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Blitz della polizia nei confronti di una rete di presunti fiancheggiatori del boss mafioso Matteo Messina Denaro.
ITALIA
15.12.2020 - 07:490

Colpo alla rete di Matteo Messina Denaro

Sono tredici i provvedimenti di fermo emessi dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo

TRAPANI - Blitz della Polizia nel trapanese, in Sicilia, nei confronti di una serie di presunti mafiosi molti dei quali vicini al numero uno di Cosa Nostra, il boss Matteo Messina Denaro.

Sono tredici i provvedimenti di fermo emessi dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Palermo che centinaia di agenti delle squadre mobili di Palermo e Trapani, supportati da quelli del Servizio centrale operativo, stanno eseguendo in queste ore.

Venti gli indagati tra i quali anche un sindaco, accusato di corruzione elettorale ed estorsione, e diversi imprenditori. Le accuse ipotizzate nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, associazione mafiosa, estorsione, incendio, furto, favoreggiamento personale e corruzione elettorale, aggravati dal metodo mafioso.

Le manette sono scattate per alcuni imprenditori e per un dirigente di un'azienda pubblica di Trapani che è anche presidente di una cantina sociale mentre il primo cittadino risulta solo indagato. In corso anche una serie di perquisizione nelle campagne del trapanese per la ricerca di armi.

Nell'ambito di un'altra operazione, coordinata dalla Dda di Potenza (Basilicata), contro il narcotraffico tra l'Albania e la provincia di Matera, i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) e della Compagnia di Policoro (Matera), stanno eseguendo 18 fermi, sette ordinanze di custodia cautelare in carcere e undici ai domiciliari.

Le persone indagate sono accusate, a vario titolo, di associazione dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare eroina, cocaina e marijuana. L'operazione, denominata "Metalba", con cento carabinieri impegnati, sta interessando le province di Matera, Potenza, Cosenza, Lecce, Udine, Parma e Trapani.

La droga, che arrivava dall'Albania, veniva spacciata lungo il litorale jonico-lucano, in particolare a Tursi e a Policoro (Matera).


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