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SPAGNA

Vittoria italiana: i ristoranti "La Mafia" cambiano nome

Il rebranding coinvolgerà circa 90 ristoranti e sarà completato entro maggio
IMAGO / Europa Press
Fonte Ats Ans
Vittoria italiana: i ristoranti "La Mafia" cambiano nome
Il rebranding coinvolgerà circa 90 ristoranti e sarà completato entro maggio

MADRID - Ci sono voluti anni di pressioni diplomatiche, ricorsi e un cambio di sensibilità pubblica, ma alla fine il nome 'La Mafia' sparisce dalle insegne di una delle catene più note della ristorazione in Spagna.

'La Mafia se sienta a la Mesa' (La Mafia si siede a tavola) diventa 'La Familia se sienta a la Mesa', una correzione che segna un successo dell'Italia, da tempo in prima linea contro l'uso commerciale dell'immaginario mafioso.

La premessa di questa svolta era stata la decisione dell'Ufficio spagnolo brevetti e marchi, che a marzo aveva dichiarato nullo il marchio, ritenendolo contrario all'ordine pubblico e alla morale. Un pronunciamento che recepisce le istanze avanzate dall'ambasciata italiana a Madrid e in linea con precedenti europei.

Il Tribunale dell'Ue aveva infatti rilevato già nel 2018 come quella denominazione potesse trasmettere un'immagine «globalmente positiva» della mafia, banalizzando un fenomeno criminale. La catena spagnola aveva un mese di tempo per presentare ricorso contro la decisione dell'Ufficio brevetti, ma le due sentenze contrarie l'hanno portata a desistere.

La disputa si era estesa anche fuori delle aule giudiziarie. L'ambasciatore italiano in Spagna, Giuseppe Buccino Grimaldi, era intervenuto direttamente scrivendo al club di basket Casademont di Saragozza, in Aragona, Reynaldo Benito, per contestare la presenza della catena 'La Mafia' fra gli sponsor della squadra.

Nella lettera parlava apertamente di un marchio «offensivo» non solo per le vittime e i loro familiari, ma per «qualsiasi cittadino con un livello medio di sensibilità», sottolineando il «disagio» per averlo associato a una realtà sportiva di primo piano. Buccino Grimaldi ha richiamato anche l'impegno dell'Italia e dell'Ue contro la criminalità organizzata.

Per anni il brand della catena di ristoranti, fondata a Saragozza nel 2000 da Javier Floristan, ha giocato sull'ambiguità, fra ironia e provocazione. Ma la "mafia nel piatto" ha finito col trasformarsi in un boomerang, con un tsurnami di commenti sui social, favorevoli allo stop al marchio, in difesa della memoria e dell'immagine di un Paese che non intende associare la propria identità gastronomica a stereotipi criminali.

Il gruppo iberico ha ora scelto di adeguarsi. Il rebranding coinvolgerà circa 90 ristoranti e sarà completato entro maggio, con la presentazione ufficiale il 5 e l'inaugurazione del primo ristorante con la nuova identità commerciale a Madrid, nel quartiere Serrano. Floristan, che si era scudato dietro la libertà di espressione, parla ora di ritorno «all'essenza» del progetto, prendendo le distanze da una polemica che «non rappresenta» l'identità della catena. Ma il cambio segna soprattutto una presa d'atto.

Per il gruppo - 135 milioni di euro di fatturato nel 2024 e nuovi piani di espansione - si apre una nuova fase, senza più un nome che, da marchio commerciale, era diventato un caso diplomatico internazionale. Che, tuttavia, si inserisce in un fenomeno globale duro a morire: secondo stime di Coldiretti (la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana), sarebbero circa 300 nel mondo i ristoranti che richiamano la criminalità organizzata nel nome, dagli Stati Uniti al Messico, fino all'Egitto, passando per il 'Mafia restaurant' a Lima o il 'Piccolo Padrino' a Bruxelles.

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