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CONGO
13.01.2020 - 08:540

Il cobalto che uccide i bimbi per un franco al giorno

40.000 ragazzini impegnati nelle miniere. 13.800 minorenni che vivono di elemosina e prostituzione. Benvenuti in Congo

di Redazione

BRAZZAVILLE - La vita degli invisibili. Quella dei bambini sfruttati, schiavi, oppressi. Lo sfruttamento del lavoro minorile è di certo una delle piaghe del mondo. Lo è specialmente nelle realtà meno sviluppate. Uno dei tanti dolori esempi è il Congo. Nella sola capitale Kinshasa, che oggi ospita oltre 10 milioni di persone in quartieri disastrati, l’UNICEF stima vi siano più di 13.800 shegué, bambini e bambine di strada che sopravvivono di lavoretti nei mercati, elemosina e piccoli furti, ma spesso anche di prostituzione, attività illegali e altri espedienti. Un grande bacino da sfruttare dove migliaia di ragazzini sono costretti a lavorare per estrarre  il cobalto, indispensabile per le batterie dei tanti strumenti a carica elettrica che ogni giorno migliorano la nostra vita.

Lì, dove quelli che potrebbero essere dei nostri figli soffrono e in alcuni casi, muoiono, per un dollaro al giorno. Una frontiera relativamente nuova dello  sfruttamento minorile e dell’economia nei paesi sottosviluppati. La nuova eldorado è data dalla richiesta sempre più grande di cobalto, sottoprodotto di
nichel e rame, schizzata alle stelle con l’incremento di richiesta e produzione di auto elettriche e ibride.
Il prezzo oscilla tra i 30 e i 32 mila dollari a tonnellata e il Congo – che garantisce da solo il 60% del fabbisogno mondiale - è divenuto un polo di sregolata attrazione per tantissime multinazionali. Il 60% dei bambini della zona di Kolwezi, ex Katanga (oltre la metà del cobalto si estrae da lì, ndr) è impiegato in miniera e la quasi totalità di questi, abbandona la scuola fin dal ciclo elementare.
In un report investigativo condotto dall’Ipis, Servizio di Informazione Internazionale sulla Pace, viene smascherato come l’intero processo di sfruttamento delle risorse umane e naturali del Congo sia funzionale per l’Europa, l’America e l’Asia a guadagnare i massimi vantaggi per lo sviluppo capitalistico e imperialista, supportando una guerra economica in Africa senza precedenti.
Le ultime stime di Unicef e Amnesty International di 40.000 ragazzi e ragazze minorenni impegnati nelle miniere del sud della Repubblica democratica del Congo  sono da considerarsi oramai da aggiornare, purtroppo verso l’altro, visto il boom del cobalto di cui sopra. Questi bambini, denuncia Amnesty, lavorano in condizioni estreme, alcuni di loro più di dodici ore al giorno, senza alcuna protezione e percependo salari da fame, un dollaro al giorno, altrove anche due euro a settimana. Si  ammalano prima e più dei loro coetanei. Rischiano ogni giorno incidenti sul lavoro a causa di carichi troppo pesanti fino alla morte a causa dei frequenti crolli nelle grotte artigianali. Spesso sono picchiati e maltrattati dalle guardie della sicurezza se oltrepassano i confini della miniera.

Uno sfruttamento che però qualcuno sta cercando di fermare. Come rivelato dal Guardian nei giorni scorsi, il gruppo International Rights Advocates ha intentato causa contro Apple, Google, Dell, Microsoft e Tesla a nome di quattordici famiglie della Repubblica Democratica del Congo, i cui bambini sono morti o sono rimasti menomati durante il lavoro nelle miniere di cobalto. Secondo le accuse contenute nella documentazione prodotta da IRAdvocates, i bambini lavoravano illegalmente in miniere di proprietà della compagnia anglosvizzera Glencore, la quale vende il cobalto a Umicore, un trader basato a Bruxelles che poi li distribuisce alle aziende incriminate.

Sfruttamento lavoro minorile, piaga mondiale
Sempre difficile parlare di numeri in questi casi. Perché non ci sono dati ma solo stime, purtroppo spesso al ribasso, o meglio ottimistiche. Secondo quanto pubblicato sul sito ufficiale dell’Unicef, nel mondo sono più di 150 milioni i bambini intrappolati in impieghi che mettono a rischio la loro salute mentale e fisica e li condannano ad una vita senza svago né istruzione. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ILO, è un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si
occupa di promuovere la giustizia sociale e i diritti umani internazionalmente riconosciuti. Secondo i dati in loro possesso, nel mondo, 74 milioni di bambini sono impiegati in varie forme di lavoro pericoloso, come il lavoro in miniera, a contatto con sostanze chimiche e pesticidi agricoli o con macchinari pericolosi. E' il caso, scrive sempre il sito dell’Unicef, dei bambini impiegati nelle miniere in Cambogia, nelle piantagioni di tè nello Zimbabwe, o che fabbricano bracciali di vetro in India. Tra le peggiori forme di lavoro minorile rientra anche il lavoro di strada, ovvero l'impiego di tutti qui bambini che, visibili nelle metropoli asiatiche, latino-americane e africane, cercano di sopravvivere raccogliendo rifiuti da riciclare o vendendo cibo e bevande.
Altri dati disponibili su Action Aid, associazione che si occupa di programmi di sostegno a distanza, sarebbero 98 milioni i bambini che lavorano nei campi; 78 milioni i bambini che lavorano in Asia e nei Paesi del Pacifico; 59 milioni i bambini che lavorano si trovano nell'Africa subsahariana; 13 milioni in America Latina e Caraibi e 9 milioni che lavorano nel Medio Oriente e nell'Africa settentrionale. Numeri spaventosi, come la vita di questi bambini dall’infanzia strappata.

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