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CONSIGLIO D'EUROPA

Stretta sui migranti, più potere agli Stati: la nuova dichiarazione del Consiglio d’Europa

Si tratta il risultato di un'iniziativa lanciata nel maggio 2025 da Italia e Danimarca
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Fonte ats ans
Stretta sui migranti, più potere agli Stati: la nuova dichiarazione del Consiglio d’Europa
Si tratta il risultato di un'iniziativa lanciata nel maggio 2025 da Italia e Danimarca

CHISINAU - I ministri degli Esteri dei 46 Stati membri - tra cui la Svizzera - del Consiglio d'Europa, riuniti a Chisinau, hanno adottato una dichiarazione nella quale si sottolineano e chiariscono gli aspetti fondamentali del sistema della Convenzione europea dei diritti umani nel contesto della migrazione.

«Gli Stati - viene precisato nella dichiarazione - hanno l'innegabile diritto sovrano di controllare l'ingresso e il soggiorno dei cittadini stranieri» ed «è importante che gli Stati, compresi quelli esposti ad arrivi di massa, possano adottare nuovi approcci per affrontare e, potenzialmente, scoraggiare la migrazione irregolare», come quelli dell'esame delle domande di protezione internazionale in un Paese terzo, i centri di rimpatrio negli Stati terzi e la cooperazione con quelli di transito.

La dichiarazione è il risultato di un'iniziativa lanciata nel maggio 2025 da Italia e Danimarca, a cui hanno aderito anche Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, attraverso una lettera aperta in cui si esprimevano riserve su come la Corte europea dei diritti umani giudica i casi che concernono i migranti.

Nel testo si evidenzia che in vari Stati membri del Consiglio d'Europa sussistono sfide significative e complesse legate alla migrazione e che, se non affrontate in modo adeguato, tali sfide potrebbero minare la fiducia dei cittadini nel sistema basato sulla Convenzione europea dei diritti umani.

Cassis: «Resilienza democratica»
Il ministro degli esteri svizzero Ignazio Cassis si è congratulato per l'approvazione della dichiarazione. «È essenziale che le nostre risposte istituzionali tengano conto delle preoccupazioni espresse democraticamente dai nostri cittadini», ha dichiarato.

Il ticinese ha inoltre insistito sulla necessità di «ristabilire la fiducia nella democrazia». Per farlo, le istituzioni internazionali devono ritrovare «una cultura del risultato, della complementarità e della sobrietà».

«La resilienza democratica sarà una delle condizioni essenziali della stabilità europea», ha affermato colui che è anche presidente di turno dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

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