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LIGORNETTO
20.09.2013 - 08:110
Aggiornamento : 23.11.2014 - 02:30

Al Museo Vela tra chi dipinge con i capelli e i quadri "di Hitler"

Una mostra di artisti contemporanei "sconvolge" il museo Vela, tra tele "di Hitler" e artisti che dipingono con la testa, letteralmente parlando.

LIGORNETTO - Non è certo un commento professionale, ma uscendo dall’allestimento “Corpo e Potere” del Museo Vincenzo Vela di Ligornetto, figata è una parola che sfugge alle labbra. È una mostra su misura: il collettivo austriaco c/o Kunst l’ha preparata appositamente visitando il museo ticinese, vivendo, chi per qualche giorno chi per settimane tra le sculture di Vincenzo Vela. Esempi da onorare ma, perché no, da sfregiare. Arrivando a coprirne una con una tenda da doccia.
Questi turisti artisti d’Austria colpiscono, e il colpo va profondamente a segno. Metabolizzando il messaggio del loro ospite, hanno costruito un percorso tanto divertente quanto disturbante, che discute profondamente il rapporto tra il corpo e il potere. Infatti, spiega il curatore del catalogo Vito Calabretta, “questa è una mostra politica”. Ma, soprattutto, è un’esposizione spassosa. Intrigante è osservare le trentasei lastre sovrapposte che rendono in 3d i ritratti di Markus Riebe delle sculture di Vela e, in sottoimpressione, in una modernissima geolocalizzazione storica dell’opera, delle immagini satellitari stile Google Maps.

Per i golosi - Camminando tra le sale l’esposizione diventa golosa, Ursula Guttmann ha riprodotto le medaglie presenti su molti busti dello scultore ticinese, ma lo ha fatto in cioccolato. “È cioccolato svizzero – ci ha raccontato – e torinese, le due patrie di Vincenzo Vela”. Questo dolce metallo è meno tenace dell’originale a rappresentare un discorso sulla friabilità del merito e, appunto, del potere. Poi, chiacchierando coi giornalisti, l’artista ha creato, in presa diretta: chiedendo alla curatrice Gianna Mina, che l’ultimo giorno della mostra, il 17 novembre, la teca fosse aperta, chi vorrà potrà mangiarsi l’opera. Un altro passo e si entra nel mondo, o nella testa, di Isa Stein. Il corpo di questa artista si esprime nei capelli. Li intinge nella vernice per dipingere in quella che è anche una performance fisica. Poi li immortala mentre viene inchiodata per la chioma. Riusce a liberarsi, approfondendo un discorso di genere che vede proprio nei capelli uno degli attributi di femminilità più contrastanti: briglia o gioiello?

Il corpo perduto - Lo stanzino più piccolo della Villa è un cazzotto nello stomaco. Peter Kraml, tra in fondatori di c/o:K, vittima di una patologia degenerativa, da intellettuale e artista ha perso progressivamente le capacità espressive. Ha potuto contribuire impugnando una penna biro: dei disegni, non facciamo i buonisti, pasticciati che hanno il potere di integrarsi appieno nel discorso della collettiva, traducendo in dolore la sconfitta del corpo di fronte alla tirannia del suo essere transeunte.

Le tele di Hitler - Poi il colpo di scena. Ci sono i quadri brutti, ma brutti davvero: scialbi paesaggi da tre soldi al mercato. Ma c’è la firma: Adolf Hitler. In alcuni il nome del Führer è incastonato nella cornice. No, non sono i suoi. Potrebbero esserlo, per il poco talento. Tanto che, ce lo conferma la curatrice Gianna Mina,: “Chi li ha già visti, letta la firma, non s’è più curato d’altro”. Anche noi siamo rimasti senza parole, per falsi che fossero la firma di Hitler l’abbiamo scovata altrove: tutti erano paesaggi senza persone.

Un museo che osa - È una mostra che merita. Merita per il coraggio avuto dal Museo Vela di darsi in pasto a un collettivo che osa e sa come farlo. Finalmente un po’ di arte gagliarda senza bisogno di frantumarla. E, non da ultimo, per chi accusa l’arte contemporanea di essere ossessionata dai genitali: ne abbiamo contato uno solo, il pene di un neonato che potrebbe essere anche uno sbafo di inchiostro sfuggito al pennello.

 Il sito del Museo Vincenzo Vela


 


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