppi locali, e qualche (aperta) polemica.
Il motivo è presto detto, non si tratta di una palma comunissima - di quelle un po' disprezzate e considerate “infestanti” - ma di una jubaea chilensis centenaria, rara e protetta e che, tra le altre cose, si trovava in una location decisamente particolare: decorava la terrazza del Grand Hotel di Locarno.
«Non una decisione a cuor leggero»
Il destino del colosso, posizionato all'interno di un grosso vaso di terracotta, è stato oggetto di lunghe riflessioni: «Non è stata una decisione a cuor leggero», ci conferma il gruppo attraverso il suo portavoce Niccolò Meroni, «sono state valutate diverse opzioni, ma - in accordo con le autorità cantonali e la STAN - abbiamo infine optato per l'abbattimento».
A incidere sulla decisione è stato soprattutto l'invasamento della pianta: «L'espianto sarebbe stato particolarmente laborioso dal punto di vista logistico con la speranza che, una volta reimpiantata, le radici potessero effettivamente attecchire. Tutti gli esperti che abbiamo interpellato ci hanno confermato che le possibilità di sopravvivenza erano limitate, a fronte di un investimento certo e non trascurabile».
Lì non ci poteva restare
L'aspetto del verde, per quanto riguarda il giardino del Grand Hotel, resta centrale, con tutte le altre piante (sequoia compresa) al loro posto: «Ci siamo confrontati con lo STAN ed è vero che togliamo una pianta storica, ma facciamo il possibile per rimediare con altri fusti di egual valore».
Lasciarla lì dov'era non era una strada praticabile? «Purtroppo no», continua Artisa, «proprio a causa del peso che ci impediva di procedere a una serie di lavori sulle solette e sugli ambienti al di sotto del terrazzo. La rimozione era l'unica via percorribile».
«Una ferita, era un simbolo silenzioso»
Fra i più agguerriti, e addolorati, dal taglio c'è Gian-Siro Turba - municipale di Ronco Sopra Ascona, botanico ed esperto proprio di palme - per lui il taglio della chilensis è un colpo al cuore, infatti, parla apertamente di «una ferita» e la perdita di un «albero che non si rimpiazza, non si compra, non si ricrea».
«Quella pianta è stata simbolo silenzioso del Grand Hotel per decenni, con lei si è finito per “potare” parte della sua maestosità ed eleganza», ci spiega.
Secondo lui, se fosse stata un'altra pianta - e non una palma, spesso oggetto di pregiudizi - le cose (forse) sarebbero potute andare diversamente: «In Ticino per certi versi c'è una sorta di “razzismo botanico”», ci racconta, «lo spostamento sarebbe stato complesso e costoso? Certamente, ma comunque possibile. E una rarità come quella, semplicemente non ha prezzo. La domanda, quindi, mi sorge spontanea: chi ha dato il preavviso positivo si è davvero reso conto di ciò che stavano autorizzando?»







