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Il convoglio della Gendarmeria che ha scortato l'arrivo di Salah Abdeslam al Palazzo di Giustizia di Parigi.
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FRANCIA
08.09.2021 - 13:240
Aggiornamento : 16:48

«Da Abdeslam mi aspetto la verità»

La prima udienza sugli attentati del 13 novembre 2015 ha preso il via pochi minuti fa al Palazzo di Giustizia di Parigi

PARIGI - Gli imputati hanno fatto il loro ingresso nell'aula bunker, sull'Ĩle-de-la-Cité di Parigi, attorno a mezzogiorno e un quarto. Tra di loro c'è anche Salah Abdeslam, l'unico del commando stragista della notte del Bataclan a essere rimasto in vita. Indossa una maglietta nera e i cronisti francesi, che siedono nella stessa aula per assistere alle prime battute del processo, faticano quasi a distinguerlo in mezzo agli altri.

A lui si è rivolta una delle prime voci che sono riecheggiate tra le mura del Palazzo di Giustizia della capitale francese, prima ancora dell'inizio dell'udienza. Quella di Patrick Denuit, padre di Alban, una delle 130 vittime di quella notte che la capitale francese non potrà mai scordare. Si aspetta che «Salah Abdeslam dica la verità, ciò che ha fatto veramente», riferisce il quotidiano Le Parisien.

«Mio figlio è stato vittima di atti di tortura e di barbarie» e ora «voglio avere delle risposte», ha detto il 70enne, che al processo si è costituito parte civile, rinunciando però a essere rappresentato da un avvocato.

Abdeslam parla in aula - L'inizio della prima udienza fiume era previsto per le 12.30, ma ha preso il via ufficialmente solo alle 13.17. Il processo dovrebbe durare complessivamente nove mesi. Vi prenderanno parte 1800 parti civili e oltre 300 avvocati. Le prime parole di Abdeslam in aula sono state: «Non c'è altro Dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo messaggero», secondo quanto riferito dai media francesi.

Il presidente del tribunale Jean-Louis Périès lo ha interrotto dicendo: «Lo vedremo dopo». L'imputato ha poi confermato la sua identità ma si è rifiutato di fornire il nome dei suoi genitori: «I nomi di mio padre e mia madre non hanno nulla a che fare qui». Infine Abdeslam, lo sguardo fisso al suolo, ha aggiunto di «aver rinunciato alla sua professione per diventare un combattente dello Stato Islamico». Gli altri imputati si sono rifiutati di fornire le proprie generalità alla corte. Sono sei, inoltre, quelli che non sono presenti in aula.

Périès, nel corso della sua dichiarazione introduttiva, ha definito il processo «storico» e «straordinario», in quanto «i fatti, per la loro intensità drammatica, fanno parte delle vicende nazionali e internazionali di questo secolo». Eccezionale «per numero di vittime, parti civili, testimoni e periti». Il presidente della Corte d'assise speciale ha poi aggiunto: «Dobbiamo tutti mantenere la giustizia nella sua dignità».

È poi cominciata la "processione" degli avvocati delle parti civili. Uno di essi, Dan Hazan, rappresenta l'Associazione francese delle vittime del terrorismo e otto soggetti, tra i quali il Bataclan. «Nessuno dei miei clienti è qui oggi. Uno solo ha previsto di venire di tanto in tanto. Sono qui oggi per loro, per sentire e comprendere cosa accadrà. Questo processo è talmente gigantesco che ho dovuto anche assicurarmi che fossero effettivamente tra le parti» che vi prendono parte.

Il numero di avvocati presenti è talmente elevato che uno di essi ha proposto di organizzare un sistema di turni, così da permettere una rotazione all'interno dell'aula.

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