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18.09.2020 - 14:570
Aggiornamento : 17:13

«Presidio antirazzista» rosso-verde contro le politiche di Gobbi

Il comitato unitario di tre anni fa lancia un nuovo appello per «il ripristino della legalità».

Il fronte rosso-verde attacca il direttore delle Istituzioni e presidente del Governo: «Sistematizzata una prassi tipica di uno stato di polizia, in totale spregio delle leggi»

LUGANO - Ieri, ma ancor di più oggi le politiche del Dipartimento delle Istituzioni spingono la sinistra a scendere in piazza. Nel lanciare il «presidio antirazzista» annunciato per lunedì prossimo 21 settembre, alle 12, davanti al Palazzo dei Congressi, il fronte rosso-verde ricorda che già nel 2017 centinaia di persone manifestarono contro le politiche di Norman Gobbi. Tre anni fa, come adesso, le contestazioni sono le stesse: «Revoche illegali di permessi di lavoro e di residenza, diniego di diritto all'accesso alle assicurazioni sociali, decisioni maturate nel totale disprezzo della giurisprudenza. La discriminazione fatta regola, lo stato di diritto calpestato». 

Il nuovo appello - È lo stesso comitato unitario di allora, che raggruppava numerose associazioni, sindacati e partiti, a firmare il nuovo appello. «Perché nulla è cambiato, perché la situazione è al contrario ulteriormente peggiorata» dicono facendo riferimento alla recente inchiesta di Falò. «Le politiche del DI, sostenute dal Governo cantonale, hanno sistematizzato una prassi tipica di uno stato di polizia, in totale spregio delle leggi, della giurisprudenza consolidata e di tutte le altre garanzie che ogni stato di diritto deve assicurare a tutti e tutte contro ogni abuso di potere» afferma il comitato promotore del picchetto.

Le politiche criticate - Lo scopo di tali politiche, secondo il fronte rosso-verde, sarebbe quello di «precarizzare sempre di più le lavoratrici e lavoratori, colpendo per primi gli stranieri, in modo da renderli più deboli e ricattabili. Un attacco ai diritti di tutte e tutti noi, perché attaccando una parte delle lavoratrici e dei lavoratori del cantone, si mettono in pericolo i diritti di tutte e tutti».  Scopo del picchetto il «ripristino della legalità in contemporanea alla riunione dell'ufficio Presidenziale del Gran Consiglio che deciderà dell'attivazione dell'alta sorveglianza sul consiglio di Stato» ricorda il comitato composto da Forum Alternativo, Giovani Verdi, GISO, Movimento per il Socialismo, Partito Comunista, Partito Socialista, Partito Operaio e Popolare, syndicom, Unia, USS, Verdi, VPOD.

«Il diritto sottomesso alla politica» - Il comitato parla anche di «una guerra tra poveri» organizzata ad arte per «dividere i lavoratori» e  punta il dito contro il direttore del DI:  «Per stessa ammissione del consigliere di Stato Norman Gobbi infatti, l'applicazione del diritto è stato ed è ancora sottomesso a valutazione politica, a scelta di campo. Una vergognosa applicazione classista del diritto e un utilizzo sconsiderato e inaccettabile delle istituzioni, che devono essere sanzionati da chi queste istituzioni pretende rappresentare».

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