STATI UNITI
20.09.2017 - 19:050

Addio a Jake LaMotta

La leggenda della boxe aveva 95 anni, al cinema ha avuto il volto di Robert De Niro

NEW YORK - Lutto nel mondo della boxe (e anche del cinema): il leggendario pugile Jake LaMotta si è spento all'età di 95 anni, riferisce Tmz.

Il 'Toro Scatenato' immortalato sul grande schermo da un'altra leggenda, Robert De Niro che per quell'interpretazione vinse l'Oscar, chiuse con la boxe con un bilancio di 102 incontri e 83 vittorie (30 prima del limite), quattro pareggi e 19 sconfitte.

Jake, per alcuni Jack ma che in realtà si chiamava Giacobbe, era un tipo inquieto fin da giovanissimo, il classico ragazzo di strada della New York violenta che trovò nel pugilato una valvola di sfogo. Ce lo indirizzò il padre quando venne a sapere come il figlio aveva risolto, a forza di pugni in una rissa, una questione che andava avanti da tempo con dei bulli di strada più vecchi di lui.

E nel pugilato Jake andò subito alla grande, anche se dicevano che aveva un corpo non ideale per fare il peso medio, con la testa troppo grande e le braccia che invece sembravano troppo piccole. Ma poi divennero muscolose al punto giusto, e da quel momento il 'Toro del Bronx' cominciò a mulinare colpi e 'sparare' mazzate che spesso annichilivano gli avversari. Fra loro ci fu anche Tiberio Mitri, che il 12 luglio 1950 sul ring del Madison Square Garden, pur avendo dato tutto per 15 round, vide svanire il proprio sogno.

Chi l'ha visto dal vivo non l'ha più dimenticato, per i più giovani invece il Toro Scatenato avrà per sempre il volto di Robert De Niro, protagonista del bellissimo film di Martin Scorsese dedicato a quel campione che era stato idolo di tutti gli italo-americani.

E di sicuro LaMotta è stato anche uno dei migliori pesi medi nella storia del pugilato, anche se a volte non era poi così bello a vedersi, visto che qualche critico gli rimproverava di non essere abbastanza veloce e tecnico. Ma con un coraggio leonino, che fu parte fondante della sua leggenda, sopperiva a ogni eventuale carenza, dandone eloquente dimostrazione in un match che perse ma che entrò in ogni 'bibbia' del pugilato.

Fu quello del 1952 quando per la sesta volta si scontrò contro Ray 'Sugar' Robinson, un incontro violento e crudele che il rivale dominò per larghi tratti ma in cui La Motta resistette stoicamente per 13 riprese, fin quando l'arbitro decise che proprio non si poteva più andare avanti.

LaMotta portò a lungo, secondo alcuni per sempre, i segni di quella sfida ribattezzata 'il massacro di San Valentino' ma a forza di battersi con Robinson ne divenne amico, tanto da invitarlo a qualcuno dei suoi sei matrimoni. Le donne furono infatti una delle sue grandi passioni nonostante il carattere che ex fidanzate e consorti descrivevano come impossibile: lui rispondeva di essere un uomo comunque destinato a far parlare di sé, anche fuori dal quadrato.

Di lui si parlò molto anche per via di certi rapporti chiacchierati come quello con Mike Capriano, che a un certo punto divenne suo manager ma era considerato uomo al servizio del boss mafioso Frankie Garbo, che controllava buona parte del pugilato di allora.

Per rispondere a tutto ciò LaMotta aveva sempre una battuta pronta, o un aneddoto da raccontare, magari in uno dei tanti show televisivi in cui lo chiamavano a partecipare: normale per chi, come lui, aveva avuto una vita da film.
 

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