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FFS Cargo, il Comitato lancia l’allarme: «Ticino penalizzato, serve un piano di rilancio»

Lettera a Ducrot: «Attendiamo da parte sua delle date per l'avvio di una trattativa»
Ti-Press
Fonte Red
FFS Cargo, il Comitato lancia l’allarme: «Ticino penalizzato, serve un piano di rilancio»
Lettera a Ducrot: «Attendiamo da parte sua delle date per l'avvio di una trattativa»

CHIASSO - Il Comitato «No allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino» lancia un appello alla direzione delle Ferrovie federali svizzere (FFS) affinché apra una trattativa sul futuro del settore merci e, più in generale, della presenza ferroviaria nel territorio cantonale. In una lettera datata 10 giugno 2026 e indirizzata al direttore Vincent Ducrot, il Comitato denuncia il rischio di una progressiva perdita di posti di lavoro qualificati e di un ridimensionamento del ruolo del Ticino nel sistema ferroviario nazionale.

Secondo il documento, le decisioni annunciate da FFS Cargo il 19 maggio 2026 si inseriscono in una tendenza di lungo periodo che ha visto concentrare attività e competenze nella Svizzera tedesca, con una conseguente riduzione dell’occupazione a sud delle Alpi, in particolare nei profili altamente qualificati. La chiusura del deposito macchinisti di Chiasso e di altri punti operativi nel Mendrisiotto coinvolgerebbe una quarantina di collaboratori ticinesi, aggravando una situazione già segnata da precedenti ridimensionamenti.

Il Comitato sottolinea come il problema non riguardi solo FFS Cargo. Già a dicembre 2025 era stata evidenziata una presenza occupazionale in Ticino sempre più limitata alla gestione della linea ferroviaria e all’Officina di Bellinzona. Attualmente circa il 50% del personale FFS attivo nel Cantone è impiegato nella gestione della linea. Il 27% opera presso l’Officina e il 14% nel settore Cargo, mentre i servizi centrali, il mercato viaggiatori, gli immobili e gli ambiti legati alla digitalizzazione rappresentano complessivamente l’8%, a fronte di una media nazionale del 29%.

Entro il 2028, avverte il Comitato, la situazione potrebbe peggiorare con una diminuzione di circa 350 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno (-16%). Oltre il 60% del personale ferroviario ticinese rischierebbe di essere concentrato esclusivamente nella gestione della linea. Uno scenario ritenuto «non accettabile» per un Cantone che rappresenta il principale corridoio ferroviario alpino della Svizzera e la porta d’accesso verso l’Italia e il Mediterraneo.

Per questo il Comitato propone un pacchetto di misure articolato in sei punti. In primo luogo, chiede di salvaguardare i posti di lavoro e le competenze di FFS Cargo, evitando trasferimenti e riduzioni di attività e prevedendo invece una messa a disposizione temporanea dei macchinisti presso altre società ferroviarie. Una soluzione che, secondo il Comitato, permetterebbe di mantenere l’occupazione, contenere i costi e preservare competenze strategiche.

Tra le proposte figura anche la creazione di un polo nazionale a Chiasso per la sicurezza ferroviaria, con un team specializzato nel controllo dei convogli merci e dei vagoni in entrata in Svizzera. La posizione geografica e le infrastrutture disponibili renderebbero lo scalo particolarmente adatto a queste attività, comprese quelle legate al trasporto di merci pericolose e alla gestione di situazioni di emergenza. Parallelamente, si auspica lo sviluppo di competenze nei settori della cybersecurity ferroviaria, delle tecnologie operative e della manutenzione predittiva.

Il Comitato propone inoltre di riunificare il traffico merci oggi diviso tra FFS Cargo SA e SBB Cargo International AG, ritenendo che una maggiore integrazione consentirebbe di rafforzare la sostenibilità economica del settore e migliorare l’equilibrio tra attività redditizie e servizio pubblico.

Un ulteriore punto riguarda il potenziamento dell’officina di manutenzione di Chiasso, da sviluppare come centro specializzato nella manutenzione, nella rigenerazione dei componenti, nell’ammodernamento del materiale rotabile, nel pronto intervento e nella diagnostica avanzata. Grazie alla sua dimensione internazionale, il centro potrebbe estendere le proprie attività anche al mercato italiano ed europeo, a condizione di disporre di un’effettiva autonomia gestionale, commerciale e strategica.

Nel medio e lungo termine, il Comitato invita a costruire in Ticino un vero e proprio centro di competenze ferroviarie, sviluppando funzioni decisionali, tecnologiche e strategiche in collaborazione con SUPSI, USI, scuole professionali e centri di ricerca. Tra le ipotesi avanzate figurano un centro nazionale per la gestione del traffico alpino e transfrontaliero, un polo per la logistica ferroviaria europea, un centro dedicato all’energia e alla resilienza climatica delle infrastrutture, una struttura per le relazioni ferroviarie tra Svizzera e Italia e un campus nazionale per la formazione ferroviaria.

Infine, il Comitato chiede il trasferimento di nuove attività FFS in Ticino nei settori dei servizi centrali, degli immobili, del mercato viaggiatori, della digitalizzazione e delle tecnologie di supporto, per riequilibrare la distribuzione territoriale dell’occupazione.

Alla luce di una situazione definita «particolarmente tesa», il Comitato invita la direzione FFS ad avviare rapidamente un confronto con il Consiglio di Stato e con i rappresentanti locali, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete per salvaguardare e rafforzare la presenza ferroviaria federale nel Cantone.

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