Canone radio-tv, se a votare è anche l'odio

Quella attorno all'iniziativa "200 franchi bastano!" ha assunto i tratti di una campagna carica di livore. Greta Gysin: «Il livello è allarmante». Lorenzo Quadri: «Colpa di una narrazione scorretta»
Quella attorno all'iniziativa "200 franchi bastano!" ha assunto i tratti di una campagna carica di livore. Greta Gysin: «Il livello è allarmante». Lorenzo Quadri: «Colpa di una narrazione scorretta»
Sulla carta, il canone radiotelevisivo, senza metterne in discussione l'importanza, non si presenta come uno di quei temi che colpiscono alla pancia delle persone. Eppure, nelle ultime settimane il clima e i toni attorno alla campagna, che si concluderà con la votazione di domenica, si sono fatti sempre più aspri. Nei dibattiti, nella "terra di nessuno" dei social network e anche nella vita reale.
Emblematico è in questo senso l'episodio avvenuto, solo qualche settimana fa, in piazza a Lugano, quando ad alcuni dipendenti del servizio pubblico è stato "dedicato" da alcuni passanti un «per me potete anche morire tutti». Fatti che pongono un bersaglio sulle persone e che spostano la discussione su un piano che non ha nulla a che vedere con i contenuti dell'iniziativa. Di questo clima, quando mancano pochi giorni al voto su "200 franchi bastano!", ne abbiamo parlato con Lorenzo Quadri e Greta Gysin, due voci su fronti opposti. Anche, come vedremo, nell'incorniciare questa particolare situazione.
Greta Gysin: «Il livello è allarmante. E non è la prima volta»
«Che sarebbe stata una campagna che si gioca anche sulle emozioni ce lo si poteva aspettare» ma «nonostante questo, il livello che ha raggiunto la discussione adesso è allarmante», afferma la consigliera nazionale, che allarga lo sguardo a una tendenza preoccupante «in cui sempre più le votazioni portano a delle discussioni che non sono più basate sui fatti, ma che sono solamente divisive. Non è la prima volta. Ricordo, per fare un esempio, l'iniziativa sulla biodiversità che ha portato addirittura alla messa sotto protezione di alcuni colleghi. Si è perso un po' il senso della misura della discussione. È quello che sta succedendo ancora adesso. E penso che questa evoluzione dovrebbe preoccupare tutti».
Nel caso specifico, tornando alla questione del canone, «si cerca di scatenare nelle persone delle emozioni molto negative, anche di odio, nei confronti di un'istituzione e di chi ci lavora. E queste sono cose che fanno male alla nostra democrazia. Perché penso che si possa discutere di tante cose. Che se ne possano mettere in discussione. Ed è giusto così, ma bisogna rimanere sempre su un livello di discussione che si basa sui fatti. Quando diventa troppo emotivo e si iniziano ad attaccare anche le persone, la dinamica diventa pericolosa».
Ma perché questo inasprimento in queste ultime settimane? Per Gysin, anche i sondaggi, con il "no" all'iniziativa in crescita, hanno un peso. «Penso ci sia un legame stretto. Nel senso, credo che i fautori dell'iniziativa si siano resi conto che con gli argomenti di merito non riescono a convincere e quindi più si parla dell'iniziativa e più cala il consenso. E quindi, non riuscendo ad avanzare con degli argomenti solidi, perché non ne hanno, giocano sulle emozioni. E, come detto, non è una buona notizia per la nostra democrazia».
Lorenzo Quadri: «Una narrazione scorretta. Siamo allo stalking dei cittadini»
Non la pensa in questo modo Lorenzo Quadri che, alcuni giorni fa, ha denunciato il moltiplicarsi dei «messaggi d'odio» all'indirizzo dei promotori dell'iniziativa. La radice del clima sempre più teso affonda secondo il consigliere nazionale leghista nella «narrazione dei contrari» all’iniziativa che «tentano di identificare la SSR, quindi la RSI, come la patria. Come se fossero rispettivamente la Svizzera e il Ticino» e i promotori «vengono poi dipinti come nemici del popolo. È una tipica narrazione di sinistra. Una narrazione scorretta che ha portato purtroppo a questo clima. I contrari alla riduzione del canone tirano fuori una serie di argomentazioni per cui quelli che sostengono questa iniziativa sarebbero persone contrarie alla democrazia e che vogliono male al Ticino, cosa assolutamente non vera».
Ma cosa risponde a chi sostiene che a dettare il ritmo così aggressivo dei toni di questa campagna sia stato proprio il fronte degli iniziativisti? Per Quadri «è semplicemente una barzelletta. Chiunque è in grado di vedere la mobilitazione che ha messo in piedi il fronte del no all'iniziativa che ha intasato praticamente i quotidiani di prese di posizione, ha fatto appendere striscioni e cartelloni da tutte le parti. Siamo praticamente a livello di stalking dei cittadini. E questo ha inasprito i toni». Anche perché, aggiunge, «c'è gente che evidentemente si sente toccata nel portafoglio. Nei suoi interessi molto personali e quindi reagisce in quel modo. Basta guardare il tono dei dibattiti pubblici che è sempre stato molto acceso. E il motivo, a mio giudizio, è proprio in questa demonizzazione che viene fatta» nei confronti dell’iniziativa e dei suoi promotori.




