AFP
Salah Abdeslam in aula a Parigi nella seconda giornata del processo per gli attacchi del 13 novembre 2015.
FRANCIA
09.09.2021 - 15:020

Salah Abdeslam prende la parola (senza permesso) per scagionare i co-imputati

Momenti concitati in avvio della seconda giornata del processo per gli attacchi del 13 novembre 2015

PARIGI - Salah Abdeslam ha preso la parola anche nella seconda giornata del processo per gli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi.

Lo ha fatto alzandosi in piedi e lanciando delle frasi piuttosto sconclusionate all'indirizzo del presidente della Corte d'appello speciale. «Le vittime in Siria parleranno?» ha dichiarato, prima di scagionare i tre co-imputati alla sbarra con lui. «Ci sono persone generose, Mohamed Amri, Hamza Hattou, Ali Oulkadi» che «mi hanno reso servizi. Queste persone sono in prigione e non hanno fatto nulla!» sostiene Abdeslam, riferendosi ai presunti complici che l'avrebbero aiutato a tornare in Belgio dopo gli attacchi e a trovare dei nascondigli.

Il giudice, dopo aver invitato l'imputato a ritornare con calma agli argomenti del dibattimento, a un certo punto ha dovuto chiudere il microfono dell'auto-dichiarato "combattente dello Stato Islamico", dicendogli: «Ha avuto cinque anni per parlare, non l'ha fatto. Ora sento che volete parlare, ma non è il momento». 

L'udienza, in seguito a questo incidente, è stata sospesa.

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