Il caldo record mette in ginocchio i contadini. «Stiamo vivendo un momento di apprensione»

Conseguenze specialmente sulla fienagione e nei campi. Pedrini (UCT): «Ci siamo attivati con Berna e Bellinzona per vedere quali strumenti mettere in atto in caso di una vera e propria calamità»
Conseguenze specialmente sulla fienagione e nei campi. Pedrini (UCT): «Ci siamo attivati con Berna e Bellinzona per vedere quali strumenti mettere in atto in caso di una vera e propria calamità»
BELLINZONA - L'ondata di caldo soffocante che sta attanagliando una buona parte della Svizzera sta iniziando ad avere conseguenze sul comparto agricolo. Mercoledì i giornali italiani hanno dato notizia di due agricoltori morti: il primo in provincia di Lodi, l'altro in quella di Piacenza. Al netto di questi casi estremi e tragici, viene spontaneo chiedersi come il settore stia affrontando questo periodo difficile sul fronte climatico. Lo abbiamo chiesto a Omar Pedrini, presidente dell'Unione Contadini Ticinesi (UCT).
Buon senso e flessibilità
Si parte dal tema delle conseguenze del caldo sugli addetti. «L'agricoltura non sottostà alla Legge federale sul lavoro, ma ci sono delle regole, delle direttive. Vale soprattutto la regola del buon senso», che invita a non compiere certi lavori sotto il sole a picco. «Si cerca di non stare con una falciatrice o un decespugliatore in mano nelle ore più calde della giornata».
C'è poi da tenere presente una peculiarità dell'agricoltura ticinese e svizzera. «Fatta forse eccezione per le aziende orticole, che hanno molta manodopera esterna alla famiglia, spesso sono i proprietari stessi delle aziende a essere direttamente coinvolti nei campi insieme al personale. Ci sono sicuramente degli orari flessibili, specialmente nella fienagione. Al giorno d'oggi buona parte degli agricoltori compie determinati lavori con trattori dotati di aria condizionata e si riesce a gestire un po' la situazione».
Vegetazione «in forte stress idrico»
Più che le persone, in questo momento è la vegetazione. «Sta soffrendo abbastanza», conferma Pedrini, «soprattutto in determinate zone del cantone, dove i temporali continuano a essere annunciati ma non arrivano». La produzione in questo comparto «è in forte stress idrico. Chi ha la fortuna di poter bagnare lo fa, ma chiaramente questo comporta dei costi». Ci sono poi le stalle. «Si prendono degli accorgimenti, quindi nebulizzatori d'acqua piuttosto che ventilatori. E non si mandano le vacche al pascolo, sotto il sole».
Prima si è fatto un accenno alla fienagione: ci sono già delle conseguenze visibili? «Parlo per la mia zona, ovvero la media Leventina» spiega Pedrini, che è attivo con la sua azienda agricola a Chiggiogna. «Qui abbiamo sofferto molto: il primo taglio è stato scarso e il secondo sta bruciando tutti. Non ho potuto verificare nel resto del territorio cantonale, ma credo che siamo un po' tutti nella stessa situazione». C'è quindi preoccupazione per le conseguenze dirette del caldo sulla produzione e sui costi, che aumentano per la necessità di dover bagnare i campi. Il tutto in un contesto già complicato sotto vari punti di vista.
Possibili problemi sugli alpeggi
MeteoSvizzera ha dato un'indicazione temporale - l'allerta di grado 4 sotto gli 800 metri resterà in vigore fino alle 20 di martedì 30 giugno -, ma se la canicola dovesse prolungarsi ulteriormente (o dovesse arrivare un colpo di coda) «avremmo un problema sugli alpeggi. Stiamo vivendo un momento di apprensione e dobbiamo capire quanto durerà la nostra stagione. Il problema è che abbiamo patito il secco anche sul fondovalle: se domani dovessimo tornare a casa, alle vacche non saprei cosa dare da mangiare», aggiunge Pedrini.
In contatto con Berna e Bellinzona
Il settore sta gestendo l'ondata di caldo al meglio, ma in seno all'UCT si sta giustamente prendendo in considerazione uno scenario ancora peggiore. «Ci siamo già attivati con l'Ufficio federale dell'agricoltura e la Sezione dell'agricoltura, per vedere quali strumenti possono essere messi in atto in caso di una vera e propria calamità. Non abbiamo ancora dei punti saldi, stiamo facendo delle valutazioni. Anche per non gridare "al lupo al lupo" e poi trovarci con condizioni migliori del previsto».




