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Spenti, e non solo in modalità aerea. Sbotta Fonio: «Il DECS inganna i cittadini»

Le nuove direttive cantonali sui dispositivi mobili non sono andate giù al consigliere nazionale del Centro, tra i principali promotori dell’iniziativa interpartitica “Smartphone: a scuola no!”
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Spenti, e non solo in modalità aerea. Sbotta Fonio: «Il DECS inganna i cittadini»
Le nuove direttive cantonali sui dispositivi mobili non sono andate giù al consigliere nazionale del Centro, tra i principali promotori dell’iniziativa interpartitica “Smartphone: a scuola no!”

BELLINZONA - Spenti, e non solo in modalità aerea. A partire da lunedì 30 marzo, gli allievi ticinesi di tutte le scuole dell’obbligo (e non solo quelli delle medie) dovranno adattare le proprie abitudini alle nuove direttive del DECS: «Su tutto il perimetro dell’istituto scolastico, sia all’interno degli stabili sia negli spazi esterni, i dispositivi mobili personali dovranno essere sempre spenti (non solo in modalità aerea)».

«Il DECS inganna i cittadini» - Bene, ma non per tutti benissimo. A una prima lettura, infatti, la nuova misura sembra ricalcare quanto richiesto dall’iniziativa interpartitica “Smartphone: a scuola no!”, presentata lo scorso mese di settembre. Niente di più sbagliato. «Il DECS inganna i cittadini». Il consigliere nazionale Giorgio Fonio non usa mezzi termini per commentare la proposta del Dipartimento.

«Non cambia nulla: lo smartphone continua a entrare nelle scuole, portando gli stessi problemi di oggi». Su un punto, infatti, l’iniziativa non transige: lo smartphone non deve essere portato nell’ambiente scolastico. L’obiettivo, insomma, è andare oltre il semplice divieto d’utilizzo.

Smartphone a scuola? - Motivo per cui l’iniziativa resta sul tavolo. «Noi andiamo avanti per la nostra strada e non ci accontentiamo di questo provvedimento». Da Bellinzona si è infatti optato per un adeguamento delle direttive, e non per una modifica legislativa. «Ho la sensazione - continua Fonio - che il Dipartimento si stia un po’ arrampicando sugli specchi per cercare di contrastare la nostra iniziativa. Diversi docenti, poco dopo l’annuncio del DECS, ci hanno scritto per confermare che, a loro avviso, l’estensione del divieto non porterà alcun vantaggio concreto».

Inoltre, con questa direttiva «il DECS legittima il fatto che un bambino delle elementari possa portare a scuola lo smartphone. Assurdo!». E ancora: «È quanto meno bizzarro che, con un’iniziativa popolare sottoscritta da oltre 11 mila cittadini, gli iniziativisti non siano stati coinvolti nella consultazione».

La risposta del Decs - Una frecciatina che però Carobbio non condivide. «L’iniziativa popolare seguirà il suo corso, come è giusto che sia», ci spiega la direttrice del DECS. In attesa che ciò avvenga, «come Dipartimento, vista l’importanza della problematica in termini di salute pubblica e sociale, ci siamo mossi da tempo, già prima del lancio dell’iniziativa».

In che modo? «Approfondendo il tema e, ora, legiferando nell’ambito delle nostre competenze, ossia su ciò che avviene all’interno degli spazi scolastici, entro il perimetro dell’istituto o in altri luoghi in cui si svolgono attività scolastiche, durante il tempo scuola».

Un divieto assoluto - L’intenzione di estendere il divieto di utilizzo dei dispositivi elettronici anche alle scuole comunali era già stata ventilata dalla direttrice del DECS durante la conferenza stampa di apertura dell’anno scolastico 2025-2026.

«Le direttive - precisa Carobbio - prevedono il divieto di utilizzare in ambito scolastico i dispositivi mobili personali (ossia privati) di allieve e allievi per ragioni di salute pubblica ed educative. Al contempo la scuola prosegue nella propria missione rivolta a garantire un ambiente scolastico protetto e orientato all’educazione all’uso consapevole, responsabile e sicuro dei media e delle tecnologie e allo sviluppo di competenze critiche».

Detto questo il DECS «ritiene pertanto imperativo, alla luce dell’evoluzione del contesto sociale degli ultimi anni, da un lato definire regole - aggiornandole - e limiti chiari e coerenti con la missione educativa della scuola; d’altro lato, parallelamente, continuare a fornire, tramite la scuola stessa, strumenti teorici e tecnici necessari per permettere ad allieve e allievi di comprendere, esplorare e interrogarsi sul mondo digitale, sulle tecnologie e sul loro utilizzo, in un contesto educativo sicuro, responsabile e critico, in linea con i diritti fondamentali dei minori sanciti dalla Convenzione sui diritti del fanciullo dell‘ONU».

La reazione dei docenti - Ma come ha reagito chi dovrà poi mettere in pratica l’estensione di questo divieto? «La preoccupazione di parte del corpo docenti della scuola dell’obbligo riguardo la situazione attuale, che tocca tutta la società, emerge molto spesso nei Collegi docenti a cui partecipo regolarmente, specialmente a livello di scuola media, ma non solo». E queste indicazioni «ci sono state confermate anche dalle direttrici e dai direttori delle scuole comunali e delle scuole medie, con cui c’è stato uno scambio proficuo sulle presenti direttive che ci ha permesso di tener conto e di integrare anche loro richieste e considerazioni».

La speranza è che queste direttive, «portando maggiore chiarezza su cosa è consentito fare e cosa non lo è, possano agevolare almeno in parte il compito educativo delle docenti e dei docenti, che rimane di centrale importanza, assieme a quello delle famiglie e delle altre istituzioni educative. Il compito non è semplice, ma continueremo a essere all’ascolto per affinare, se e dove necessario, le direttive anche in prospettiva futura».

Cosa accade se il divieto non viene rispettato?
«In circostanze normali - ci spiega la direttrice del Decs -, in caso di mancato rispetto delle direttive, il dispositivo mobile personale viene ritirato da docenti o dai membri della direzione dell’istituto, i quali invitano l’allieva o l’allievo a spegnerlo prima del ritiro. Il dispositivo viene poi riconsegnato all’autorità parentale, oppure all’allieva o all’allievo prima del suo rientro a domicilio informando debitamente l’autorità parentale».

In casi di ripetuto mancato rispetto delle direttive o di eventuali infrazioni gravi riconducibili all’utilizzo improprio di dispositivi mobili personali (ad esempio infrazioni che comportano una lesione dell’integrità di altre persone), in aggiunta a opportune misure di tipo educativo-riparativo, «ci possono essere anche delle sanzioni ulteriori, commisurate alla gravità delle violazioni sulla base delle normative e dei regolamenti vigenti. Sta alle direzioni valutare caso per caso se e quali misure sanzionatorie, in aggiunta a quelle educative-riparative, sono opportune o necessarie. Gli esempi citati nella domanda, suggeriti dalla Conferenza cantonale dei genitori, sono stati inseriti per ricordare che nei casi più gravi (sia in un quadro scolastico, come nel caso di utilizzo non autorizzato durante le verifiche, che in termini assoluti), le violazioni possono comportare anche delle sanzioni commisurate alla gravità di quanto commesso. L’obiettivo è essere chiari e agire in ottica preventiva, sperando che - grazie all’imprescindibile collaborazione e al dialogo tra scuola e famiglie - non si debba arrivare fino al punto di dover mettere in atto anche delle sanzioni».

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