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A Cuba è tornata l'elettricità, ma l'emergenza non è per nulla risolta

L'Avana e il resto del Paese possono finalmente riaccendere le luci. Ma il problema strutturale resta e ci si preoccupa per un possibile “colpo di mano” militare degli Usa.
Imago/Andalou
Fonte Ats ans
A Cuba è tornata l'elettricità, ma l'emergenza non è per nulla risolta
L'Avana e il resto del Paese possono finalmente riaccendere le luci. Ma il problema strutturale resta e ci si preoccupa per un possibile “colpo di mano” militare degli Usa.

L'AVANA - Cuba riaccende la luce dopo l'ennesimo blackout nazionale, ma la crisi energetica resta senza soluzione e continua a paralizzare il Paese.

Dopo la «disconnessione totale» del sistema elettrico, le autorità hanno avviato il ripristino della rete, con due terzi dell'Avana tornati gradualmente all'elettricità nel giro di 24 ore.

«A partire dallo sforzo dei lavoratori è stato possibile ristabilire il sistema nazionale», ha dichiarato su X il primo ministro Manuel Marrero, confermando tuttavia che la domanda continuerà a superare la capacità di produzione.

Il collasso è l'ultimo di una lunga serie: è il secondo blackout nazionale in pochi giorni e il settimo nell'ultimo anno e mezzo. Alla base della crisi c'è una rete fragile, alimentata da poche e vecchie centrali a gasolio, aggravata dal blocco totale imposto dagli Stati Uniti alle forniture di combustibile, che ha lasciato l'isola senza petrolio.

La preoccupazione per un “colpo di mano” militare degli Usa
La crisi energetica si intreccia con le tensioni politiche tra L'Avana e Washington, alimentando uno scenario sempre più instabile. Nonostante l'avvio di negoziati, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato questa settimana di voler «prendere» l'isola.

Di fronte a questo scenario, il viceministro degli Esteri cubano Carlos Fernández de Cossío ha sottolineato che L'Avana «non trova alcuna giustificazione» per un eventuale attacco, definendo Cuba un Paese «pacifico» che non rappresenta «alcuna minaccia» per gli Stati Uniti, soprattutto alla luce della disponibilità del governo a mantenere relazioni economiche e diplomatiche. «Il nostro Paese è aperto a fare affari e a mantenere una relazione rispettosa, che sono sicuro la maggioranza degli statunitensi appoggerebbe», ha precisato.

In linea con le posizioni ufficiali del governo cubano, il viceministro ha però escluso qualsiasi apertura a cambiamenti del sistema politico. «È una questione interna di Cuba», ha affermato. «Non si può mettere in discussione il sistema che abbiamo: gli Stati Uniti provano da decenni a cambiarlo e hanno fallito», ha aggiunto.

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