Battaglia sui rimborsi dei dazi parte dal democratico Illinois

Governatori democratici e grandi aziende chiedono rimborsi record alla Casa Bianca dopo la sentenza sui dazi.
NEW YORK - La fila si allunga. A chiedere i rimborsi per i dazi pagati e dichiarati illegali dalla Corte suprema non ci sono solo le aziende di Corporate America, ma anche gli Stati degli USA governati dai democratici. A presentare la prima "fattura" alla Casa Bianca è stato il governatore dell'Illinois JB Pritzker, che chiede un pagamento di 8,6 miliardi di dollari per i danni causati dalle tariffe a 5,1 milioni di famiglie del suo Stato.
La lettera è accompagnata da un avvertimento chiaro, che lascia intravvedere un duro scontro legale all'orizzonte: «se non ottemperate a quanto richiesto intraprenderemo ulteriori azioni», minaccia Pritzker, probabile candidato democratico alla Casa Bianca per il 2028.
L'Illinois e un'altra decina di Stati a guida democratica hanno fatto causa a Trump contro i dazi nei mesi scorsi e ora pretendono che venga saldato il conto. A chiedere che gli americani vengano rimborsati è anche il governatore della California Gavin Newsom, che va a rafforzare il coro dei liberal che si è alzato dal Congresso a favore della restituzione dei soldi spesi in tariffe.
Si tratta di richieste che non è ben chiaro dove porteranno: i democratici stanno lavorando ad alcune iniziative di legge per costringere l'amministrazione a ripagare i consumatori, ma le misure difficilmente saranno approvate da un Congresso a maggioranza repubblicana. Senza contare la difficoltà nel delinearle, viste le differenze tra Stato e Stato in termini di spesa e di prodotti acquistati.
La battaglia per i rimborsi, comunque, di certo durerà «mesi, se non anni»: «ho la sensazione che gli americani non li vedranno mai», ha affermato senza mezzi termini il segretario al Tesoro Scott Bessent, gelando ogni tipo di attesa.
Nonostante ciò, le maggiori associazioni di categoria americane, quali la US Chamber of Commerce e la National Retail Federation (di cui fa parte Walmart), non intendono cedere di un millimetro. Hanno già esortato i tribunali americani ad assicurare un «processo senza intoppi per il rimborso dei dazi agli importatori statunitensi. Il rimborso - si afferma - servirà da stimolo economico e consentirà alle aziende di reinvestire nelle proprie attività, nei propri dipendenti e nei propri clienti».
Un appello condiviso dall'American Apparel & Footwear Association (che include colossi come American Eagle Outfitter e Ralph Lauren): convinta che la decisione della Corte suprema sui dazi obblighi l'amministrazione a rimborsare, l'associazione ha chiesto all'agenzia doganale di muoversi con rapidità e offrire alle aziende grandi e piccole indicazioni chiare da seguire.
In gioco ci sono più di 133 miliardi di dollari, ovvero la cifra raccolta fino alla metà di dicembre dalle autorità doganali. Gli economisti di Wall Street parlano però di cifre ben più elevate: The Budget Lab di Yale stima almeno 142 miliardi, Wharton circa 175 miliardi e JPMorgan oltre 200 miliardi. In media gli Stati Uniti hanno incassato ogni mese 30 miliardi dai dazi, soldi che ora le aziende e gli Stati vogliono indietro.



