Cerca e trova immobili
LUGANO

Cristiano De André, l'atteso ritorno: «Al mondo di oggi do un voto molto basso, a me la sufficienza»

Il cantautore sarà al Palazzo dei Congressi il prossimo 16 aprile. «Ho lottato tanto nella vita e sofferto molto. Ma sono felice di avere trovato con la musica il mio angolo di salvezza».
Foto di Virginia Bettoja
Cristiano De André, l'atteso ritorno: «Al mondo di oggi do un voto molto basso, a me la sufficienza»
Il cantautore sarà al Palazzo dei Congressi il prossimo 16 aprile. «Ho lottato tanto nella vita e sofferto molto. Ma sono felice di avere trovato con la musica il mio angolo di salvezza».

LUGANO - Caro Cristiano De Andrè, ben ritrovato. Sotto il grigio cielo di Milano o in quello altrettanto plumbeo di Sardegna tra un ciclone "Harry" e l'altro?
«Sono a casa, a Portobello di Gallura. A parte oggi che finalmente c'è il sole, sono tre mesi che piove ininterrottamente. Non ha mai piovuto così tanto da che mi ricordi e cioè da quando ho messo piede in Sardegna, che avevo cinque anni. Per fortuna in questa parte di costa comunque il ciclone ha fatto meno danni».

Mare in tempesta a parte, nel suo "buen retiro" anche l'inverno mostra però tutto il suo fascino...
«Sto di vedetta (ndr. sorride). Poi in questi giorni in realtà sto seguendo dei lavori di ristrutturazione che sto facendo qui in casa. Una casa dove passo dei periodi con molta solitudine, ma per scelta. Ho deciso di vivere qua per essere circondato dalla natura, perché ormai le città mi stanno strette, sono degli agglomerati che ti portano a vivere una vita folle, un andare sempre a 300 chilometri all'ora. Per che cosa? Per due soldi in più? Per finire schiacciati contro il muro? Preferisco vivere lontano dalla città e guardare il mondo da uno spioncino, così non corro il rischio di essere coinvolto in cose che non mi piacciono, in cose che non ho voglia di fare, o di parlare di cose di cui non mi interessa parlare o di frequentare persone che non hanno niente a che fare con me. Preferisco scegliermi le persone giuste e stare quando capita con i pochi amici. Per il resto, amando stare da solo, diciamo che sono più per l'elogio della lentezza e la meditazione».

Non a caso la sento spesso dire, anche nei concerti, che questo mondo avrebbe bisogno di maggiore raccoglimento.
«Gli farebbe bene. Dobbiamo trovare una chiave più umanistica per affrontare tutto questo tempo».

Che voto darebbe al mondo di oggi?
«Un voto molto basso. Siamo in un momento veramente orrendo, difficilissimo. Si sta prefigurando un nuovo ordine mondiale, siamo nell'era del "Trumpismo", di questa destra globale e questo modo di essere arroganti, dove tutto è basato sui soldi, sul potere. Mio padre ha cantato contro il potere tutta la vita, l'ha scaraventato dalle mani, come dice una sua canzone, e nell'ultimo periodo mi confessava di provare un grandissimo sconforto, per il fatto di avere preso atto che non era servito a niente quello che aveva scritto. Ecco, guardando al mondo di oggi e alla realtà che ci circonda, come si fa a non dargli ragione? Le cose sono peggiorate rispetto a quello che lui avrebbe sognato. Ecco perché dò un voto molto, molto basso al mondo di oggi».

E a Cristiano De André che voto darebbe?
«Mah, dai, vediamo...direi...la sufficienza. O forse, dopo tanti anni di lavoro, direi che qualcosa in più di una sufficienza me la merito».

Soltanto? Si accontenta...
«Semplicemente sono felice delle mie scelte».

