L'ennesimo ultimatum di Trump a Teheran: «Non siamo ancora soddisfatti»

Le trattative restano in bilico mentre il Pentagono prepara possibili scenari militari per colpire obiettivi strategici in Iran.
Le trattative restano in bilico mentre il Pentagono prepara possibili scenari militari per colpire obiettivi strategici in Iran.
NEW YORK - «L'Iran vuole fare un accordo: sta negoziando allo stremo. Noi non siamo ancora soddisfatti. O lo saremo o dovremo finire il lavoro». Lo ha detto il presidente americano Donald Trump durante la riunione di governo, ribadendo che l'Iran non può avere l'arma nucleare e sottolineando di aver ricevuto nell'operazione "grande sostegno da altri paesi".
Con l'Iran «vedremo cosa succede. Potremmo tornare e finire il lavoro, potremmo non farlo», ha detto Trump durante la dodicesima riunione di governo pubblica lodando i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner per il «grande lavoro».
A suo dire le trattative «stanno andando molto bene. Stanno iniziando a darci le cose che devono darci; se lo faranno, sarà fantastico. E se non lo faranno, allora dovremo finirli», ha affermato. L'accordo con Teheran deve essere «perfetto. Non faccio cattivi accordi», ha detto Trump sottolineando che se i paesi arabi non aderiscono agli Accordi di Abramo «non sono sicuro che dovremmo fare l'intesa» con Teheran. «Penso che ce lo devono, a essere onesto», ha aggiunto senza comunque spingersi a dire che l'accordo con l'Iran è subordinato agli Accordi di Abramo.
Secondo Trump l'Iran non abbia altra scelta che fare un accordo. «La loro economia è in caduta libera. L'inflazione è al 250%. Pensavano di riuscire a sfinirmi nell'attesa. Saremo noi a sfinire loro», ha messo in evidenza.
«Non stiamo parlando di alcun allentamento delle sanzioni. Le manterremo, abbiamo il controllo dei soldi che ritengono essere loro», ha proseguito. «Quando si comporteranno in modo adeguato e faranno ciò che è giusto, permetteremo loro di avere i propri soldi. Ma al momento non lo stiamo facendo», ha messo in evidenza il presidente americano.
A chi gli chiedeva se avrebbe accettato uno Stretto controllato da Iran e Oman, Trump ha poi risposto che «nessuno controllerà lo Stretto di Hormuz, sono acque internazionali. Lo Stretto sarà aperto a tutti». «L'Oman si comporterà bene, altrimenti dovremo farli saltare in aria», ha aggiunto il presidente.
Quanto al nucleare, Trump ha dichiarato di non essere disposto ad accettare che la Russia o la Cina ricevano le scorte di uranio altamente arricchito dall'Iran, sottolineando che non si sentirebbe a proprio agio se accadesse.
Da parte sua il capo del Pentagono Pete Hegseth ha dichiarato che Trump con le sue decisioni sull'Iran «ha creato le condizioni per rendere più sicuri gli americani e il mondo». L'Iran «ora non può costruire navi o droni e per questo ha alzato bandiera bianca per trattare con Steve Witkoff e Jared Kushner che, abilmente, lo stanno facendo».
Mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che «l'Iran non avrà mai l'arma nucleare. La diplomazia è sempre la prima opzione e continuiamo a lavorare con l'Iran: stiamo dando alla diplomazia ogni chance di successo», sottolineando che «vedremo nelle prossime ore, nei prossimi giorni i progressi».
Intanto, secondo quanto riferito da alcune fonti dell'amministrazione alla NBC, il Pentagono avrebbe stilato una lista dei possibili obiettivi da colpire in Iran qualora Trump decidesse di riprendere i bombardamenti.
L'ultima bozza del Memorandum di Islamabad, i punti principali
Fine del blocco navale americano verso i porti iraniani, disimpegno militare degli Stati Uniti, ripristino del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz ai livelli prebellici, firma di una risoluzione vincolante al Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Questi i principali punti che, secondo la tv di Stato iraniana, sarebbero al centro dell'ultima bozza del "Memorandum di Islamabad" fra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra.
* STOP AL BLOCCO NAVALE. Gli USA revocano il blocco navale imposto sui porti iraniani e non interferiscono nel transito delle navi da o verso la Repubblica islamica.
* RITIRO DELLE TRUPPE USA. Washington si impegna a ritirare le proprie forze belliche dall'area circostante l'Iran, ma saranno necessari ulteriori negoziati per stabilire se ciò includa i militari schierati nella regione.
* RIAPERTURA DI HORMUZ. In cambio Teheran ripristinerà il traffico commerciale nello Stretto ai livelli prebellici entro un mese. Il transito delle navi nella via marittima sarà gestito in collaborazione con l'Oman e le procedure di gestione dello Stretto sarebbero completamente diverse da quelle precedenti al conflitto. Secondo vertici del regime, l'Iran ispezionerà le imbarcazioni, imponendo tariffe di servizio alle navi, eccezion fatta per quelle militari.
* RISOLUZIONE ONU. Nel memorandum si afferma che, se si raggiungerà un accordo definitivo entro 60 giorni, l'intesa dovrà essere approvata come una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza dell'ONU.
L'unico problema è che i target identificati sono molto più difficili da trovare e colpire: molti infatti sono sotterrati fra le montagne o nascosti fra la popolazione civile, rendendo difficile portare a segno attacchi di precisione.
I target «facili» sono terminati, ora ci sono quelli «difficili» se i combattimenti dovessero riprendere, ha detto un funzionario americano alla NBC, osservando come il successo non sia più garantito con attacchi solo dall'alto.




