Bernasconi aggredito in TV: «Da me volevano una sentenza su Crans»

Nella serata di lunedì sul canale italiano Rete 4 è andata in scena una situazione bizzarra che ha coinvolto l'ex procuratore pubblico ticinese. Le sue impressioni il giorno dopo.
Nella serata di lunedì sul canale italiano Rete 4 è andata in scena una situazione bizzarra che ha coinvolto l'ex procuratore pubblico ticinese. Le sue impressioni il giorno dopo.
LUGANO - L'ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi apparentemente annichilito su Rete 4. È accaduto nella serata di lunedì durante la trasmissione "Quarta Repubblica". A sferrargli un metaforico pugno in faccia, dandogli praticamente dell'omertoso, è stato Tommaso Cerno, direttore de "Il Giornale" ed ex senatore italiano. «Sono orgoglioso di non essere svizzero», ha detto Cerno dopo che Bernasconi aveva rifiutato di commentare un servizio giornalistico realizzato dagli inviati del programma a Crans-Montana. Da quel momento al ticinese non è stata data più parola.
Paolo Bernasconi, come si sente il giorno dopo questa specie di umiliazione mediatica?
«Mi sento bene e ho dormito serenamente. Non mi hanno più dato la parola sapendo che avrei guastato la loro festa. Quella è una trasmissione a senso unico. Di intrattenimento. Non di informazione».
Si è pentito di avere partecipato al programma, seppur in collegamento esterno da Lugano?
«No. Assolutamente. Io spero sempre in un giornalismo serio. Il conduttore Nicola Porro però ha lasciato degenerare la trasmissione. Si è passati da un obbligo di spiegazione al pubblico a un clima da tifoseria».
I giornalisti di "Quarta Repubblica", come tanti altri, si erano recati a Crans-Montana per raccogliere testimonianze che potessero essere utili a contestualizzare la strage di Capodanno. Quella che le hanno posto non era una domanda fuori di testa. Perché non ha risposto?
«Lo ribadisco. Io credo nel ruolo fondamentale dei media. Però la giustizia è un'altra cosa. Io ieri sera ho capito subito dove volessero andare a parare. Volevano una sentenza da parte mia. Non un commento al loro servizio. Le sentenze le fanno i tribunali. Volevo che si differenziasse bene quali sono i ruoli in gioco. Il problema è che da lì in poi non mi hanno più dato la parola».
E lei come si è sentito?
«La situazione era bizzarra. C'era una troupe televisiva con me nel mio studio di Lugano. Sono rimasto collegato fino alla fine senza più potere dire nulla. Non c'è neanche stata l'occasione di congedarsi con Porro».
Il fatto di non avere voluto commentare il servizio realizzato dagli inviati ha scatenato l'ira di un altro ospite, Tommaso Cerno.
«Cerno voleva fare spettacolo. Ha fatto il burattino. Ha sparato sulla Svizzera in maniera gratuita».
Vero. Ma ha anche posto l'accento sul ruolo chiave dei media nel tenere viva l'attenzione su determinate vicende. E questa è una verità.
«Sì. Però sono stati i toni e le argomentazioni a essere sbagliati. Cerno urlava. Quando la discussione degenera a questo livello, non ha senso partecipare».
Perché, secondo lei, molti italiani in questo momento si stanno scagliando contro la Svizzera prendendo il pretesto di quanto accaduto nel tragico Capodanno di Crans-Montana?
«Cerno non rappresenta l'Italia e gli italiani. Esattamente come il Municipio di Crans-Montana non rappresenta la Svizzera e gli svizzeri».




