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28.04.2014 - 07:270
Aggiornamento : 25.11.2014 - 05:56

I contadini: "Questi prati saranno la nostra salvezza"

Erba verde coltivata sul Piano di Magadino al posto di frumento e mais. Ormai c’è chi si fa una concorrenza spietata. Il trend però non piace alle autorità cantonali: "Questo è solo un business, non è agricoltura"

GIUBIASCO - L’erba verde può rendere più di frumento e mais. E così tra i contadini del Piano di Magadino ora va di moda il business del green. Sono in quattro, attualmente, gli agricoltori che alla luce del sole hanno destinato parte dei loro terreni alla coltivazione di erba destinata a giardini, parchi, campi sportivi. E c'è chi sta pensando di imitarli nei prossimi anni. A portare in Ticino l’idea, una decina di anni fa, fu Marco Bassi, presidente delle Federazione Orto-Frutticola Ticinese. “La concorrenza può andare bene – dice Bassi oggi su Ticinonline –. Il problema è che ora è troppa. Addirittura c’è chi si mette a fare l’importatore, a prezzi stracciati”. 

Contro le difficoltà - Bassi è sempre stato un agricoltore aperto alle nuove opportunità. Si era distinto in passato per la coltivazione dell'erba per essenza (canapa) o dei pomodori ramati e kumati. A un certo punto, ha fatto altrettanto con il green. “Ogni agricoltore è confrontato con determinate difficoltà. Si cerca di fare il meglio per mantenere in vita la propria attività”. Tradotto in altre parole, il mondo dell’agricoltura è sempre più messo a dura prova da burocrazia e leggi severe. E dunque urgono alternative. “Io sono stato il primo a iniziare la coltivazione del green. Il prato prima veniva da oltre San Gottardo e da oltre frontiera. Adesso però il mercato ticinese è inflazionato. E io sto, per forza di cose, pensando ad altri progetti”. 

Autorità scettiche - Sementina, Camorino, Giubiasco, Contone. I green spuntano un po’ ovunque. E il fenomeno non piace alla Sezione dell’agricoltura. “Perché questo è un business che non ha nulla a che vedere con i terreni agricoli – sottolinea il caposezione Loris Ferrari –. È una tendenza nuova. E per questo non è stata ancora adeguatamente legiferata. Presto a livello federale andrà fatta una riflessione chiara”. 

Business contestato - Che il fenomeno dei green non faccia l’unanimità lo si capisce anche dal fatto che i promotori del futuro Parco del Piano intendono porre vincoli affinché la coltivazione dei campi di erba verde sia limitata. “L’idea del green – riprende Ferrari – stride con i nuovi concetti di politica agricola nazionale. Tra l’altro chi coltiva green non riceve alcun pagamento diretto dalla Confederazione. Ed è giustificabile. Se coltivo un ettaro di green, al posto di un ettaro di frumento, è chiaro che quel frumento che non raccolgo in Svizzera dovrò importarlo dall’estero. Non ha senso. Se pianifichiamo il territorio agricolo in base alle esigenze della popolazione, dell’approvvigionamento e della sicurezza alimentare, il business del green è fuori luogo”. 

Affari interessanti - Per Ferrari la coltivazione di prati verdi non va incitata. “Anche perché per il suolo comporta un processo invasivo. Ha un impatto di non poco conto dal punto di vista ambientale. Capisco che qualcuno possa vedervi la possibilità di fare affari interessanti dal punto di vista economico. Ma allora non può definirsi agricoltore. L’agricoltura è un’altra cosa. Il green è un’attività industriale e dovrebbe, appunto, essere confinato in zone industriali”.

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