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Keystone (foto d'archivio)
REGNO UNITO
19.02.2021 - 20:000

«Potrei ammalarmi gravemente, ma ne sarà valsa la pena»

La testimonianza di un 18enne che parteciperà agli "human challenge trials" contro il Covid nel Regno Unito

Lo studio è stato autorizzato questa settimana dalle autorità britanniche.

STOKE-ON-TRENT - Il Regno Unito ha annunciato mercoledì l'intenzione di avviare, nel giro di qualche settimana, il primo studio al mondo sul Covid-19 a cui prenderanno parte giovani volontari disposti a farsi infettare con il SARS-CoV-2. Tra questi c'è Alastair Fraser-Urquhart, un 18enne di Stoke-on-Trent, tra i primi ad iscriversi.

«Ho accettato i rischi», ha raccontato al Guardian il ragazzo, che prossimamente riceverà la sua "dose" di coronavirus all'ospedale Royal Free di Londra, dove poi resterà in isolamento - e sotto costante controllo medico - per un periodo di 17 giorni. Per il suo impegno riceverà un rimborso di circa 4'500 sterline (circa 5'600 franchi), che intende però donare alla People’s Vaccine Alliance. 

Ma sarà preoccupato per quanto lo attende ore? «Certo che sono preoccupato, chiunque dovrebbe esserlo prima di partecipare» a uno studio di questo genere. «Ci sono rischi che non conosciamo. Aver contratto il coronavirus mi farà arrivare forse a 50 anni con un maggiore rischio di tumore ai polmoni? Però fa parte del gioco», ha raccontato il 18enne, che può contare sul sostegno della sua famiglia. «Hanno compreso cosa farò e perché intendo farlo».

Oltre agli obiettivi immediati dello studio, le speranze del giovane Alastair sono rivolte anche alla possibile "eredità" futura di questi test, che «diventando una norma» potrebbero dare un ulteriore slancio allo sviluppo dei vaccini in caso di future pandemie. «Potrei ammalarmi in modo grave - ha detto a The Sentinel - ma questo per me sarebbe nettamente compensato dagli aspetti positivi», che potrebbero «essere molto grandi».

Il primo studio "human challenge"
Lo studio britannico ha ricevuto questa settimana il via libera dalla Commissione etica. Alla sperimentazione, che inizierà entro un mese, prenderanno parte fino a 90 giovani, di età compresa tra i 18 e i 30 anni. L'obiettivo principale dello studio è stabilire quale sia la quantità minima di virus necessaria a innescare l'infezione.

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