E cosa pensa delle scelte fatte? E di sè stesso?
«Penso di avere lottato tanto nella mia vita, sin da quando mio padre mi avrebbe voluto veterinario. E invece io volevo fare il musicista. Lui voleva proteggermi dal confronto che avrei avuto chiaramente con lui e questo confronto c'è stato, è stato anche molto doloroso. Però ho preferito soffrire e fare quello che mi piaceva, piuttosto che fare qualcosa che non mi sarebbe appartenuto. E comunque tutte le cose che ho scritto le ho scritte anche molto a fatica, perché sentivo proprio il peso di questo confronto; sentivo lui che mi diceva "che c...o stai scrivendo?". E questo mi ha bloccato un po'. È più quello che ho buttato via di quello che ho tenuto per me. Scrivere a fatica per togliermi certi blocchi non è stato un esercizio facile: è per questo che in qualche modo ho imparato anche a volermi un po' più bene, ad accettare i miei limiti e a fare i conti oggi dicendomi che comunque in qualche modo sei riuscito a venirne fuori: anche perché avere un padre come il mio le assicuro che non è stato per niente facile. Quindi sono felice di essere riuscito a fare il musicista, avendo una tua protezione, un tuo angolo di attesa, di salvezza, che mi sono creato nel tempo. Oggi mi sento orgoglioso di quello che sono riuscito a fare. Avrei potuto fare di più, posso anche fare di più, però diciamo che qualcosa mi sembra di averla portata in porto».

A proposito di porti: da quelli di mare dove lei vive agli attracchi lacustri. Il 16 aprile torna a Lugano.
«Che bello! Non vedo l'ora. È un posto che mi piace tanto, ho già suonato una volta al Palazzo dei Congressi».

C'è molta attesa per il suo ritorno in Ticino (ndr. lo scorso anno riempì e infiammò il FEVI di Locarno). Le dò una notizia: a guardare la lunghissima lista di sold-out inanellati e leggendo quello che scrivono sui social le persone che sono venute a vederla per la prima volta, sembra che i suoi concerti diano dipendenza. Una volta provati, difficile smettere. Quei commenti testimoniano di gente che torna a vederla anche cinque o sei volte nello stesso anno. Come se lo spiega?

«Ha ragione. È un crescendo. Vedo sempre più gente che arriva. La mia agenzia sta lavorando bene: come gestire le date, come metterle, come organizzarle, come pubblicizzarle. Poi diciamo che ho fatto un lavoro molto importante su tutte le opere di mio padre. Siamo stati davvero tanto tempo a trovare dei vestiti che andassero bene per quelle sue canzoni senza snaturare i suoi testi. Ho cercato di agevolarli, di amplificarli e sono molto contento di come reagisce la gente. Probabilmente è proprio vero che il duro lavoro paga, alla fine».

Esige molto da sè stesso?
«Sì. E in questo ho preso da mio padre. Se non sei veramente convinto di una cosa è meglio che lasci stare. Bisogna avere quella dose di autocritica che ti permette di migliorarti, ecco. Però attenzione: quando l'autocritica supera una certa soglia poi diventa autodistruzione. Quindi direi che abbiamo trovato il giusto compromesso».

A vedere i suoi concerti, inaspettatamente, ci vanno anche tanti giovani. E non è solo questione di padri e madri che portano i loro figli ai suoi spettacolo. Lei ama stare tra loro, come è accaduto l'11 gennaio scorso in piazza Matteotti a Genova quando con la sua chitarra si è seduto sulla scalinata della chiesa del Gesù e ha cominciato a cantare assieme a centinaia di ragazzi le canzoni di Faber che lei porta in tour.
«È stato emozionante. Volevo stare in mezzo ai ragazzi, suonare con loro. Le confesso una cosa: io vorrei fare anche molti più concerti, soprattutto per i ragazzi e sto pensando a fine estate di fare delle date con biglietti a metà prezzo proprio per i più giovani. Prezzi popolari solo per loro. Ne stiamo parlando con la mia agenzia e stiamo vedendo di trovare una soluzione».

Le danno spesso dell'eterno ragazzino: si sente così?
«Mah diciamo che io 63 anni non me li sento proprio per niente. Sento di essermi fermato al tempo di un venticinquenne/trentenne direi.
Il segreto? Che ho sempre questa grande passione per la musica che mi mantiene giovane, vivo. Al confronto di mio padre che soffriva un po' il pubblico, io invece mi diverto, mi piace quindi il mio lavoro. È anche una mezza vacanza diciamo».

Fra poco torna Sanremo: l'anno scorso il duetto con Bresh. L'ultima volta che ci siamo sentiti mi diceva che stava registrando dei pezzi nuovi. Non hanno fatto in tempo a fiorire per il palco della città dei fiori di quest'anno?
«L'idea c'era, avevamo del materiale che si voleva presentare a Sanremo, ma quest'anno purtroppo le cose non ci hanno permesso di farlo. Puntiamo sul prossimo festival, così avremo più tempo per scrivere nuovi pezzi, per affinare il disco nuovo e quindi essere pronti per l'anno prossimo».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE