Effetto Trump: liberato Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto in Venezuela

Con lui rimesso in libertà anche l'imprenditore Mario Burlò. Entrambi erano detenuti da più di 1 anno. Sono stati portati nell'ambasciata d'Italia a Caracas
Con lui rimesso in libertà anche l'imprenditore Mario Burlò. Entrambi erano detenuti da più di 1 anno. Sono stati portati nell'ambasciata d'Italia a Caracas
CARACAS/ROMA - «Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell'ambasciata d'Italia a Caracas». Lo ha annunciato stamattina il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Lo ho appena comunicato al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha sempre seguito la vicenda in prima persona», continua Tajani in un post pubblicato sul suo account X. «Ho parlato con i nostri due connazionali, che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente» ad interim Delcy Rodriguez «che il governo italiano apprezza molto», conclude il ministro degli Esteri. Soddisfatta la premier Giorgia Meloni che in una dichiarazione di pochi minuti fa dice di accogliere «con gioia la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò. Ho parlato con loro e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa».
Il cooperante Alberto Trentini si trovava in carcere da più di 400 giorni. Anche l'imprenditore torinese Burlò era detenuto da più di un anno. La detenzione dell'italiano Alberto Trentini in Venezuela è iniziata il 15 novembre 2024. L'operatore umanitario veneziano si trovava nel Paese da meno di un mese per conto della Ong "Humanity & Inclusion", impegnata nell'assistenza alle persone con disabilità. Il 46enne, che era arrivato a Caracas il 17 ottobre, è stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava verso Guasdualito per portare aiuti alle comunità locali. Quando è stato arrestato non aveva con sé le medicine di cui ha bisogno. Ha trascorso 423 giorni in un carcere di massima sicurezza alle porte della capitale venezuelana.
Nelle prime settimane non si è saputo nulla sulla sua detenzione. Per oltre due mesi le autorità non hanno fornito notizie né hanno permesso alcun contatto con lui. A gennaio 2025 Palazzo Chigi, in una nota, assicurò che si stavano «attivando tutti i canali possibili per garantire una soluzione positiva e tempestiva» garantendo «massima attenzione fin dall'inizio».




